A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 23/11/2002
L'espressione del sentimento interiore nell'autoritratto, "un’assicurazione contro la scomparsa definitiva, uno strappo al silenzio della morte"
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Vincent Van Gogh, "Autoritratto", 1887, olio su cartone 42.0 x 33.7 cm.
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Se è vero che la personalità di un artista si legge nelle sue opere, è altrettanto vero che, quando l'opera è un autoritratto, la sua potenza rivelatrice viene accresciuta dal fatto che l'artista espone sè stesso, la sua immagine, la sua faccia, con un volontario atto narcisistico teso a svelare la propria interiorità. La ricerca interiore, la libera espressione dell'animo e delle sue passioni, è il tema rivoluzionario alla base della nascita dell'Espressionismo tedesco, caratterizzato da una lunga tradizione storica in questa direzione, che Van Gogh coglie con eccezionale sensibilità ed interpreta in chiave moderna, dando vita ad uno sconvolgimento globale del concetto di rappresentazione artistica, riversando nelle sue tele le complesse problematiche di una personalità anomala, sulla quale sono anche state fatte severe diagnosi che spaziano negli ambiti di varie psicopatologie. Plinio Nomellini definisce l'autoritratto "un’assicurazione contro la scomparsa definitiva, uno strappo al silenzio della morte", un'aspirazione all'immortalità che l'artista cerca di raggiungere affidando la memoria di sè allo spettatore, ponendolo davanti a ciò che di sè vuole rivelare, tracciando un codice interpretativo che guida alla sua interiorità, lasciando parlare non solo Narciso, quindi, ma anche Psiche. Per Van Gogh l'autoritratto appare quasi come una necessità, un desiderio di dialogo che non può intrecciare se non con sè stesso, l'unico mezzo per uscire da una solitudine esistenziale senza scampo, rispecchiandosi in sè per cercare da fuori le ragioni della propria sofferenza: l'autoritratto è la messa in scena del suo dramma umano, il tentativo di un'autoanalisi attraverso tratteggi, forme, volumi, colori, il tentativo di giungere alla sintesi perfetta tra raffigurazione fisica e sentimento interiore, tra ciò che lo spettatore vede e ciò che l'artista sente. Nel ritratto presentato, uno dei tanti realizzati da Van Gogh in periodi diversi, si nota con grande risalto l'influenza del Pointillisme, uno stile ed una tecnica che l'artista incontrò durante un suo soggiorno a Parigi in ambienti impressionisti e che lo influenzò molto in quel periodo, confluendo poi nella definizione di un suo linguaggio personale ed originale. Sigmund Freud considerava gli artisti alleati preziosi per gli studi psicanalitici perchè, diceva, "nelle conoscenze dello spirito essi sorpassano di gran lunga noi comuni mortali, poiché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza": non c'è espressione più adatta a definire Van Gogh, un mortale fuori dal comune, che ha trovato fonti di straordinaria profondità per arrivare alle radici del suo e del nostro animo.
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