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Maria

Il Santo Rosario

A cura di Lory

Pubblicato il 18/07/2006

Ave Maria piena di grazia il Signore è con te...

foto intervento

Recitare il Rosario

 

Il Rosario è la preghiera preferita di Maria, in tutte le sue apparizioni, la Madonna ha sempre invitato gli uomini a pregare. Non ha chiesto né offerto nuove forme di preghiera, ma ha chiesto che fossero rinnovate le forme antiche e che fosse data loro una nuova forza vitale. Nella recita del Santo Rosario non si tratta  di ripetere formule, quanto piuttosto di entrare in colloquio confidenziale con Maria, di parlarle, di manifestarle le speranze, di confidarle le pene, di aprirle il cuore, di dichiararle la propria disponibilità nell'accettare i disegni di Dio, di prometterle fedeltà in ogni circostanza, sopratutto in quelle più difficili e dolorose, sicuri della sua protezione. Dire il Rosario quindi, non significa nient'altro che cercare il modo di stare accanto a Gesù e a Maria. Meditando i misteri della loro vita, noi siamo con loro. Essere con loro, significa avere sofferenze e problemi, ma senza esserne amareggiati. Essere con loro, significa sperimentare la derisione e la delusione, senza mai cercare vendetta. Andare con loro significa, camminare nella nuova strada dell'uomo che crede in Dio, il quale fa nuove tutte le cose. Ogni preghiera può essere fatta in fretta, in modo da poter dire tutto; ma allora non incontreremo mai Gesù e Maria. Se preghiamo in fretta, c'è il pericolo che quel tempo sia per noi un tempo perduto e senza senso, così non ci innamoreremo mai della preghiera. Proprio come avviene nell'incontro con un amico: se non abbiamo tempo per lui o se quel tempo che trascorriamo con lui è troppo breve e se ciò che gli diciamo glielo diciamo freddamente, non ci sarà amicizia, perchè si spegnerà. Perciò è importante avere tempo per la preghiera del Rosario e per ogni altra preghiera.

 

LA STORIA DEL ROSARIO

 

La storia del Rosario è una storia di diversi secoli. È profondamente radicata nella preghiera monastica. Il XII secolo, influenzato dallo spirito monastico di san Bernardo insiste con delicatezza sulla vita concreta di Gesù. I fatti e gli eventi della vita di Gesù sono meditati, contemplati o meglio assaporati, gustati, come si gusta un nutrimento. Questa sorgente trasmetterà al Rosario il suo gusto di attaccamento all'umanità di Cristo e allo stesso tempo la sua dimensione contemplativa.

Ma altri aspetti della devozione e della pietà arricchiranno il Rosario. Fino al XV secolo, mentre il Rosario in quanto tale non è ancora nato, risuo­nano un po' ovunque delle lodi indirizzate a Maria, che meditano sulle gioie di Nostra Signora collega­te alla prima infanzia di Cristo, poi a quelle della gloria del Cielo. Questa gioia si fonderà a dei Dolori, devozione diffusa dai Francescani e dai Servi di Maria, nei secoli XIII e XIV. È durante il XIV secolo che nasce il Rosario in quanto tale, ma non ha ancora le caratteristiche che noi conosciamo oggi. Si tratta piuttosto di un Florilegio, che intesse delle lodi a Maria. Come la parola Rosario deriva da rosa, la parola Florilegio proviene da fiore: il Rosario sarà una ghirlanda di pensieri fioriti, poeti­ci. Perché il Rosario sia mariano, dobbiamo ancora precisarlo, facendo per esempio rimare le sue strofe con altrettanti lodi o saluti, in latino appunto Ave. A questo punto la preghiera che chiamiamo Rosario può sbocciare. Il XV è un secolo ricco di espressio­ni spirituali divenute già tradizionali. Nel 1410 Domenico di Prussia, monaco certosino presso Treviri in Germania, rilega in una preghiera cento­cinquanta Ave Maria. La sua originalità consiste nell'aggiungere alla recita delle Ave Maria una frase che insiste su un punto della vita di Cristo o di quella della Vergine Maria. Unisce così Vangelo, semplicità e contemplazione. Nel 1464, invece, Alano della Rocca, domenicano, predica il nuovo sal­terio della Vergine. Il Rosario comincia allora a prendere la forma che noi conosciamo.

Da cinque secoli, il Rosario è una pratica che si è radicata profondamente nel popolo cristiano, lo si è paragonato alla Preghiera del cuore dei cristiani orientali. La sua originalità è di fare del nostro cuore il luogo dove riecheggia l'essenziale della nostra fede: gli aspetti gioiosi, dolorosi e poi glorio­si della vita di Gesù e di sua Madre si presentano a colui che prega. Dei frutti sono legati alla contem­plazione dei nostri quindici Misteri tradizionali. Questi frutti chiunque è capace di enumerarli, tanto sono in armonia con la preghiera: umiltà, carità fraterna, spirito di povertà, di obbedienza, volontà di cercare Dio, pentimento dei peccati, padronanza di sé, rifiuto dell'orgoglio, pazienza, dono di sé per la salvezza, fede, desiderio del cielo, spirito apostolico, grazia di una buona morte, fiducia in Maria.

L'anima cristiana può sentirsi a casa sua con questa espressione spirituale. Meglio ancora, foran­te è guidato verso un approfondimento degli avve­nimenti evangelici o dei Misteri della fede, che sve­gliano già il suo spirito.

L'anima che prega e vive il Rosario s'incammina verso una comunione con Cristo. E che cosa sono i Misteri del Rosario? Sono gli stessi Misteri di Gesù, i Misteri della sua vita, della sua grazia, del suo amore. Il Rosario è l'anima veramente immersa in Gesù stesso. Il Rosario è Gesù che colma il nostro spirito, la nostra intelligenza, la nostra memoria, la nostra immaginazio­ne, il nostro sguardo. È sempre la sua persona che si ripresenta ad ogni istante e in ogni Mistero, la realtà è sempre unica, sempre la medesima, è Gesù. Così scrive­va all'inizio del nostro secolo il Padre Vayssière, domenicano. E come eco, il Papa Paolo VI poteva dire: Il Gesù di ogni Ave Maria, è il medesimo che la successione dei Misteri ci presentano di volta in volta... Ecco la ragione per cui questa preghiera del Rosario è universalmente raccomandata. Se vi è una grazia legata al Rosario, queste frasi ne confermano la verità: Il Rosario, non è soltanto Gesù che riempie lo spirito, ma anche Gesù che penetra, che invade il cuore per riscaldarlo ed infiammarlo. Si può restare di fronte a questo focolare, a questo braciere di fuoco, senza lasciarsi penetrare dal suo calore? Non è forse il calore, la fiamma d'amore che fuoriesce da ogni Mistero del Rosario? Come non amare Colui che ci prodiga tanto amore? Colui che si dona senza riserva? (P. Vayssiere).

Può darsi che ci si meraviglierà di costatare che queste parole non danno molto spazio a Maria, la Madre di Dio. Questa sorpresa ci offre una lezio­ne: il Rosario è un riassunto degli eventi del Vangelo, cioè è una luce che ci permette di contem­plare il Vangelo con Maria, la Madre di Gesù, gra­zie a Lei!

 

Tratto da: “Il Carmelo prega il Rosario”.

 

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