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Helen Frankenthaler , “Viewpoint II”, 1979 Acrylic on canvas, 81 1/4 X 94 1/2″ (206.38 X 240.03 cm.) (America’s Museum) |
“I’ve explored a variety of directions and themes over the years. But I think in my painting you can see the signature of one artist, the work of one wrist.” (Helen Frankenthaler) Color-Field Painting, Post Painterly Abstraction, Espressionismo astratto, action painting, sono più d’una le correnti che si potrebbero citare parlando di Helen Frankenthaler (New York ,1928), ma (ha ragione lei!) ciò che la distingue è un metodo espressivo, ma anche tecnico e procedurale, un “lavoro di polso” del tutto personale ed innovativo, tanto da aver profondamente influenzato altri artisti che con lei vennero in contatto, come Morris Louis e Kenneth Noland. Nelle sue opere, la gestualità istrionica di Pollock si spoglia di ogni dispersiva ridondanza per ridursi al gesto semplice ed indispensabile del versare il colore sulla tela, ricercando di questa semplice azione tutte le possibili varianti e modulazioni, fino a sviluppare, su questa tecnica, l’insieme dei codici convenzionali di un linguaggio riconoscibile e strutturato: superato il caos di una ricerca affannosa e violenta che pulsa in apparente disordine nelle tele di Pollock, l’arte della Frankenthaler, un espressionismo di seconda ondata, consolida i risultati in un linguaggio più pacato e consapevole, sicuramente più impersonale, fatto di grandi macchie astratte su macro-scala, con sottili dilavamenti del pigmento colorato rievocativi della tecnica ad acquerello. La volontà di controllo sulla materia e sul risultato finale si esplicita nell’escogitare ingegnosi espedienti, come la diluizione con trementina della vernice colorata per renderla in grado di penetrare rapidamente entro la trama della tela posta in orizzontale, senza consolidarsi sulla superficie, e meticolose preparazioni del supporto grezzo che viene direttamente impregnato in più punti, producendo irregolari stagnazioni del colore con effetti di grande leggerezza e di diafane sovrapposizioni (in questo ricordando Mark Rothko): dopo gli anni ‘60, grandi porzioni della tela, chiamata a far parte della composizione, resteranno bianche, per far sì, usando le sue stesse parole, che l’opera respiri. Come ben si apprezza nel quadro presentato, questo metodo di distribuzione a macchie impregnanti genera spontaneamente complesse forme astratte liriche e sensuali insieme, dove l’azione guidata e severamente controllata dall’artista si coniuga con effetti di grande spontaneità per l’imprevisto andamento del colore nella fibra, grazie al quale l’opera, quand’anche ispirata da immagini paesaggistiche o figure reali, acquisisce una sua autonomia in termini di astrazione assoluta. Per un approfondimento sull’artista leggi il mio blog |
Helen Frankenthaler - "Viewpoint II"
Il gesto semplice del versare il colore sulla tela, azione guidata e spontaneità espressiva in un paradossale equilibrio di controllo ed abbandono.
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Pubblicato il domenica 31 ottobre 2004 in: Un quadro alla settimana
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