Il responsabile del programma del partito di Fini si dichiara ot

da l'Opinione L'intervista - Moffa (An): “La base di An è contenta del ritorno al proporzionale” - di Ruggiero Capone Silvano Moffa, responsabile del programma elettorale di Alleanza Nazionale, è soddisfatto del lavoro fin qui svolto, avviandosi alla fase conclusiva del monitoraggio organizzativo del partito e quindi alla compilazione definitiva del documento programmatico. Più o meno in sintonia con il tour del presidente Fini (lo scorso weekend a Mestre, lunedì a Lucca) continua la fase consultiva con le federazioni regionali, proprio per raccogliere e valutare le istanze che provengono dalla base: “Forse è la prima volta che si compie un esame del genere e alla fine il programma risulterà omogeneo con la considerazione e la valutazione di ogni proposta, senza amnesie”. Questo è il pensiero di Moffa nel momento in cui, varata la riforma elettorale, sarà tempo di tirare effettivamente le somme del lavoro fatto.



Cosa ne pensano gli iscritti ad An della riforma elettorale?
C’è innanzi tutto soddisfazione per la prova che il partito e la Casa delle Libertà ha dimostrato durante le ore convulse di quella che doveva essere una discussione tra maggioranza ed opposizione e che la Sinistra ha trasformato in un bagarre senza senso, improduttiva ai fini della riforma e quindi di chiusura a quel tipo di confronto che è stato inutilmente cercato per tutta la legislatura. Nel rinnovato spirito di compattezza, le federazioni stanno lavorando già alla spiegazione della nuova legge, traendo le conseguenze sull’effetto del voto, con i confronti ed illustrando, nel tempo stesso, le nuove situazioni che si andranno a creare.

Per cui si può dire che ci sia grande ottimismo?
Non si può dire che manchi l’ottimismo, ma, sia ben chiaro, nessuno canta (o deve cantare) vittoria. La campagna elettorale sarà dura come e più delle altre del passato e conoscendo il modo in cui certi personaggi fanno politica, dobbiamo attenderci attacchi ed imboscate. Ma sapremo reagire; così come alla periferia i nostri iscritti sapranno come comportarsi dovendosi ritenere sin d’ora mobilitati per spiegare a loro volta la riforma e convincere quante più persine raggiungibili a non disertare il voto: questa volta, anzi, la partecipazione al voto deve essere un impegno d’onore per ogni uomo che si ritenga di Destra. La riforma non deve essere considerata oltre il suo unico e vero significato: una vittoria sul piano politico e parlamentare e niente di più. Ottimismo sì, ma senza trionfalismi.

La abolizione del voto di preferenza potrebbe essere un ostacolo alla piena partecipazione del partito e dei suoi aderenti?
Non credo; soprattutto in questa fase particolarmente delicata di rilancio del partito con rinnovata stima e fiducia nell’operato di Gianfranco Fini. Nel clima generale di moralizzazione che ha segnato anche la fine delle correnti, l’abolizione del voto di preferenza al candidato non è considerata una “non scelta”, ma un mezzo per rinsaldare le fila, utile in questa fase della vita nazionale che segnerà anche i progressi di An che tutti noi ci auguriamo.

I contatti così frequenti e ad alto livello con la periferia del partito, oltre a rinsaldare il rapporto, sono l’opportunità per altre iniziative e preludono, forse, altri cambiamenti?
L’iniziativa maggiore che il partito porta avanti, illustra e segue con continui monitoraggi è quella dei corsi di formazione che chiamerei più di formazione amministrativa che di formazione politica, anche perché interessano donne e uomini che fanno parte di An; di certo non sul modello di quanto, decenni fa, fecero i comunisti, sul modello Grottaferrata. I vantaggi di questa operazione sono palpabili e si sentiranno di più nelle imminenti campagne amministrative. Ai corsi è stata garantita la collaborazione di illustri specialisti in politica amministrativa (ai più alti livelli) proprio per preparare adeguatamente possibili candidati e possibili amministratori locali, per le nuove Regioni, le Province e i Comuni dei prossimi anni in tutta Italia.
Per quanto riguarda la struttura, il Presidente Fini è l’arbitrio della situazione.
Penso di poter escludere ritocchi importanti, anche se non è improbabile che, considerando le urgenze e la particolare delicatezza di questo momento politico, a livello provinciale, qualcosa potrebbe cambiare per ottenere una maggiore efficienza, senza promozioni o bocciature.

Cambiamo brevemente argomento. Silvano Moffa è sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Di che cosa si occupa in questo periodo?
Con un certa apprensione attendiamo le decisioni finali sulla legge finanziaria per quanto riguarda la politica della casa (sfratti, contributi pubblici al disagio abitativo, facilitazioni ai giovani in procinto di sposarsi). Il Ministero è stato molto sensibile al problema la cui soluzione è stata abilmente evitata (con molta demagogia) dai governi di Centrosinistra. Il vice ministro Martinat, d’intesa con il ministro Lunardi, ha organizzato un convegno con i più alti livelli associativi dei costruttori dove sono stati adeguatamente illustrati alcuni provvedimenti (da inserire nella legge finanziaria) che hanno trovato il consenso di tutti. Personalmente li ho illustrati anche al ministro dell’economia Tremonti che ha garantito la giusta considerazione, come, del resto, sarà per gli altri settori “sotto esame”. Ma come tutti sappiamo le risorse scarseggiano…

Infine siamo arrivati alla conclusione del programma Prusst. Di cosa si tratta? Dei programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio.
I progetti completi sono 78 a livello nazionale con lo stanziamento di oltre 300mila euro e per tutti i programmi è stato già firmato l’accordo quadro. Per i Prusst bisogna ormai guardare al futuro ed ottenere un maggiore stanziamento statale: verificare intanto, gli effetti prodotti sul territorio, non disperdere le risorse assegnate e l’esperienza acquisita, valorizzare le esperienze che hanno prodotto risultati e contribuire a trovare la risposta migliore alle esigenze del territorio.

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