
Venerdì sera alla cena di Gala, Woody Allen e la sua orchestra hanno chiuso la serata suonando e cantando l’inno partigiano, mandando in visibilio (quasi) tutti i presenti al Palais du Festival. E così Santoro, ieri mattina, non si è fatto sfuggire l’occasione che gli arrivava da Allen. «Come avevamo intuito prima di essere bruscamente interrotti — ha esordito sul palco con un pizzico di ironia e un tono di rivincita — questa canzone ha un grande potenziale. Grazie a Woody Allen abbiamo l’inno della nuova Rai». Applausi. Il nuovo corso della Rai è lì nel microfono stretto tra le mani di Santoro (che lo rivendicò andando ospite da Celentano). Che non fa sconti però alla Rai degli scandali sessuali. «Lo schifo che emerge (dalle intercettazioni telefoniche, ndr) è segno di mancanza di creatività. La vera moralità si recupera solo con il primato dell’arte e rimettendo al centro gli autori». Un new deal da bandiera rossa «contestata» dal professor Marcello Veneziani, ex consigliere d’amministrazione Rai (vicino ad An). «Caratterizzare in modo militante la Rai non fa bene a nessuno — sottolinea — non sono d’accordo con questa nuova linea, anche se penso sia solo retorica, solo demagogia dovuta al ritorno del tribuno della plebe. Se la Rai dovesse “santorizzarsi” sarebbe una Rai di nicchia per girotondini, non parlerebbe a tutto il Paese, e farebbe un grande favore a Mediaset». Veneziani è dunque convinto che si tratti solo di euforia iniziale. A convincerlo è la nomina del nuovo direttore generale: «La scelta di Cappon non è affatto militante, è una candidatura equilibrata ». Però Santoro ha dichiarato pure con veemenza: «Considererò conclusa questa brutta fase solo quando rivedrò in tv anche Enzo Biagi, Sabina Guzzanti ed altri ingiustamente allontanati». Che pensa Veneziani? «E magari pure Berlusconi appeso per i piedi a piazzale Loreto… Io penso che sia giusto il ritorno di Santoro in tv, l’ho sempre auspicato. Giusto anche il ritorno di Biagi. Sabina Guzzanti? Al di là dei comizi che inserisce nella sua satira, credo sia un’attrice di grande qualità». In attesa di vedere se Biagi e la Guzzanti torneranno, Santoro si concentra sul suo programma. Racconta che lo studio di «Anno zero» sarà «quasi monacale, perché in questo momento di frastuono c’è bisogno di raccoglimento ». Una televisione diversa da quella della “ggente” da lui inventata e portata avanti con forza. Ora Santoro vuole pensare ai giovani: «Abbiamo lasciato ai reality il compito di raccontare i giovani e una certa parte del Paese. Il successo dei programmi di Maria De Filippi, l’esistenza stessa di Costantino dimostra proprio questo. Occorre riappropiarsi di questo territorio, raccontare le realtà diverse senza pagare il pedaggio del format. Alla Pasolini, per intenderci ». E spiega così la scelta di avere la bella giovane nobile Beatrice Borromeo: «È un modello per molte coetanee, potrebbe fare tutti i programmi che desidera, che so, “L’isola dei famosi”, invece ha scelto “Anno zero”. Mi pare un bel segnale per i giovani».
Ma. Vo.
25 giugno 2006

GiuseppinaAn









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