Nel 1994 Branduardi se ne esce con questa canzone: La donna della sera. Un amore carnale, si parla di cosce, di seni, e di sederi. Branduardi è impazzito?
Ma non era il menestrello folletto
sempre angelico (non a caso si chiama Angelo) che si nutriva di muschio e
licheni? Cos'è questa roba da pornografi? E dire che c'è di mezzo anche il
professore, tal Roberto Vecchioni, che gli ha rifilato quei
testi! Per non parlare poi del fatto che si parla di una donna
non più giovanissima, anzi decisamente non giovane. E allora? Eccesso di
testosterone? Niente affatto: Ci troviamo di fronte ad una delle più belle
canzoni d'amore mai scritte.
"Una tua ruga bella di stanchezza
di più m'intriga della giovinezza..." Il fascino della donna vissuta, la
donna che finalmente diventa compagna, colei che porta i segni delle
vicissitudini, il suo bagaglio di esperienze: "Meglio la tua
pelle, arata terra, di quella liscia di una giovincella...". C'è quasi
stupore nel descrivere la compagna, cui fascino la trasforma in oggetto di
desiderio che siamo abituati a vedere solo nelle donne giovani e belle, si
avverte desiderio e quindi passione: " C'é nell'inverno tuo quel che
l'estate non ha; caldo l'autunno tuo più dell'altrui primavera."
E dire che qualcuno ha perfino
accusato Branduardi (e Vecchioni) di gretto maschilismo, di parlare in
termini troppo prosaici della donna, quasi si fosse offesa la sua dignità.
E invece è proprio il contrario: Questo è un caso più unico che raro in cui
finalmente si esalta la vera femminilità, si esalta la personalità di chi
ha qualcosa da dire e insegnare prescindendo dalle apparenze:
" Vince la rosa che mi mostri intera su quella chiusa prima della
sera". Geniale.