
da “simone ghidoni” tratto da Azione Giovani Brescia -
LE STORIE
da www.lorien.it/sergioramelli/
Sergio Ramelli
13 marzo 1975: un ragazzo di 18 anni viene aggredito sotto casa. Due persone gli spappolano il cranio a colpi di chiave inglese. Muore dopo 47 giorni di agonia. Chi era la vittima e perché fu ucciso con tanta violenza? In che clima era maturato quell’omicidio così bestiale? E chi erano i carnefici: teppisti, killer professionisti, mafiosi? No, studenti universitari di Medicina. Perché uccisero, allora? Forse accecati dall’ira, dalla gelosia o dalla paura? No, neppure conoscevano la loro vittima. Colpirono solo in nome dell’odio politico.
Ci vollero dieci anni per assicurarli alla giustizia, ma oggi è finalmente possibile ricostruire tutte le tappe di quella tragica vicenda. Come in un thriller ci si muove tra atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze dirette per scoprire che ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, che in Italia aveva - ed ha - importanti complicità, potenti connivenze e forti leve di potere.
Ecco perché questa è una storia “che fa ancora paura”.
Enrico Pedenovi
Ad un anno dalla morte di Sergio Ramelli, a Milano si vive sotto una cappa di paura e di tensione. Non passa giorno senza che l’elenco delle aggressioni dell’”antifascismo militante” si allunghi. La sinistra estrema e quella ufficiale sono compatte, mobilitate con tutte le loro energie, per impedire qualsiasi forma di commemorazione pubblica dell’anniversario. La famiglia stessa non riesce a trovare una chiesa in cui far recitare una messa di suffragio dopo il rifiuto del parroco di viale Argonne. Come ai tempi della prima guerra civile, nel 1945, anche i preti hanno paura e temono ritorsioni. Arriva così il mattino del 29 aprile e si sa già che sarà una giornata dura; per il pomeriggio è previsto il raduno dei militanti di destra in via Mancini, sede del MSI, ma alle prime luci dell’alba la sinistra ha già deciso come “commemorare”, a modo suo, la morte di Sergio. Assassinando l’avvocato Enrico Pedenovi, 50 anni, consigliere provinciale del MSI, padre di due figlie di 22 e 10 anni. Ecco la ricostruzione del delitto compiuta da Benito Bollati nel suo libro: “Il delitto Pedenovi” (Lasergrafica Polver, Milano, 2001) pubblicato in occasione del venticinquesimo anniversario della morte. Bollati, già deputato milanese del MSI, è stato l’avvocato di parte civile della famiglia Pedenovi nel processo contro gli assassini.
“Alle 7,45 del 29 aprile 1976, Enrico Pedenovi esce dalla propria abitazione in viale Lombardia per recarsi presso il suo studio (…). Come ogni giorno (…) era salito sulla sua utilitaria parcheggiata davanti allo stabile ove abitava, aveva percorso il viale Lombardia in direzione di piazza Durante e si era fermato dopo circa cento metri al distributore di benzina (…). Come ogni mattina aveva sfogliato i giornali per conoscere sommariamente le prime notizie. (…) Quella stessa mattina tre persone, a bordo di una Simca rubata la notte precedente, attendono che Pedenovi sia immerso nella lettura; due di essi scendono, si avvicinano alla macchina, sparano contemporaneamente contro di lui e raggiungono la Simca che si dirige verso piazza Durante”.. 27/4/06

GiuseppinaAn








Anteprima del commento