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La lauda di Francesco, in musica parole e danza

A cura di Michelangelo Gargiulo

Pubblicato il 04/02/2005

Angelo Branduardi è attualmente impegnato nei maggiori teatri italiani per presentare la vita di San Francesco d'Assisi, per farlo ha scelto la Lauda come forma teatrale di rappresentazione.

foto intervento

Note dell'autore:
La lauda e' una composizione poetica e musicale e la sua origine risale al Cantico, in cui il sentimento religioso scopre per la prima volta il mondo della natura.
Nella lauda il passaggio dalla forma lirica alla forma drammatica avviene all'interno delle confraternite laiche dei disciplinati o flagellanti. Alla fine del secolo XIII la musica della lauda e' gia' avviata alla tonalita' e compaiono le arie “allegre”, in contrasto con toni luttuosi e penitenziali, a volte piu' recitativi. All'inizio esiste un solista al quale fa da contrappunto il coro in seguito i personaggi vengono introdotti a pronunciare discorsi. Col tempo il canto fu sostituito dalla declamazione e la musica limitata ad intermezzi. Tutto cio' avveniva in Umbria e a Perugia si formo' l'avanguardia che sviluppo' il teatro. Il palco era allestito in modo molto semplice a volte con il solo utilizzo di assi grezze. Gli attori passavano da una scena all'altra, spesso gruppi diversi coesistevano nelle varie scene, in modo da sviluppare anche piu' azioni contemporanee. Una tecnica simile a quella pittorica del polittico, con la quale i pittori del tempo illustravano i momenti della vita di un santo in riquadri contigui. Oggi tale tecnica si potrebbe paragonare solo al cinema.

Musiche Angelo Branduardi , Testi Luisa Zappa Branduardi,  Sceneggiatura di Stefania Garibaldi.
 
Una scena della Lauda - Foto di Emanuele Merlo

La Lauda: sensazioni
di Alessandra Mazzucco
 
Finalmente, dopo quattro mesi, sono riuscita ad assistere alla Lauda!
Conosco una quantità di persone, accaniti fans branduardiani e normalissimi spettatori "neutri" che hanno visto lo spettacolo durante questo periodo e i loro commenti sono stati unanimi: si esce dal teatro con un grande senso di serenità e di armonia. E' come se lo spirito ritrovasse, per un po' di tempo, una dimensione spesso trascurata, non necessariamente religiosa, ma leggera e trascendente. Io mi sono seduta al mio posto conoscendo già l'evolversi dello spettacolo, alcuni dettagli tecnici e tutte le canzoni a memoria. Eppure la sensazione di assistere a qualcosa di assolutamente nuovo e profondamente coinvolgente, non mi ha abbandonata un attimo.
Innanzi tutto il Menestrello. Mai come in questa occasione Angelo si è appropriato del suo ruolo. E' lo spettatore di un evento importante da raccontare nei suoi viaggi, ma è anche il protagonista che accompagna con la sua musica e una voce suadente, gli avvenimenti di cui si trova a far parte. Suona molti strumenti diversi, si adatta al racconto modificandosi, facendosi trascinare... soffre e gioisce insieme a Francesco e ai suoi fratelli. Il corpo di ballo...è "più corpo che ballo": non si tratta di un ballo tradizionalmente inteso, quanto piuttosto di espressione corporea con cui, pur nell'essenzialità dei costumi, gli artisti aderiscono allo spirito del personaggio. Il lupo, nella sua sostanzialità, comunica la natura della propria razza; gli uccelli non hanno bisogno di ali, ma volano; i lebbrosi della scena iniziale raggelano, con l'aspetto e i movimenti. Alcune accortezze coreografiche, il segno del "tau" fatto di luce, la proiezione di un dipinto, la solennità della regola ribadita da abili giochi luminosi, potenziano l'effetto coinvolgente dei brani accompagnati alle danze ed è come trovarsi ad Assisi, nel momento in cui sta accadendo tutto...
Perchè la sapienza del Menestrello è anche quella di saper raccontare una storia speciale...in questo caso la storia di un uomo che a distanza di secoli continua ad incantare con la sua santa e umana semplicità. Quando sembra che ormai ogni avvenimento abbia raggiunto la sua naturale conclusione...ecco che Angelo ci regala l'occasione di dimostrare la gioia e la passione che ci ha trasmesso durante lo spettacolo.
Nella serata di Torino in cui ho partecipato anch'io, il regalo è stato proprio grande: il pubblico, in genere molto "piemontese", quindi poco propenso agli eccessi di entusiasmo, si è alzato in piedi, ha saltellato sotto il palco, ha ritmato ogni canzone, ha "invocato" il ritorno del Menestrello che già tentava di tornare uomo e si era infilato le scarpe...e allora...via le scarpe, mano alla chitarra..."grazie" è stata la parola che correva su e giù dal palco: grazie a te...grazie a voi...
E' stato più di uno spettacolo, è più di un bel ricordo. Un ultimo "grazie".
 
Alessandra
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