
Siamo in una lontana sera di maggio del 1660, le onde si accavallano e si infrangono spumeggiando sui fianchi di Castel dell’Ovo ed un libeccio impetuoso sbattecontro gli scogli ed i gabbiani che tentano di volare.
A Forcella si fa fatica a camminare in linea retta, c’e una donna vestita di nero con uno scialle che la nasconde ompletamente alla vista di tutti, barcolla sotto le forti raffiche di vento. Giunta davanti alla chiesa dell’Annunziata, ha un attimo di indecisione. Stringe fortemente qualcosa tra le braccia … esita … sembra voler tornare indietro sui suoi passi, poi quasi di corsa, oltrepassa la porta larga e si avvicina guardinga ad un locale chiamato «Della Rota o -Torno». Poggia, dopo averla baciato, un fagottino nella grande buca quadrata dove c’è un tamburo di legno e da’ una piccola spinta alla ruota che gira su se stessa. Mentre la nera figura corre via tra sinistri lampi e lo scrosciare della pioggia, il vagito insistente del neonato echeggia tra le navate buie della chiesa.
Non siamo telespettatori in tensione davanti ad un film di ambientazione gotica o leggendo una novella di Edgard Allan Poe? No, stiamo parlando invece della Ruota degli Esposti. Incerte ed ambigue sono le storie sull’origine della fondazione della Real Casa dell’Annunziata di Napoli, come ci informa G. Battista D’Addosio, archivista dell’Annunziata nonché dotto estudioso nel suo scritto datato 1883 «Origine, vicende storiche e progressi della Real Casa del l’Annunziata di Napoli» . E’ nel 1343 la Regina Sancia di Maiorca, seconda moglie del Re Roberto D’Angio, attraverso il notaio Santilio Rosso, assegna alla chiesa un’area molto più vasta di quella dove era situata in origine, e nel corso del secolo successivo, le attività dell’Annunziata, non si limitarono solo al culto, ma anche agli ospedali per gli Infermi e all’ospizio per l’Infanzia abbandonata: i cosiddetti «figli della Madonna o figli d’ anunziata».
Per ottenere informazioni sui neonati e bambini abbandonati, perché nati da relazioni illegittime o causa dell’estrema povertà dei genitori, alcuni venivano trovati con al collo un foglio di carta con il nome dei genitori, o portavano con sé qualche pezzo di oro o di argento; altri non avevano nessun segno. Tutto quello che indossavano e qualsiasi segno particolare veniva annotato in un libro, in modo da rendere più facile un eventuale riconoscimento da parte dei genitori. 
La ruota, con il suo triste fascino, era una delle più note d’Italia e non venne più utilizzata dal 22 giugno 1875, .facciamo sempre riferimento al D’Addosio, il quale in appendice al suo libro, riporta il numero degli «esposti» -da qui il cognome «Esposito» tanto diffuso nella nostra regione - accolti ogni anno dalla Santa Casa dal 1650 al 1883. Ci mette a conoscenza che la serie dei registri dei «proietti» ha origine nel 1650 e che in quell’anno la Casa accolse più di 500 bambini. Prova dell’attività caritatevole limitata alla citta di Napoli, sarebbe lo stemma adottato dalla Santa Casa, che porta i colori giallo e rosso della città, attraversato da una fascia bianca con tre lettere «AGP» ovvero «Ave Gratia Piena».
Il numero dei bambini abbandonati durante il Settecento non è un evento che si verifica solo a Napoli: a Roma questi bambini abbandonati prenderanno il cognome «Proietti», in Toscana ed in Umbria « Diotiguardi» e «Diotiallevi» e tale evento si verificherà in tutta Europa. Poiché dopo la Controriforma i figli innaturali erano considerati degli illegali, esclusi dalla società, la scelta di mostrare il proprio figlio, affidandolo ad un’opera pia, poteva significare dargli un avvenire sempre che fosse sopravvissuto all’altissima percentuale di decessi che caratterizzava all’epoca questi tipi di educandato. La collocazione dei neonati nella «Ruota» assumeva un valore figurativo poiche’ il trapasso attraverso il muro per mezo del «Tomo» trasformava il bambino in «figlio della Madonna» ed è con questo nome che per secoli furono chiamati gli «Esposti dell’Annunziata».

Angie









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