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Linguaggi dell'arte moderna

La asimmetria - parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 23/09/2003

Coincidenza di simmetria ed armonia nella cultura classica per una visione del mondo ad impostazione antropocentrica

foto intervento

Il concetto di simmetria è per l'uomo istintivo e connaturato al fatto che il suo stesso corpo, come per gli altri esseri organici del mondo animale e vegetale, si sviluppa nello spazio simmetricamente secondo un asse principale (asse di simmetria): da ciò deriva l'idea di simmetria bilaterale, quando ogni metà di un insieme riflette perfettamente l'altra, e di simmetria rotatoria o rotazionale, quando un oggetto ruota in un piano attorno ad un punto (centro di rotazione) o nello spazio attorno ad un asse, dando origine ad una forma più complessa di quella generata dalla singola rilflessione (o specularità).
E' un concetto familiare, intuitivo, che ha finito per identificarsi con quello di armonia e di gradevolezza, anche se il discorso sulla simmetria in natura non è così rigido e rigoroso come quello geometrico o matematico, perchè, specie nell'uomo, la prevalenza di uno dei due emisferi cerebrali implica delle asimmetrie del corpo, che però generalmente non cogliamo, almeno coscientemente e macroscopicamente.

Nell'arte visiva di tutte le antiche civiltà compare il concetto della simmetria bilaterale, quella del corpo umano, utilizzata per esprimere il senso dell'equilibrio, della stabilità e, in architettura, della verticalità e della corretta adesione alla base di appoggio: la simmetria assiale è quindi sempre stata simbolo di ordine, di forza, di organizzazione, di sicurezza, acquistando maggior importanza nei periodi in cui prevaleva una visione antropocentrica, come nel Rinascimento italiano, in cui il corpo umano era considerato il massimo della perfezione ( si vedano gli studi di Leonardo e la sua elaborazione dell'uomo vitruviano).

In oriente, nell'antica Cina, avviene un vero e proprio ribaltamento con l'avvento del taoismo, nel V sec. a.C., un sistema filosofico eminentemente naturalistico fondato sulla dottrina del tao (la via): il tao è l’universale, l’indeterminato e l’ineffabile da cui tutto deriva e al quale poi tutto ritorna in un processo evolutivo continuo, norma etica a cui tutti gli uomini devono adeguarsi ed in cui il singolo, in quanto osservatore facente parte dell’intero sistema cosmologico, non può che dare giudizi autoreferenziali, immerso in un continuum spazio-temporale in incessante mutamento, indefinibile, perennemente in fieri, nel quale non ci sono regole ripetitive, simmetrie, ordini precostituiti.
Ciò determina una rielaborazione dell’estetica orientale basata sull’introduzione del concetto di mutamento e di diversità come elemento disequilibrante, dinamico, espresso attraverso l’asimmetria, concetto che esprime, prima di tutto, una nuova visione del mondo e che viene trasferito dagli artisti orientali nelle loro opere dando origine a risultati estetici del tutto nuovi nella storia dell'arte di tutta l'umanità.

Quando, alla fine dell' '800, con il potenziamento dei mezzi di comunicazione quali la fotografia e la riproduzione tipografica, la grafica orientale soprattutto giapponese si diffonde al di fuori dei confini territoriali, il pensiero occidentale ne risulta talmente influenzato da cominciare ad identificare nell'asimmetrico, nel diverso dalla norma, il linguaggio preferenziale per esprimere quelle esigenze di rinnovamento e di rottura con la tradizione classica che saranno poi alla base dei movimenti avanguardisti del '900.    continua >>>>

 

 

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