Il Friulano entra all'Università

Altro che turco, arabo e cinese. L'università apre le sue porte ad una "lingua" ancor meno conosciuta: il friulano. Un po' per salvaguardare un patrimonio culturale che altrimenti andrebbe perso, un po' per formare e specializzare nuove figure professionali capaci di fare da intermediari con le minoranze linguistiche

Altro che turco, arabo e cinese.

L’università apre le sue porte ad una “lingua” ancor meno conosciuta: il friulano.

Un po’ per salvaguardare un patrimonio culturale che altrimenti andrebbe perso, un po’ per formare e specializzare nuove figure professionali capaci di fare da intermediari con le minoranze linguistiche.

La notizia arriva dall’Università di Udine dove da tre anni l’ateneo mette in piedi un corso di lingua a cui partecipano con grande interesse dipendenti pubblici, studenti, cittadini e semplici nostalgici del dialetto.

Un esperimento unico nel suo genere, visto che a parte qualche lezioni di approfondimento sugli idiomi dell’Italia rinascimentale, mai un corso simile era entrato in un aula universitaria.

Il corso organizzato in quattro livelli, dai principianti assoluti agli aspiranti traduttori, partirà tra subito dopo le vacanze di Pasqua nelle sedi di Udine e Pordenone.

“Il nostro ateneo non è nuovo a questo tipo di iniziative - spiega il rettore dell’università Furio Honsell, ormai volto celebre del piccolo schermo grazie alla trasmissione tv ‘Che tempo che fa’ - visto che i nostri studenti all’interno del corso di laurea in lingue possono decidere di studiare anche il friulano. Per loro uno studio qualificato e di alto livello rappresenta anche una buona opportunità di lavoro, soprattutto per chi punta a diventare traduttore o interprete”.

E per il futuro? Fantascienza prevedere la nascita di un corso di laurea interamente in friulano?

“Penso proprio di si - risponde il rettore Honsell - . A mio avviso non si può fare di più di quanto non si stia già facendo. Resta il fatto però che in un mondo dove è stato calcolato che tra trent’anni si parleranno circa tremila lingue in meno, i dialetti devono essere in qualche modo tutelati e valorizzati. E credo che le Università, anche in altre regioni d’Italia, siano gli enti adatti per svolgere al meglio questo difficile compito”.

di MASSIMILIANO PAPASSO

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Pubblicato il 22 aprile 2006 in: Friuli & Lingue

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