A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 25/12/2004
Elaborazione del segno in chiave calligrafica e ideogrammatica e successiva drastica semplificazione, per un espressionismo astratto ad impronta spiritualista.
![]() |
|
Adolf Gottlieb, "Blast", 1957 |
|
Adolf Gottlieb (1891 - 1963), russo nato in un piccolo villaggio presso il mar Nero, naturalizzato americano, opera in un periodo di particolare difficoltà per la società americana, gli anni '40, in cui la mancanza di stimoli e di ideali, un diffuso senso di disperazione e di vuoto, la crisi della pittura di matrice ottocentesca, priva di significato se rapportata con una realtà radicalmente cambiata, spinge gli intellettuali più sensibili verso sperimentazioni innovative, alla ricerca di uno slancio comunicativo che riporti l'arte nella società e nella vita. Questo slancio si concretizzerà nell'action painting, nella furia espressiva di Pollock e Kline, ma anche nella più contenuta gestualità degli artisti della scuola del Pacifico, come Rothko, Newman e, appunto, Gottlieb. La consapevolezza della fine della pittura come era stata intesa fino ad allora, la presa di coscienza della necessità di rifondarla da zero, gli fa dichiarare: ".... mi sentivo libero di tentare qualsiasi cosa, per quanto assurda potesse sembrare. Che avevo da perdere? Nè il cubismo nè il surrealismo potevano accontentare uno come me." Nel quadro presentato, i grafemi si radunano nella parte centrale inferiore fondendosi a creare un disegno complesso ed unitario nel quale perdono individualità, assimilati in una massa compatta in cui permane una certa frammentarietà nel gioco di segni minuti, di pennellate sfumate, mentre una grande forma isolata, centrale, distinta e definita, posizionata con decisione nel campo superiore si assume il compito della comunicazione immediata, del primo impatto visivo con l'osservatore, dominando la tela con perentorietà. Leggi un approfondimento sul mio blog |