Gustav Klimt “Damenbildnis in Weiss “,1917-187, olio su tela (Vienna, Osterreichische Galerie)
La figura femminile è nell’arte di Gustav Klimt (1862-1918) un tema ricorrente che ha i caratteri iconografici di una giovane donna sensuale, espressione di un’idea del femminile misteriosa e fatale, dal corpo morbido definito dalla tipica linea sinuosa ed elegante di matrice liberty, dove la stilizzazione formale si accompagna ad un erotismo seducente velato di malinconia.
E’ dei recenti anni ’80 la catalogazione di migliaia di disegni di Klimt di cui si ignorava l’esistenza perché dispersi in numerose collezioni private, dedicati allo studio ed alla rappresentazione del corpo femminile in mille pose differenti, nudi sorpresi nella mollezza del sonno o dell’abbandono, in pose audaci, intime, spesso bollate di sospetta pornografia dal perbenismo ipocrita della società contemporanea.
Scrive di lui Carl E. Schorske : “Spingendo la propria indagine in seno all’erotismo, il pittore bandì il senso moralistico del peccato che aveva oppresso l’austera generazione dei padri
“
Le opere di Klimt documentano così il passaggio dall’accademismo ottocentesco al nuovo stile espressionista-simbolista dei secessionisti viennesi, dal nudo casto e composto del classicismo al nudo sensuale ed esplicito nel quale l’artista stempera il suo raffinato rigore stilistico in un groviglio di tratti avvolgenti e sinuosi di impetuosa immediatezza espressiva, in un linguaggio di grande vivacità e disinvoltura, apertamente e sfrontatamente sensuale, che con estrema spontaneità delinea il carisma mitico dell’eterno femminino.
Questo ritratto di signora è un delicato olio su tela eseguito negli ultimi anni di vita dell’artista e denuncia una rapida evoluzione dal ricercato preziosismo del periodo d’oro ad un tratto più frettoloso e sommario di inquietudine espressionista e di impronta quasi fauve.
Placato nella maturità l’impeto dell’eros e della passione, Klimt scopre una donna non più passiva nel suo immaginario erotico, ma protagonista sicura e consapevole di un mondo che guarda dritto negli occhi senza esitazioni.
Giocato sulla sottile tensione tra naturalismo e astrazione decorativa, il ritratto propone una figura di donna idealizzata, affacciata su una realtà interiore quietamente onirica, lo sguardo obliquo chiaro e la bocca sorridente e quasi deridente, la veste graziosamente scomposta, investita dalla luce abbagliante che disperde e scompiglia i colori e le forme del tessuto decorato: è il ritratto di una donna disinvoltamente elegante, non formale, di nobile portamento eppure morbidamente sciolta nella posa, di grande modernità.
Il volto dall’incarnato chiaro e luminoso, la sagoma dai contorni rapidamente schizzati risaltano sullo sfondo audacemente diviso in una parte color beige chiaro e l’altra in un contrastante e cupo nero.
A distanza di dieci anni, è molto lontana la composta ieraticità de “Il bacio”, la precisione da miniaturista che lì definisce i sontuosi motivi ornamentali delle vesti, la preziosità di un insieme rischiarato dai bagliori dell’oro che blocca entro una rete geometrica minuziosa e controllata il movimento delle figure: a metà tra ‘femme fatale’ e ‘femme fragile’, questa donna di Klimt esce finalmente dalla gabbia dorata di un mondo perfetto e scende tra noi, liberata la sua sessualità dalle costrizioni di un moralismo tanto ipocrita quanto irreale.
arch. Vilma Torselli









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