Frank Stella - "Cieszowa II"

Un italiano è il più importante rappresentante della Post Painterly Abstraction

















Frank Stella,” Cieszowa II” 1973, tecnica mista, 96 x 89 1/2 x 4 1/4 in
Frank Stella è il più significativo rappresentante di un movimento artistico definito Post Painterly Abstraction, sviluppatosi negli anni ‘60-’70, che ha posto i critici contemporanei davanti ad imbarazzanti criteri di giudizio per la sua difficotà a definirsi in elaborazioni verbali.
Ponendosi come movimento orgogliosamente americano, questa corrente deriva le sue radici dall’Espressionismo astratto e dal dripping di Jackson Pollock, anche se è ben riconoscibile l’influenza del Cubismo e dell’Astrattismo geometrico europei.

La produzione più nota di Frank Stella è costituita da una serie di dipinti dapprima monocromatici, poi, a partire dagli inizi degli anni ‘60, di limitata scala cromatica, basati sul tema delle strisce, con l’intenzione, già di Noland e di Newmann, di derivare la struttura pittorica dell’opera dalle caratteristiche oggettive del supporto, assumendo tale struttura come sufficiente in sè stessa a definire la sostanza, la frase artistica e non solo la sintassi in cui comporla.
Caratteristica di questa serie di dipinti, di cui quello presentato è un esempio, è il procedere del ritmo compositivo dai bordi verso l’interno, contrariamente a quanto si riscontra, ad esempio, nei dipinti di Mark Rothko, il che conferisce all’insieme un carattere di maggior enfasi, ne fa degli oggetti piuttosto che delle semplici superfici dipinte.


Nel 1966 Frank Stella dichiara in un’intervista: “Il mio dipinto si basa sul fatto che solo ciò che si può vedere esiste veramente. E’ veramente un oggetto. Ciò che vorrei che tutti ricavassero dai miei quadri, e tutto ciò che io vi ho sempre ricavato, è la certezza di poter vedere l’idea nella sua interezza senza confusione. Quello che vedi è ciò che veramente vedi.

Frank Stella, “Slieve Roe”, 1964

L’intervista si riferisce ad un periodo in cui Stella pone veramente come tema centrale dell’opera la forma della tela, che è più importante di qualunque cosa si verifichi sulla sua superficie, con una posizione molto prossima alla poetica minimalista che egli utilizza per conservare una sorta di integrità al suo discorso, per non “rimescolare e frantumare i materiali….”, operazione distruttiva che lo “infastidisce molto“.

Rispetto agli iniziali monocromi, caratterizzati da una certa austerità in realtà più apparente che effettiva, le opere policrome portano alla luce l’elemento decorativistico celato nelle opere precedenti, rendendo riconoscibile in Frank Stella un allineamento all’Art Déco molto di moda nell’ambiente newyorkese di quel periodo, così come in quello parigino e londinese.
Nell’opera di Stella, la tendenza al minimalismo finisce progressivamente per soverchiare la sobrietà del linguaggio e indirizzarlo verso quel nichilismo che caratterizzerà tanta pittura degli anni ‘60-’70: come osserva Michael Fried, autore del saggio più esaustivo sul movimento degli astrattisti post-pittorici, questa pittura ha bisogno di svolgersi “in uno stato di perenne vivacità morale ed intellettuale“, che verrà meno nelle opere di Stella e che lo orienterà verso atteggiamenti francamente kitsch, alla ricerca di una via d’uscita.
Proprio in questo si riconoscono in lui i sintomi di una crisi che altri movimenti , prima di tutti la Pop Art, cecheranno a modo loro di risolvere.

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Pubblicato il venerdì 31 gennaio 2003 in: Un quadro alla settimana

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