La canzone si intitola "Eppure soffia". Branduardi e gli Stadio insieme per dare il loro contributo alla memoria del cantautore di Sassuolo.
Tre anni fa se ne andava un
cantautore scomodo, dal carattere non docile, che cantava a muso duro,
giusto per citare una sua canzone. Pierangelo Bertoli non
concedeva sconti, si esibiva con quella sua sedia a rotelle, senza pietismi,
senza retorica.
Ora dopo 3 anni dalla sua scomparsa,
avvenuta il 7 ottobre, la sua casa discografica tenta di riportarlo alla memoria
riunendo un po' di artisti, per la verità molto eterogenei tra di
loro, che reinterpretano le sue canzoni. Da segnalare l'inedito scritto da
Ligabue, che molto deve a Bertoli per i suoi esordi e in
qualche modo ripaga con questa "Le cose cambiano", affidata ad
un esordiente Alberto Bertoli, figlio di Pierangelo.
Ed
Angelo? Branduardi canta con gli Stadio "Eppure soffia", una
dei cavalli di battaglia di Bertoli e certamente una delle sue canzoni più
famose.
Cosa buona di questo disco: la
campagna Pubblicità Progresso che patrocina questo album, serve
sensibilizzare e far capire e far ricordare alla gente che una volta c'era
un uomo su una sedia a rotelle che ha osato cantare nell'olimpo degli dei, e
forse oggi più che ieri gli verrebbe da dire che la vera miseria si nasconde e
si insidia dietro certi festini di chi ha avuto la fortuna di nascere sano
e bello, e ricco.