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James Rosenquist, “Nomad”, 1963, olio su tela, plastica, legno, 141×90 |
James Rosenquist (1933) è uno dei padri storici della Pop Art, anche lui, come Warhol, Oldenburg, Johns, con una lunga esperienza nel campo della pubblicità e dell’illustrazione commerciale, la sua prima opera importante è infatti un grande cartellone pubblicitario alto 2 metri, raffigurante due bimbi che bevono Coca Cola. Il suo primo dipinto realizzato invece in studio per fini artistici, “Zone”, del 1960, anticipa quello che sarà poi il suo inconfondibile stile ad inserti di immagini diverse e in genere difficilmente relazionabili, dettagli di oggetti o di automobili, di volti più o meno noti, di prodotti da supermercato, combinati sulla tela che risulta fittamente ricoperta da porzioni di immagini di quelli che sembrano tanti cartelloni pubblicitari sovrapposti, dove l’uso casuale di un effetto fuorifuoco di alcune sequenze accentua il senso di irrealtà. Edonisticamente vivace, policroma, piena di forme, colori, spunti tematici, la pittura di Rosenquist non ha un punto focale attorno al quale svilupparsi, un elemento prevalente che ne determini l’andamento compositivo, è una pittura totalizzante sulla quale l’occhio si muove indifferentamente in tutte le direzioni, seguendo una traccia che può cambiare molte volte il suo punto di partenza: così avviene nel quadro presentato, dal titolo estremamente indicativo, dove nomade è anche l’osservatore, spinto a “viaggiare” tra i segni alla ricerca, talvolta difficoltosa, di significati. Infatti non tutti gli oggetti sono identificabili, proposti in dettagi esasperati nella prospettiva, costruiti secondo scale dimensionali diverse tra loro, alcuni sproporzionatamente grandi, altri rimpiccioliti in un curioso effetto di allontanamento, a scindere le normali relazioni tra le proporzioni e produrre un senso di spaesamento. Egli dichiara, in una lunga intervista rilasciata a Jeanne Siegel nel 1972, di essere interessato soprattutto al colore ed alla linea, l’oggetto è per lui secondario, semplice mezzo per un’indagine squisitamente formale, pretesto e non fine dell’opera, è per questo che un grande pomodoro, così dichiara, al di là del suo significato reale, può essere il mezzo più idoneo per esprimere il colore rosso: Rosenquist fornisce in tal modo la giusta chiave di lettura del suo stile così frammentario, nel quale ogni frammento esprime in sè un’esigenza precisa e compiuta, nel più completo disinteresse per la logica assemblativa della composizione generale. |
James Rosenquist, "Nomad"
Inserti di immagini diverse non relazionabili e prive di nesso logico in dipinti senza punto focale su scale dimensionali incongrue, per una personale interpretazione del pop americano.
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Pubblicato il domenica 09 ottobre 2005 in: Un quadro alla settimana
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arch. Vilma Torselli










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