Fotografia all'infrarosso B&N.

Fotografare l'"invisibile".

La fotografia convenzionale registra immagini generate dal riflesso sul soggetto
delle radiazioni visibili, così dette perché apprezzabili dall’occhio
umano. Tali radiazioni, dal blu al rosso, occupano uno spettro che va, in termini
di lunghezza d’onda, dai 400 ai 750 nm (nanometri = milionesimi di millimetro).

Sotto i 400 nm si hanno le radiazioni UV e al disopra dei 700
nm si ha il campo del IR (Infrarosso).

La pellicola fotografica è normalmente sensibile alle radiazioni di più
corta lunghezza d’onda (quelle blu) ma, con opportune sensibilizzazioni, si può
ottenere una buona risposta anche nel campo IR. Normalmente le pellicole IR in
b&n sono sensibili sia al visibile che all’IR, cosiddetto vicino, e cioè
fino a 900 nm. Per speciali applicazioni scientifiche si può arrivare però
anche a 1200 nm: si tratta in questo caso di materiali del tutto speciali, con
scadenze ridotte nel tempo, che devono essere conservati al freddo, pena la velatura.

La pellicola Kodak “High Speed Infrared” (vedi link a fine
intervento)
è del primo tipo.

Come detto, la pellicola è sensibile anche alla parte visibile dello spettro,
ottenendo immagini che somigliano molto a quelle ottenibili con pellicole convenzionali,
salvo una leggera modifica tonale dei grigi. Quindi se desideriamo registrare
solamente le radiazioni infrarosse, è necessario fare uso di filtri
adatti, tutti reperibili nella serie Kodak Wratten, sotto forma di fogli in
gelatina (da non confondere con la gelatina utilizzata per la realizzazione
delle pellicole)
,
abbastanza delicati e da trattare quindi con cura.

Tali filtri tagliano progressivamente le radiazioni visibili, mano a mano
che si procede con la sequenza: 25A - 70 - 89B - 88A - 87 - 87C.

In particolare, mentre il filtro 25A lascia passare anche parte del visibile
(da circa 580 nm in poi), il 70 lascia passare solo un po’ di rosso
(da 640 nm in poi), il 89B praticamente il solo IR (da 690 nm)
e gli altri tagliano completamente il visibile spingendosi a tagliare anche un
pò nel IR.

Per tale ragione, all’occhio umano, i filtri 88A, 87 ed 87C risultano neri.

Usando filtri per IR si accentua la componente non visibile, che si traduce, nei
paesaggi ad es., in un cielo anche molto scuro, in una decisa eliminazione della
foschia ed in una resa molto chiara del fogliame, dotato di elevato fattore riflettente
per gli IR.

Un altro tipo di applicazioni è quello della fotografia al buio (buio solo
ai nostri occhi).

Un potente lampeggiatore elettronico, che emette normalmente anche nel IR, provvisto
di un filtro a taglio totale del visibile, emette radiazioni che impressionano
la pellicola, senza essere percepite dall’occhio.

La pellicola High Speed Infrared, che può essere considerata una 200
ISO, senza filtri ed alla luce artificiale delle lampade (non è
possibile effettuare misure esposimetriche convenzionali dato che i comuni esposimetri
non lo consentono per ragioni di sensibilità spettrale), può essere
considerata una 125 ISO con il filtro 25A 70 o 89B,
64 ISO con il filtri 87 o 88A e 25 ISO con il 87C.

Lo stesso rapporto di sensibilità può essere utilizzato in luce
naturale, partendo però, senza filtri, da 80 ISO. È
comunque consigliabile effettuare esposizioni multiple, a “forcella” o
anche “Bracketing” (ovvero, scattando più
fotogrammi dello stesso soggetto, sovresponendo e sottoesponendo di uno stop
rispetto al valore indicato o presunto), in modo da
essere ragionevolmente certi che il risultato sia conseguito.

Per la fotografia al buio si può utilizzare un lampeggiatore elettronico,
sulla cui parabola va applicato un filtro IR 87 o 87C in modo che
l’emissione luminosa non sia affatto percepibile all’occhio.

Si procede ricoprendo completamente la parte anteriore della parabola,
senza lasciare fessure da cui possano uscire raggi visibili. Questa tecnica è
particolarmente usata per le riprese della vita degli animali notturni.

In particolare in questo caso occorre fare un certo numero di prove, per verificare,
in queste particolarissime condizioni, l’effettivo NG (numero guida) del lampeggiatore,
che tenga conto dell’emissività IR del sistema e della trasparenza del
filtro in quella regionale spettrale.

In linea di massima, se si fa uguale ad uno il coefficiente di posa dei filtri
25A, 70 ed 89B, si può considerare circa 2 il coefficiente
di posa dei 88A e 87, mentre diventa 5 il coefficiente di posa del
87C, il filtro più denso, che taglia tutta la radiazione al disotto
di 790 nm.

Messa a fuoco: le radiazioni IR vengono deviate meno di quelle visibili;
le condizioni di messa a fuoco sono pertanto differenti, dato che le ottiche non
sono in genere corrette in questo senso.

Operando senza filtri, mediamente è conveniente usare la messa a fuoco
convenzionale.

Usando i filtri è meglio usare la messa a fuoco modificata:
mettere a fuoco con il sistema convenzionale, cioè senza filtro, e poi
spostare il punto di messa a fuoco, risultante sul “barilotto” dell’obiettivo, su
di una
piccola tacca rossa, presente su tutte le ottiche di qualità.

Non disponendo di tale riferimento, si farà avanzare l’obiettivo di circa lo 0,25%
della sua lunghezza focale.

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