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| “Un giorno la pittura di Van Gogh armata di colore e di buona salute ritornerà per gettare all’aria la polvere di un mondo oppresso che il suo cuore non poteva più sopportare” . (Antonin Artaud) |
Pare che il fatto che un artista sia pazzo o affetto da un qualche importante disturbo psichico non comporti particolari difficoltà di comprensione della sua opera da parte di un normale spettatore, almeno a giudicare dall’unanime consenso che circonda le opere di Van Gogh, Munch, Kirchner, Bekmann, Ligabue, per citare solo alcuni degli artisti più o meno seriamente disturbati, alcuni addirittura morti suicidi: come lo stesso Van Gogh, sulla malattia del quale le diverse ipotesi mediche formulate sono generalmente poco convincenti, che dipinge un quadro di straordinaria potenza, “Campo di grano con volo di corvi“, venti giorni prima di quella domenica, 27 luglio 1890, in cui si sparerà un colpo di pistola al petto, morendone due giorni dopo. Verrebbe da chiedersi se la creatività, in questi casi, sia una causa o un effetto della follia, se vi sia contrapposizione fra questi due momenti, come si concilia il momento disgregativo e autodistruttivo con il momento in cui si richiede la formalizzazione dell’esperienza con l’esercizio di una capacità costruttiva, anche dal punto di vista tecnico, con l’utilizzo di determinati strumenti, il pennello, il colore ecc. Ma potrebbe anche essere vero che un folle sia il soggetto più adatto per comprendere l’opera di un folle, soprattutto se analizziamo il rapporto Van Gogh-Antonin Artaud. Come per Van Gogh, anche per Artaud la realtà è un malefico incantesimo in cui viviamo come in un “affatturamento globale“, i cosiddetti sani si servono della psichiatria e dei manicomi per sbarazzarsi di individui “pericolosi”, traumatizzandoli ed accentuando la loro tendenza all’autodistruzione, minandone l’equilibrio mentale e portando all’esaperazione le loro angosce esistenziali: le esplosioni di insofferenza diventano così il delirio di una malattia cronica, la follia. Trovo straordinario e commovente questo dialogo a distanza tra due individui soli, disperati, malati, che hanno saputo cercare dentro di sè verità insospettate, con coraggio, umiltà e sofferenza, anomali e diversi, certamente, dal resto del mondo, da un’umanità che, come diceva Artaud, “…….. non vuole darsi il fastidio di vivere…., ha preferito sempre accontentarsi di esistere“. —————————- Leggi “Psiche“, “L’Arte come terapia” e “Geniale follia“, un articolo sul rapporto tra genio e follia, di Gilberto Gamberini , guida di Psicoterapia Ericksoniana e leggi “Vincent Willem Van Gogh“, della guida di Olanda, Francesco Addante Leggi anche “Van Gogh - Il suicidato della società“, nelle pagine di Andros, guida di Vita d’Artista
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Vincent Van Gogh e Antonin Artaud, l'incontro di due follie
Commovente dialogo a distanza tra due individui soli e disperati, alla ricerca di sé stessi
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Pubblicato il martedì 13 maggio 2003 in: Arte, creatività, follia
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