
Arriva improvvisa..
scende dai ripidi pendii di montagna sul mare come se non avesse il tempo di fermarsi o come se volesse sorvolare il mare e andare in altro luogo. È capricciosa, soffia con buffi improvvisi a intervalli, c’è chi la ama, chi ne fa il simbolo di una città intera e chi, quando arriva, si rifugia nei caffè per non cadere tanta è la forza e la sua violenza.
C’è un soffio di vita che ogni anno, puntuale, arriva a Trieste: la Bora. Quando il grigio dell’autunno e i colori della nebbia si fondono con quelli del mare, quando la città sembra assonnata e l’umidità copre silenziosamente le Rive, quando ti aspetti che nulla possa più cambiare, d’un tratto, scende dall’Altopiano fino alla città, la supera veloce e vola verso il mare.
Tutto cambia: l’aria pulita, la nebbia spazzata via, l’autunno si congeda e l’aria fredda annuncia l’arrivo dell’inverno. Nelle giornate in cui la Bora spira forte raggiunge una velocità notevole, nella Sella della Bora anche superiori ai 200 km/h, ed è quasi impossibile stare in piedi.
La bora è un vento continentale, secco e freddo, ma al di là di spiegazioni metereologiche, che pur occorrono per parlarne, qualcuno si affida alla leggenda di una strega che abita nelle caverne del Carso per nascondersi alla vista degli uomini, e che uscendo dal rifugio accompagnata dal figlio Borino, nei vesi invernali devasta, con refoli violenti e gelidi, qualsiasi cosa essa trovi.
Ma la leggenda più accreditata e forse più suggestiva narra di Bora, dolce ninfa che abitava nei boschi e che d’estate soffiava per portare refrigerio agli uomini. Uomini cattivi, venuti da lontano uccisero il Dio che Bora tanto amava e lei, per vendetta e per dolore, si trasformò in vento gelido e invernale.
La bora è famosa, capita spesso di leggere articoli che la riguardano. A Trieste è stata anche costituita nell’estate del 1999 l’Associazione Museo della Bora (AMBO) che propone un’intensa attività di ricerca dei più diversi materiali tra cui testi, immagini e testimonianze relativi alla bora ed al vento più in generale

Eppure, quando la sentirete sulla vostra pelle, vi ricorderete anche di un’altra dolce leggenda che parla di lacrime di stelle e respiro di mare. Come nel quadro del Botticelli, dal respiro di Zefiro e Clori, dalla loro passione, nasceva Venere e la bellezza, l’amore narra di Bora, figlia di Vento, che conobbe un ragazzo di nome Tergesteo.
L’amore rese queste due entità un unico respiro e li fece vivere sette giorni di passione.
Vento, padre di Bora, continuò a cercare la figlia disperato, sino a quando una nuvoletta gli svelò il rifugio degli amanti.
Furente di rabbia, arrivato alla grotta, Vento uccise Tergesteo e Bora, in preda alla disperazione, cominciò a piangere. Pianse tanto che le sue lacrime diventarono dure pietre.
Ma Cielo, impietosito, fece in modo che Bora potesse rivivere i suoi sette giorni d’amore una volta l’anno…..
Sono quelli in cui, quando andrete a Trieste, incontrerete la Bora…
Luisa Maria Carretta


Luisa Maria Carretta









Anteprima del commento