
Il clima che in quel periodo si crea e le atmosfere che si respirano lungo le anguste strade dei piccoli centri sorrentini sono le piu’ suggestive e indimenticabili, il fascino di una secolare tradizione che ogni anno si ripete ed avvolge tutti in un’atmosfera di magia, attira folle di persone in silenziosa e mesta confusione.
Nelle buie notti tra giovedi’ e venerdi’ santo, nascosti nei loro cappucci mentre intonano canti antichi e struggenti,i fedeli rievocano mitiche immagini che fondano le loro origini a secoli fa. Si racconta che San
Pietro, nel suo viaggio verso Roma, abbia sostato lungo nella costa sorrentina. E’da lui che traggono origine l’attaccamento al Cristianesimo delle nostre genti che hanno sempre mantenuto viva la fede, resistendo alle tentazioni e alle deviazioni che nei secoli hanno minato l’unita’ della Chiesa. Ne sono testimonianza vivissima le tante chiese ededicole sparse ogni dove, la ricchezza con cui sono state costruite e la cura con la quale sono conservate, la presenza di molti ordini monastici testimoniati dai tanti conventi e monasteri. A tenere desta
la tradizione sono soprattutto le “confraternite”, costituite non solo dai fedeli Cristiani ma anche da moltissimi laici attratti dal mistero che avvolge i riti della Settimana Santa. Dalla visita dei “Sepolcri” alle diverse processioni che iniziano dal pomeriggio di Giovedi’ fino a quelle della notte del Venerdi’ Santo, e’ tutto un susseguirsi di funzioni sacre, celebrazioni, cortei che fanno della penisola sorrentina un continuo mesto rituale funebre partecipato da migliaia di persone. A prima vista potrebbero sembrare riti molto pagani e con
pochissimo contenuto religioso. Ma non e’ cosi’. La visita ai Sepolcri e l’andare di chiesa in chiesa a pregare il Cristo Morto del Venerdi, il seguito del canto della Passione di Cristo e la processione che accompagna la Madre Addolorata, sono tutti momenti di grande partecipazione di fede. Ore di veglia notturna e di file e code d’attesa infinite sono da mettere in conto per coloro che vogliono sperare di ricevere l’”invito” da parte della Confraternita a partecipare ai riti in veste di protagonista. Un protagonismo che, per altro, non si manifesta né viene rivelato ad altri perché la partecipazione consiste nell’indossare il saio e il cappuccio che
copre dalla testa ai piedi lasciando liberi solo i due fori per gli occhi. Insomma: le lunghe attese da parte dei fedeli sono finalizzate solo alla partecipazione, non alla esibizione. E quindi perché non pensare che nel rito ci sia soprattutto fede? Il compito degli incappucciati, inoltre, non si limita alla sola processione, ma anche a meditare e cantare in coro il salmo 50 di Davide e, soprattutto, a prendere parte al canto corale del Miserere, espressione di pentimento e di espiazione attraverso le cui strofe si medita collettivamente sul sacrificio del Golgota. Ogni confraternita ha qualche tratto caratteristico suo proprio che la differenzia dalle altre. Differenze che, ovviamente, sono sottolineate dai membri d’ognuna.
Ogni partecipante si sente investito dal ruolo di testimonianza che svolge, un ruolo nel quale si impegna con la stessa devozione usata dai propri antenati che gli hanno insegnato a “godere della Pasqua solo dopo aver partecipato ad almeno una Processione”.
Infatti la Settimana Santa impone, ai pellegrini che visitano la costiera sorrentina, propri ritmi e ritualità: bisogna partecipare almeno a una processione ma, meglio, se se ne partecipa a diverse. Una “necessità” che negli anni ha sovente rischiato di creare confusione.
Addirittura, vista la prossimità dei paesi e delle strade e la contemporaneità delle processioni, in anni passati s’era stabilito anche un “diritto di precedenza” delle varie processioni nel momento in cui era inevitabile si incrociassero. In tal senso era motivato anche la presenza, in testa alle file di fedeli, di giovani partecipanti della Confraternita che ritmando con il suono di tamburi l’incedere della processione “avvertivano” le altre confraternite del proprio arrivo. La questione fu risolta dall’autorità vescovile, addirittura, che stabilì che le processioni non valicassero i confini dei singoli comuni. Ma tant’è: restano i tamburi e il loro lugubre
incedere e restano le fughe dei fedeli che assistono il passaggio ora dell’una e ora dell’altra confraternita. Un suggerimento molto prosaico ma efficace per i turisti che visitano la costiera in questi giorni: munitevi d’un ciclomotore per “inseguire” le varie processioni o, meglio ancora, andate a piedi: eviterete il caos del traffico e
potrete dedicarvi con maggior cura alla cura della vostra anima oltre che del corpo. Tra le tante confraternite che ogni paese costiero annovera, citerò le due che sono di Meta, il mio paese:
l’Arciconfraternita della SS. Immacolata che organizza la processione del giovedi’ sera, ossia “esce” dopo le cerimonie devozionali legate alla “Messa in Coena Domini“., e
l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Pio Monte dei Morti che organizza quelle del Venerdi’ sera, la processione più emozionante e straziante che ci sia e che resta indelebile nella memoria di ogni bambino che abbia vissuto la propria infanzia a Meta.
Liberamente tratto da “Le Processioni della settimana santa in Penisola
sorrentina” di A.Cuomo - Societa’ editrice Napoletana
Le foto sono di Michelangelo Gargiulo di Metafelix
Il dipinto e’ di Bruno Balsamo
Processioni della settimana santa a Sant’Agnello

Angie









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