A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 12/02/2003
Un'arte "basata soltanto sulla realizzazione e sull'oggettivazione delle intuizioni dell'artista, rese in concrete immagini di forma-colore, lontane da ogni significato simbolico, da ogni astrazione formale..."
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Si intende per Arte Concreta o Neocostruttivismo (di marcata componente progettuale) o Neoconcretismo (vicino alle poetiche concretiste dei primi anni '50), un insieme di correnti artistiche molto affini, in Italia rappresentate dal M.A.C. , Movimento Arte Concreta, fondato a Milano nel 1948 (tra i fondatori si annoverano l'artista Bruno Munari e Gillo Dorfles, critico, il teorico del gruppo), |
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------Bruno Munari - | |
| che vivrà per una decina d'anni, con adesione da parte di molti artisti quali Nigro, Fontana, Veronesi. Mazzon, Monnet, Pantaleoni, Parisot, Scroppo, Soldati, Bordoni.
Analoghi movimenti sorgono contemporaneamente a Roma (Gruppo Forma 1) e a Firenze (Manifesto dell'Astrattismo classico), tutti con caratteristiche analoghe: si tratta di movimenti ad impronta antinaturalista, antirealista e antisurrealista, che assumono l'arte come modello progettuale in senso positivistico, entro il quale il progetto e la sua realizzazione si identificano, nel clima pragmatistico e fattivo del boom socio-economico degli anni '50-'60, in una visione ottimistica del mondo e dell'arte, nonchè della sua funzione, in diretta relazione con le posizioni "costruttiviste" delle avanguardie del '900. Come altri movimenti non solo italiani, quali la pittura monocroma, l'arte cinetica e la corrispondente italiana arte programmata, l'arte luminocinetica e ottica, il neogestaltismo, la Nuova Tendenza (dal titolo della mostra di Zagabria del 1961), L'Arte Concreta muove dal post-informale verso un astrattismo geometrico, memore del movimento astrattista europeo post-bellico, che rimanda idealmente ad un antesignano del movimento neoconcreto, lo svizzero Max Bill: egli fu fautore di una corrente di ispirazione geometrica e matematica che, in polemica con l'indefinizione e l'irrazionalismo del discorso informale, rifonda l'arte su basi più rigorose e scientifiche, specie ai fini della ricerca delle strutture ottiche concepite come mezzo per ottenere effetti psicologici ed estetici. | |
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Infatti lo stesso Max Bill, nel 1936, definisce l'arte concreta come produzione di forme, linee e colori autonomamente elaborati dalla personale creatività dell’artista e non frutto di processi di astrazione delle immagini della natura, individuando così la sostanziale differenza con l'Astrattismo storico, che invece ricerca nella realtà, con un preventivo lavoro di analisi, di cernita, di rifiuto e di astrazione degli elementi residui, la materia delle sue rappresentazioni. |
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-- Max Bill -- | |
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Al gruppo del M.A.C. si deve il tentativo di attuare una "sintesi delle arti", un allargamento dell'azione dell'artista con incursioni nel campo della grafica, del design, dell'architettura, e ad un artista in particolare, Mario Ballocco, all'inizio degli anni '50, si deve l'indagine sistematica e scientifica del colore secondo una visione gestaltica che lo porta ad istituire i presupposti per la moderna cromatologia: si identifica quindi un vasto campo di intervento per un'arte che si pone a metà strada nella polemica in atto a quel tempo tra figurativismo conservatore ed astrattismo spinto, e che rivendica sempre e comunque un largo margine di individualità espressiva da riconoscere all'artista. Per usare le parole di Gillo Dorfles, si può definire l'Arte Concreta una forma d'arte "basata soltanto sulla realizzazione e sull’oggettivazione delle intuizioni dell’artista, rese in concrete immagini di forma-colore, lontane da ogni significato simbolico, da ogni astrazione formale, e mirante a cogliere solo quei ritmi, quelle cadenze, quegli accordi, di cui è ricco il mondo dei colori". | |