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Un quadro alla settimana

Pinot Gallizio - "Senza titolo"

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 06/11/2005

Una pittura a valenza ambientale di grande autonomia linguistica che precorre alcuni tra i più innovativi fenomeni degli anni '60.

Pinot Gallizio, da " Oggetti e spazi per un mondo peggiore" - "Senza titolo", 1963
(Galleria Martini &Ronchetti)

Pinot Gallizio (1902-1964) si dedica all'arte solo nell'ultimo decennio della sua vita, eppure in un tempo relativamente breve riesce ad accumulare un incredibile insieme di esperienze e sperimentazioni, vivendo la sua stagione creativa con un'intensità tale da farne uno dei più significativi artisti di quegli anni.

La folgorazione sulla sua via di Damasco è l'incontro con Asger Jorn, la conseguente creazione ad Alba del Laboratorio Sperimentale del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista, M.I.B.I, nella casa-studio in Via XX Settembre 2, cenacolo artistico-culturale dal quale passano i maggiori talenti contemporanei (da Baj a Fontana a Karel Appel), mentre in seguito diventano di fondamentale importanza per i futuri sviluppi della sua personalità artistica i rapporti con Guy Debord, Michèle Bernstein, Ralph Rumney, Constant: proprio dal M.I.B.I. viene organizzato il "Primo congresso mondiale degli artisti liberi" (1956) da cui, attraverso la fusione con l'Internazionale Lettrista, scaturirà nel 1957 la fondazione dell’Internazionale Situazionista.

 

"libero artista sperimentale" nella linea programmatica già di Cobra, da cui provengono alcuni componenti del Situazionismo, lo stesso Jorn, Appel ed altri, in opposizione alla logica capitalista che induce alla razionalizzazione produttiva ed alla mercificazione dell'attività e della produzione artistica, Pinot Gallizio spinge verso una calcolata devalorizzazione dei significati tradizionali - con la sua pittura industriale propone opere d'arte in rotoli vendute al metro a prezzo minimo - portando avanti una ricerca che ruota attorno al segno, al gesto, alla materia, per una fruizione plurisensoriale dell'opera d'arte, sintesi ed in certi casi anticipazione delle più innovative esperienze moderne.
Scrive nel '59 : "Le ultime creazioni artistiche moderne attuate con senso magico- profetico, vi hanno distrutto lo spazio; e lunghe tele chilometriche si possono ormai tradurre e misurare a cronometro, come films, come cinerama (venti minuti di pittura, trenta, un’ora)".

 

Il quadro presentato appartiene all'ultima fase dell'attività di Gallizio, i suoi ultimi due anni di vita, quando, tra il 1962 e il 1963, realizza le 'Notti di cristallo' e le serie  'Oggetti e spazi per un mondo peggiore' e 'Fabbriche del vento', in cui, con puntuale ricorrenza e con significativo apporto innovativo, il segno grafico si avvolge su sé stesso nel nodo e nell’intreccio, morbidamente sinuoso e soffice.
"Oggetti e spazi per un mondo peggiore”, una serie di dipinti ad olio e tecniche miste su tela e su carta dove la ricerca sperimentale si contamina con la cultura zen e con l'arte giapponese contemporanea, originando gli inediti tratti ad andamento curvilineo, di consistenza materica, in modulati accostamenti tonali e morbidi trapassi cromatici, un linguaggio informale rinnovato, di respiro internazionale, con palesi richiami, oltre che al Giappone, all'informale americano nella versione gestuale e a quello europeo e francese, per esempio di Mathieu.
Il motivo circolare derivato da un’immagine naturale di approssimativa figuratività, stilizza la forma, caricandola di cadenze espressioniste, facendo del luogo spazio-temporale il soggetto di una pittura a valenza ambientale di grande autonomia linguistica che precorre alcuni fenomeni degli anni '60 quali gli happenings e le installazioni (leggi "Spazialismo", di Alessandro Tempi).

 

L'articolo è stato aggiornato il 15/04/2007

 

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