
Pupi Avati, regista di successo e presidente della fondazione Fellini di Rimini, durante la presentazione della mostra “Oniricon-il mondo dei sogni” lancia l’allarme: “il rapporto tra Fellini e l’Italia è di disaffezione profonda”.
Il 31 ottobre, infatti, ricorreva il quindicennale della morte del grande regista, ma nessuno se l’è ricordato. Nessuna manifestazione, nessun convegno, nessun passaggio televisivo. Sinceramente mi sembra una reazione esagerata quella di Avati ma, di questi tempi, meglio non prendere alla leggera la perdita della memoria collettiva.
Strano, però, che Mollica non se lo sia ricordato. Strano, ancor di più, che Rondi, direttore artistico del Festival di Roma, non abbia concepito neppure un piccolo omaggio. E pensare che il regista afgano Siddiq Barmak, ricevendo il Marc’Aurelio D’oro per il miglior film, ha definito Fellini il suo maestro.

Delio Colangelo









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