Ci sono persone che lasciano un segno, persone che sono maestre di vita. Una di queste è certamente Franco Fortini. Ecco come ne parla Angelo...
Con lui ho avuto un rapporto
bellissimo tra i 16 e i 18 anni, quando ero studente. Fortini [...] era stato
licenziato dall’Einaudi per le sue idee politiche e, come diceva lui, all’età
della pensione e con una bimba piccola, si era messo a insegnare. Aveva
insegnato prima a Lecco, poi a Monza e infine a Milano. Poi, dopo aver portato
noi alla maturità, andò finalmente a insegnare all’Università. Questo ti dà la
dimensione dell’uomo. La sua scuola era quasi una bottega
rinascimentale. Lui ci invitava a casa sua il pomeriggio e ci leggeva
grandi poeti e anche le sue poesie. A casa sua poi passavano grandi poeti e
intellettuali come Sanguineti o Zanzotto. Per
me[...] Fortini è stato un po’ un padre, una figura forte di riferimento. Era un
uomo molto sicuro e anche molto umile. Non aveva grandi competenze musicali e mi
chiedeva continuamente indicazioni e precisazioni musicali. Molti anni dopo
quell’incontro che mi ha segnato alla fine degli anni Sessanta ho trovato un
foglietto con scritto ‘non perdetelo il tempo ragazzi’. È stata
la prima frase di Domenica e lunedì che poi ha dato il titolo
al mio album del 1994. So che ha sempre seguito con interesse le cose che facevo
e io non l’ho mai dimenticato e non ho mai dimenticato le sue poesie e il suo
grande rispetto per l’arte e la poesia. Tra tutte ricordo in maniera particolare
le poesie di Foglio di via.