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Un quadro alla settimana

Alfredo Chighine - "Composizione"

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 19/06/2005

L'opera di un artista tra i più grandi dell'astrattismo italiano, "dove la luce del colore diventa alta pittura". (Giuseppe Ajmone)

 

Alfredo Chighine, "Composizione", 1956,  olio su tela 80x60 cm

Alfredo Chighine (1914 - 1974) è un artista complesso, astrattista, informale, con una sensibilità materica e plastica che lo rende anche apprezzato scultore ed incisore e che si sposa, con raro e felice equilibrio, ad aspirazioni astratte di reminiscenza kandinskiana e riferimenti internazionali nella direzione della pittura segnico-gestuale di Hartung e De Stael.

All'interno di una così variegata formazione intellettuale, emerge, nella pittura di Chighine, una sostanziale autonomia linguistica radicata principalmente nella matrice lombarda del suo background culturale, nella solidità di una terra laboriosa e positiva dove il senso di modernità è inteso come continuità della propria storia e del proprio vissuto. Non vengono mai meno, infatti, nella pittura di Chighine, riferimenti e rimandi ad un diffuso senso di arcaicità, di primitivismo sofferto ed intenso nel quale sta l'origine della storia di ognuno di noi, chiaramente percepibile soprattutto nelle sculture lignee, espresso con segno potente e solidamente strutturato, collegato a riferimenti naturalistici che riportano il suo astrattismo sulla terra ed alla terra.

Come si evidenzia nel quadro presentato, la luce è per Alfredo Chighine elemento fondamentale attraverso il quale egli trasfigura la materia, le dà forma, ne determina lo spessore, la consistenza e la trasparenza, ne rende il colore unico e prezioso: viene in mente il cielo di Lombardia "così bello quando è bello", e la luce pacata della pianura, l'azzurro di cieli sbiancati dall'afa o soffocati dalla nebbia e proprio da quella luce discende la spiritualità intensa di una pittura inquieta che si placa e si diluisce in uno spazio irreale e radioso, metafora di un interiore viaggio alla ricerca di sé.

Sullo sfondo di un fermo equilibrio delle masse cromatiche, la composizione si anima di fremiti per la controllata sbavatura dei contorni, per la sottile trama delle pennellate, per il soffio che pare percorrere la superficie della tela, increspata dall'irregolare spessore della campitura cromatica, sfiorata da una luce che viene dal fondo e si guadagna la superficie emergendo alla coscienza.

Giuseppe Ajmone, pittore, critico d'arte, collaboratore del Centro studi della Triennale di Milano, dice di Chighine: "Come in tutti gli artisti che amo, anche in Chighine il clima è costante, teso ad un fine poetico che parla di amarezze e di stupori nel quale le oscillazioni sono il segno dell'incertezza e varietà della vita, dove la luce del colore diventa alta pittura."

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