
IL MALE OGGI
Oggi il male nel mondo è di gran lunga superiore a quello del tempo di Sodoma e Gomorra. Oggi, ancora una volta, Dio sta scendendo sulla terra “con potenza» (Mt 24,30). La potenza è l’attributo del Padre che viene a portare a termine la redenzione: il “male” deve scomparire dalla faccia della terra (Ap 12, 10; 20,3). Il male” scomparirà. Ma come?
Con una tremenda purificazione distruttiva in nome della Giustizia punitrice o con un atto di Misericordia che abbraccia e scioglie tutto e tutti? Dio è sempre fedele al Suo Amore e perciò desidera il trionfo della Misericordia, come tanti segni dimostrano: basta pensare al Messaggio di Misericordia che hanno passato alla Chiesa di oggi Suor Faustina Kowalska e Madre Speranza; basta meditare sulla Dives in Misericordia che Giovanni Paolo II ci ha donato.
Sta a noi aprire o chiudere il cuore della Misericordia che ci viene offerta. Ricordando sempre che il nostro Dio è un Papà che “fa sovrabbondare la Grazia laddove sovrabbonda il peccato” (Rom 5, 20) e che “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez 33,11).
Cerchiamo di non ripetere l’errore - se errore si può chiamare - di Abramo, e, oggi più che mai, rispondiamo al “grido” dell’ “accusatore” unendo la nostra voce a quella del Santo Padre Giovanni Paolo II: “… in un grido che implori la misericordia secondo la necessità dell’uomo nel mondo contemporaneo. Questo grido sia denso di tutta quella verità sulla misericordia che ha trovato così ricca espressione nella sacra Scrittura e nella Tradizione, come anche nell’autentica fede di tante generazioni del Popolo di Dio. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che ha creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore”. (Dives in Misericordia”, VIII, 1)
LOT E L’AMORE DEL PADRE
Dio è Padre. Dio è mio Padre. Dio è nostro Padre. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Dio mi ama più di quanto io mi ami. Dio vuole salvarmi più di quanto io desideri essere salvato. Dio non è il mio giudice, ma il mio avvocato difensore. Dio opera sempre, in ogni modo, per la mia salvezza. Dio è sempre dalla mia parte. Dio è stanco di vederci soffrire e viene a liberarci. Perché Dio è il mio Papà.
Quando Madre Eugenia mi disse di rileggere con occhio nuovo tutta la Scrittura, per scoprirvi l’infinita tenerezza del Padre, rimasi sconvolto. Mi aveva fatto comprendere che dovevo soffermarmi soprattutto sulla Genesi e sull’Apocalisse, il primo e l’ultimo dei Libri Sacri.
Ho obbedito ed ho iniziato così a leggere la Bibbia con spirito nuovo, partendo da un principio di base: “Dio è Amore. Se questo Libro lo ha scritto Lui, deve racchiudere il mistero del Suo Amore, contro tutte le apparenze!”. Ed ho fatto così la più entusiasmante scoperta che si possa fare nel mondo dello spirito: episodio su episodio, mi sono convinto e mi vado sempre più convincendo che Dio è il mio Papà, “ricco di misericordia”. Tutti gli altri attributi non mi dicono nulla. Mi basta sapere che è “Papà” e che è “mio”. Ma è una scoperta troppo bella perché possa tenerla solo per me, perché è Papà di tutti gli uomini, anche di quelli che neanche sanno della Sua esistenza. Ed a tutti ed a ciascuno vorrei gridare: “Sta nella gioia! Dio è tuo Papà! Può risolvere tutti i tuoi problemi. Vuole aiutarti, vuole salvarti! Vada Lui, non aver paura!”.
Mi sforzo di farlo con questo giornalino, ma mi accorgo che viene fuori solo un balbettio; non è facile tradurre in parole una certezza interiore.
Mi sono soffermato sulle pagine più “catastrofiche”: cacciata dal Paradiso, diluvio universale, Sodoma e Gomorra… Soprattutto in queste ultime pagine, che vengono presentate come l’esempio più terribile della “giustizia di Dio, ho trovato invece la chiave della Sua tenerezza e della Sua misericordia che va oltre il male, coinvolgendo anche Lot, il nipote di Abramo, nel tentativo estremo di salvare quel mondo depravato. Ricolleghiamoci a quanto già scritto su Abramo, per fare poi alcune riflessioni su suo nipote Lot, che al momento della divisione con lo zio si era stabilito a Sodoma: “Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì anche Lot…. Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot… Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te… separati da me… Se tu vai a sinistra io andrò a destra…». Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar… Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano … Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma. Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore». (Gen 12-13)
Abram inizia la sua grande avventura di spirito, in un travagliato peregrinare durante il quale si dimostrerà valoroso combattente; diverrà padre di Ismaele; stabilirà la grande alleanza con Dio e avrà la promessa del figlio Isacco…; Lot, attratto dall’immediato e facile benessere, passerà dalla vita nomade a quella più comoda e sedentaria, stabilendosi entro le mura di Sòdoma.
