
«Trieste, non chiudere il tuo cuore»
Nella festa di San Giusto il vescovo Ravignani ha invitato la comunità a
nutrire di Parola e attenzione all’uomo la sua storica vocazione all’accoglienza
Testimoniare «con chiarezza e serenità, senza ostentazione né pavidità,
integralmente la nostra fede» per essere una città ancora più accogliente.
Verso lo straniero ed il diverso.
nbsp;
Ma anche verso la famiglia, cui, fra l’altro, è dedicato il piano pastorale biennale. E verso la comunità, con i suoi problemi: di mancanza di lavoro, ma finanche di preoccupazione per un Corridoio 5, l’infrastruttura di approccio all’Est, che stenta a materializzarsi fin dalla progettazione.
Ancora una volta, il vescovo di
Trieste, monsignor Eugenio Ravignani, ha colto la storica festa del patrono
san Giusto per condividere con la città le ansie e le preoccupazioni della
Chiesa diocesana. Davanti alle massime autorità cittadine, provinciali e
regionali, oltre che ai numerosi fedeli che affollavano la cattedrale di San
Giusto, Ravignani ha ricordato anzitutto la capacità di accoglienza di
Trieste, per affermare che questo è un valore da coltivare ulteriormente.
«Nel rapporto con le Chiese cristiane, nate dall’ortodossia e dalla Riforma,
va reso sempre più fraterno il dialogo fino a favorire impegni comuni a bene
della stessa città», ha raccomandato Ravignani, esemplificando che «con la
comunità ebraica sono vivi rapporti di profonda stima e continuano
iniziative di incontro spirituale» e che «il Centro culturale islamico
manifesta sentimenti di sincero rispetto che cordialmente ricambiamo».
Rispetto ad altre esperienze spirituali, Ravignani ha messo in guardia da
una «religiosità senza nome, magari privata, modellata sul “fai da te”, che
prelude ad una crescita dell’indifferentismo religioso». In un contesto
forse unico in Italia per la sua multireligiosità, «non sarebbe rispettoso
di un dialogo leale non presentarci per quello che veramente siamo», avverte
Ravignani. «Ma ciò presuppone un permanente approfondimento della Parola di Dio, che dà fondamento al nostro credere ed illumina il nostro vivere. E ciò nella preghiera e nello studio, nella meditazione personale e comunitaria,
in cui chiedere luce per le diverse situazioni della vita». Per la famiglia,
ad esempio. Che è il soggetto del piano pastorale della diocesi per il
biennio 2005-2007, conseguenza diretta del convegno ecclesiale concluso
giusto 2 anni fa. «Non sfugge a nessuno la situazione delicata che la
famiglia attraversa nella nostra città e non solo. Chiedere a Dio di
svelarci ancora una volta il suo disegno sull’amore e sulla famiglia pare
necessario perché alla famiglia i giovani si preparino con ancor maggiore
senso di responsabilità e perché trovi sostegno di grazia la fedeltà dei
coniugi e la serenità delle famiglie. Ma - aggiunge Ravignani, pensando alle
numerose e sempre nuove emergenze cui la Chiesa è impegnata a rispondere -
«vorremmo pure che la comunità cristiana si facesse eco di una parola che
possa confortare e consolare quelle famiglie che si trovassero in situazioni
sofferte e difficili e a loro offrisse accoglienza, comprensione ed
affetto».
nbsp;
Accoglienza da estendere al popolo delle migrazioni, che sulla
frontiera triestina si presenta con le più diverse situazioni. «Una città
che nei secoli si è formata con l’apporto di genti diverse non potrà oggi
rifiutarsi all’accoglienza di quanti vengono qui a cercare casa e lavoro -
insiste il vescovo - e chiedono di integrarsi nella nostra società a cui
sentono di poter dare l’apporto del loro lavoro e della loro operosità. E’
un problema serio che richiede prudenza per l’oggi e lungimiranza saggia per
il domani, ma non può essere risolto con le chiusure e con i timori».
Ravignani, peraltro, si rende ben conto dei rischi che l’accoglienza può
comportare. «La nostra città - sottolinea infatti - avverte con
preoccupazione l’offuscarsi di alcuni valori fondamentali che potrebbero
assicurare alla società una convivenza ordinata e tranquilla nel rispetto
delle persone e delle istituzioni e nella legalità. Se ne preoccupa, senza
dubbio, e lo fanno coloro che ne hanno a cuore le sorti». Proprio per
questo, secondo Ravignani, «sarà b ene riproporre con determinazione e con
opportune iniziative i grandi valori della vita, della famiglia, della
dignità del lavoro, dell’educazione alla legalità, del convergere degli
sforzi di tutti per assicurare il bene comune in una convinta ed attiva
solidarietà». Bene comune che in una città di confine e portuale come
Trieste si estrinseca anche attraverso una saggia politica infrastrutturale
per i commerci. Ed il vescovo non nasconde la preoccupazione della stessa
Chiesa perché un’importante opera come quella del Corridoio 5 e delle
direttrici collaterali stenta a farsi strada, finanche sul piano
progettuale. «La nostra città sa che nello sviluppo dei traffici, sempre più
aperti alle aree del centro Europa e non solo, e del suo porto si gioca la
sua prosperità degli anni avvenire. E sa pure che tutto ciò potrebbe essere
compromesso qualora non si superassero, in un dialogo aperto e leale,
diversità di pareri e contrapposizioni pur legittime sulle scelte da
compiere e sui progetti da realizzare. Non vi è dubbio - conclude
Ravignani - che a prevalere saranno la saggezza e l’amore per Trieste».
Francesco Dal Mas
fonte: Avvenire
Immagine riprodotta a fine didattico esplicativo
nbsp;
nbsp;

Luisa Maria Carretta









Anteprima del commento