Un lago non è il mare. Non è infinito e la sua immobilità spesso ispira riposo. Ma il lago è spesso profondo e sempre silenzioso, ha i suoi abissi, ma ha anche i suoi argini che sono percettibili, chiusi. E questo potrebbe rappresentare un abbraccio, anche mortale.
Nell'immaginario popolare da sempre
il lago, nella sua immobile inquietudine , ha rappresentato una
dimora per creature strane e misteriose. Come la dama del lago
e il suo sepolcro nelle leggende di Re Artù, oppure le visioni come il mostro di
Loch Ness che la cronaca ancora oggi ( è proprio il caso di dirlo)
ci riporta a galla. Questa canzone racconta di un castello in
fondo al lago, così come si presenta nella memoria della donna che,
tanti anni fa, scese a vederlo e non è più ritornata. "L'immobilità delle
acque lacustri come allusione al sepolcro. Ma anche alla bara di cristallo dove
ci si conserva intatti e da dove quindi si può di nuovo
uscire... Chi vi fa ingresso,
muore, ma non del tutto: ci si conserva come un fantasma, in una vita
primordiale, simile a quella dei pesci e delle sirene.."
Di questa canzone esiste una versione
Live, molto interessante, nel triplo album "Concerto" del 1980.
E' una versione rock-progressive registrata nei mitici concerti della fine degli
anni '70, insieme all'allora Banco Del Mutuo Soccorso. Il loro
stile in questo brano è inconfondibile. Da non perdere.
Album: La Luna -
1975
Dipinto: "Abissi" - Elisa
Camboni
Versione "Live" del 30/10/1979,
Francoforte - Jahrhuderthalle, col Banco del Mutuo
Soccorso