Ritroviamo Abram e Lot nel momento della grande purificazione, accomunati nel grande progetto di Misericordia del Padre che cerca il loro appoggio per salvare il salvabile:
“(Abramo) alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui… quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sodoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: “Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare… Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere e vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore”. (Gen18,2;16-22)
In questi tre uomini ai quali Abramo si rivolge al singolare molti Padri hanno visto l’annunzio del mistero della Trinità, la cui rivelazione piena era riservata al Nuovo Testamento.
E’ da notare che, parlando delle tre Persone divine, la Scrittura usa in questo caso indifferentemente i termini “Signore”, “uomini”, “angeli”; la sostanza non muta: è sempre lo stesso Amore Trinitario che si china con infinita premura su di noi per tirarci fuori dai guai nei quali ci siamo cacciati.
Le tre Persone divine vengono dunque sulla terra in uno dei momenti più drammatici della sua storia. Loro intento è salvare gli uomini in extremis, e le tre Persone si dividono il compito: l’una inizia il sofferto e fallito patteggiamento con Abramo per salvare tutto e tutti; le altre due si recano a Sòdoma e Gomorra con la motivazione ufficiale di “scendere a vedere” come stanno le cose, ma in realtà per giocare un’ultima carta di salvezza con Lot.
Sappiamo come finì l’azione del Padre con Abramo che, “mercanteggiando la misericordia”, non osò scendere al disotto di dieci giusti, che purtroppo non c’erano. Vediamo come si sviluppa l’azione delle altre due Persone con Lot: “I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete perla vostra. Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono». (Gen. 19,1-3)
E’ interessante sottolineare che tanto Abramo (Gen 18,2 53) che Lot, perché possa scattare l’azione di Dio, devono superare la stessa prova di un amore vissuto nella sua forma più elementare: l’ospitalità.
Solo con l’amore si può entrare in comunione con l’Amore. Se il cuore dell’uomo non si apre all’Amore che bussa, naufraga tutto il progetto di salvezza di Dio.
Sorvoliamo sul pesante episodio del dopo-cena e sul mancato tentativo di coinvolgere nella salvezza i generi e tutto il clan di Lot, ed entriamo nel vivo della fuga di questi e della sua famiglia: “Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città». Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Non guardarti indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Lot disse: «No, mio Signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva». Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore”. (Gen 19, 15-24)
Lot ha superato la prova d’Amore insistendo per avere ospiti i due viandanti e difendendoli dalla furia dei sodomiti. Permette così all’Amore di prendere per mano lui, sua moglie e le sue figlie e di farli uscire dalla città. C’è quasi una “violenza” d’Amore che Dio usa per salvare chi Gli è rimasto fedele.
Lot comincia a correre, ma è vecchio, e presto è costretto ad arrendersi: “No, mio Signore… io non riuscirò a fuggire sul monte! …fammi rifugiare in questa piccola città!” - “Ecco ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato”. Lot entra in Zoar ed inizia la pioggia di zolfo e di fuoco.
Lot, chiedendo di rifugiarsi in Zoar, desidera mettere al sicuro solo se stesso. Il Signore però è ben contento di avere l’appiglio giuridico per salvare tutti gli abitanti di Zoar: la Misericordia del Padre è pronta a salvare il salvabile anche in extremis, purché qualcuno le dia la possibilità di entrare in azione.
Dobbiamo riflettere su questa continua e totale disponibilità di Dio a qualunque richiesta gli venga presentata da un Suo figlio; su questa volontà dell’Amore di Dio che cerca sempre un motivo per assolverci. E dobbiamo meditare sulle parole: “Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato”.
Perché non riusciamo a leggere, in questi strani dialoghi, la volontà che Dio ha di salvare l’uomo? Ha provato con Abramo, ora prova con Lot. Abramo ha bloccato l’azione della misericordia: lui ha stabilito il prezzo, lui è sceso sul prezzo, lui si è fermato. Dio non si è mai fermato nel dire sì, sì, sì perché, lo ripetiamo, non chiude mai il Suo cuore all’Amore. Ora gioca l’ultima carta con Lot.
Cosa sarebbe accaduto se Lot avesse cominciato a gridare: “Signore, ho un crampo ad una gamba… ho un attacco di sciatica…. proprio non posso più muovere un passo… proprio non posso…” e si fosse seduto per terra?
Se Lot, in altre parole, avesse fatto un sit-in, rifiutando di alzarsi, che fine avrebbe fatto la pioggia di fuoco e di zolfo? Non sarebbe potuta scendere, perché lui, Lot, non poteva essere coinvolto: “Fuggi là, perché (= altrimenti) io non posso far nulla…”
Noi oggi siamo in attesa delle catastrofi cosmiche: due terzi dell’umanità dovrebbero perire, e poi guerre, terremoti… Tutte cose che ormai stiamo attendendo di giorno in giorno, come ineluttabili. Ma perché non prendiamo coscienza della nostra potente dignità di figli di Dio? Noi siamo ben più di Abramo e di Lot, noi siamo figli di Dio perché nel Battesimo siamo stati inseriti nella famiglia divina.
Perché non crediamo nella nostra potenza d’intercessione? Noi abbiamo il potere di far scattare la Misericordia di Dio che è ben più potente di tutti i mali e di tutti i peccati del mondo. Dobbiamo solo convincerci che, per realizzare questo piano di salvezza, il Padre nostro ha bisogno di qualcuno che provochi il Suo intervento salvifico.
Lory









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