Prenotazioni: voli, last-minute...Siti degli utenti: mare, montagna...Tutto Città: mappe stradaliLink consigliati: vacanze, alloggi...
Meteo: italia, week-end...Viabilità: bollettino del trafficoNewsGroup: scuba, cicloturismo...Social Network: amici per viaggiare
economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

I nostri sponsor

Conosciamo il Friuli

La Bora: lacrime di stelle respiro di mare

A cura di Luisa Maria Carretta

Pubblicato il 23/10/2005

Arriva improvvisa, scende dai ripidi pendii di montagna sul mare come se non avesse il tempo di fermarsi, come se volesse sorvolare il mare e andare in altro luogo. È capricciosa, soffia con buffi improvvisi a intervalli, c’è chi la ama, chi ne fa il simbolo di una città intera, chi, quando arriva, si rifugia nei caffè per non cadere tanta è la forza e la sua violenza.

foto intervento

Arriva improvvisa,

 

scende dai ripidi pendii di montagna sul mare come se non avesse il tempo di fermarsi, come se volesse sorvolare il mare e andare in altro luogo. È capricciosa, soffia con buffi improvvisi a intervalli, c’è chi la ama, chi ne fa il simbolo di una città intera, chi, quando arriva, si rifugia nei caffè per non cadere tanta è la forza e la sua violenza.

C’è un soffio di vita che ogni anno, puntuale, arriva a Trieste : la Bora. Quando il grigio dell’autunno e i colori della nebbia si fondono con quelli del mare, quando la città sembra assonnata e l’umidità copre silenziosamente le Rive, quando ti aspetti che nulla possa più cambiare, d’un tratto, scende dall’Altopiano fino alla città, la supera veloce e vola verso il mare.

 

Tutto cambia quando arriva la bora: l’aria pulita, la nebbia spazzata via, l’autunno si congeda e l’aria fredda annuncia l’arrivo dell’inverno. Nelle giornate in cui la Bora spira forte raggiunge una velocità notevole, nella Sella della Bora anche superiori ai 200 km/h, ed è quasi impossibile stare in piedi.
E’ vero, la bora è un vento continentale, secco e freddo, ma al di là delle spiegazioni metereologiche qualcuno la descrive nella leggenda come strega che abita nelle caverne del Carso per nascondersi alla vista degli uomini, uscendo dal suo rifugio in inverno accompagnata dal figlio  Borino, devastando con refoli violenti e gelidi ogni cosa trovi al suo passaggio.


La leggenda più accreditata narra di Bora, dolce ninfa  che abitava nei boschi e d’estate soffiava per portare refrigerio agli uomini. Uomini cattivi, venuti da lontano uccisero il Dio che Bora tanto amava e lei,  per vendetta e per dolore, si trasformò in vento gelido e invernale.
Capita spesso di leggere articoli che parlano della Bora, a Trieste è stata anche costituita nell’estate del 1999 l’Associazione Museo della Bora (AMBO) che propone un’intensa attività di ricerca dei più diversi materiali tra cui testi, immagini e testimonianze relativi alla bora ed al vento.

Eppure, quando la sentirete sulla vostra pelle, vi ricorderete anche di un’altra leggenda che parla di lacrime di stelle e respiro di mare.  E come nel quadro del Botticelli, dal respiro di Zefiro e Clori, dalla loro passione, nasceva Venere e la bellezza, l’amore narra di Bora, quale figlia di Vento, che conobbe  un ragazzo di nome Tergesteo.  L’amore rese queste due entità un unico respiro e li fece vivere sette giorni di passione.
Vento, padre di Bora, continuò a cercare la figlia  disperato, sino a quando una nuvoletta  gli svelò il rifugio segreto degli amanti.
Furente di rabbia, arrivato alla grotta, Vento uccise Tergesteo e Bora, in preda alla disperazione, cominciò a piangere.

Pianse  tanto che le sue lacrime diventarono pietre.
Cielo, impietosito, fece in modo  che Bora potesse rivivere i suoi sette giorni d’amore una volta l’anno.....


Sono quelli in cui, quando andrete a Triste, incontrerete la Bora...

 

 

 

Riproduzione riservata LMC

Immagine riprodotta a fini didattico esplicativi