I Migliori Investigatori del Secolo

Una veloce carrellata di alcuni degli investigatori che più sono rimasti impressi nell'immaginario collettivo, non tutti ovviamente, solo alcuni. Gli altri a seguire.

I Migliori Investigatori del Secolo

di Sabina Marchesi

Settembre 2004

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Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle

Primo raffinato esempio della detection deduttiva, trae ispirazione dal Mister Dupin di Edgar Allan Poe, che mise così validamente in opera le sue attitudini di ragionamento nel caso di Rue De La Morgue. Inglese, sofisticato e snob, è capace di identificare le caratteristiche psichiche, fisiche e psicologiche di una persona sconosciuta solo maneggiando una lettera, o ascoltandone la voce, o osservandone l’incedere da lontano. Gioca spesso tiri in sordina al suo allegro ingenuo e buontempone assistente e spalla, il fido Watson, esagerando queste sue possibilità da indovino e mettendolo spesso all’angolo. Individua e scova sulla scena del delitto microscopiche particelle o sezioni di tracce che nessun altro vede, e da esse, miracolosamente arriva alla magica arte della deduzione applicata all’ennesima potenza. Si aggira tra le nebbie di Londra, in mezzo a vicoli oscuri, nere carrozze, e lumi a gas, camminando fianco a fianco per contemporaneità con Jack lo Squartatore, nella fumosa metropoli di fine secolo. Con lente di ingradimento e laboratori chimici, scopre ed esamina prove e reperti, giungendo infine alla soluzione del mistero. Sardonicamente afferma che non gli interessa affatto l’intero scibile umano, ma che la sua mente metodica seleziona le informazioni e conserva e registra solo quelle strettamente pertinenti al suo interesse e alla sua attività scartando per default tutte le altre, quando è nervoso suona il violino, ed è un appassionato fumatore di pipa, veste una specie di pastrano a mantellina in tessuto scozzese con il tipico copricapo abbinato. Il suo nemico giurato è il Dr. Morjarti, acerrimo ed eterno antagonista. Sir Conan Doyle stanco di essere monopolizzato dal suo stesso personaggio in un episodio tenta di farlo morire, ma è costretto a risuscitarlo in gran fretta, pressato dalle strenue e quasi violente proteste dei suoi affezionati lettori. A tutt’oggi si calcola che il numero dei siti, riviste, fanzine, e fanclub dedicate a questo personaggio superi di gran lunga quelli dedicati al suo creatore, raro caso in cui un detective di carta diventa più famoso di uno scrittore in carne e ossa.

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Hercule Poirot di Agata Christie

La Christie ha al suo attivo una vasta gamma di investigatori di ogni genere e tipo, da Tommy e Tuppence all’impagabile signorina Jane Marple, ma quello più famoso, benché io personalmente preferisca di molto la sagace e imprevedibile zietta, è considerato in assoluto Hercule Poirot, investigatore raffinato e maniaco, dall’accento francese ma di nazionalità belga. Recentemente si parla di un sospetto plagio da parte della Christie nei confronti di un’anonima autrice di gialli dal nome di Marie Bellow Lowdnes, che ideò antecedentemente un investigatore chiamato Hercule Popeau. La coincidenza certo è sospetta, ma probabilmente si tratta solo di un nome che rimase casualmente impresso nella memoria della Christie, anche perché tutte le similitudini finiscono lì. Ispirato da un personaggio che Agatha Cristhie conobbe in una colonia di emigranti belgi, durante la guerra, il nostro Hercule, come egli ama spesso dire, è un genio del ragionamento logico, o induttivo, a lui non interessano fatti, indizi, e scena del crimine, quel che gli occorre è solo di far lavorare “le sue piccole cellule grigie”. Maniaco ed effeminato, Hercule si impomata i baffi, si copre all’inverosimile con ingombranti cappottoni e chilometriche sciarpe, ha degli enormi problemi con le sue scarpette di vernice a punta, spolvera via minuscoli granellini di polvere in ogni dove, ed è dotato di un apparato radar di tutto rispetto, in quanto tutto sente e tutto vede, nulla gli sfugge e tutto passa poi al vaglio delle sue celluline cerebrali che elaborano le informazioni ed emettono il verdetto, identificando il colpevole, come e meglio di un moderno calcolatore del Pentagono o della Nasa. E’ sua abitudine radunare tutti i sospettati nel medesimo luogo, su appuntamento o convocazione, ed eseguire una minuziosa ricostruzione del crimine esaminando per ciascuno di loro modi, tempi, possibilità, alibi e moventi, scartandoli uno per uno, fino ad arrivare al verdetto finale che inchioda il colpevole senza possibilità di scampo, ma è un essere umano Poirot, e un cavaliere,&#nbsp; e quando può lasciare una porta aperta, per chi preferisce il suicidio alla condanna, chiude un occhio e lascia correre: purchè giustizia in un modo o nell’altro sia fatta.

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Jane Marple di Agatha Christie

La mia preferita in assoluto, questa piccola vecchina che sferruzza interminabili lavori a maglia affondata nella sua poltrona, mentre ascolta le chiacchere svagate della donna delle pulizie, che le riporta il tam tam del villaggio, è un’investigatrice formidabile. Vive in un paesino Miss Marple, ma conosce il mondo, perché come dice “ la natura umana è sempre la stessa”, e riesce a rapportare i casi personali degli indiziati o dei personaggi coinvolti nel crimine, alle esperienze di vita del suo vicinato. Così come noi potremmo dire che una certa persona ci ricorda tale e quale nostro zio Gustavo, allo stesso modo Miss Marple si ricorda di cento piccoli fatti insignificanti che ha visto ripetersi nella vita del villaggio, e che in qualche modo hanno attinenza col delitto, e mettendo in campo le sue fine arti di indagine e di introspezione psicologica svela il mistero ed identifica il colpevole, che poi non tratta da criminale, perché nel suo mondo c’è sempre spazio per la comprensione delle passioni umane, al di là del reato commesso e del riconoscimento delle vere colpe. La sua specialità è vedere le cose attraverso gli occhi degli altri, e come in uno specchio, individuare e focalizzare particolari che agli altri sono sfuggiti, una frase inopportuna, un battito di ciglia, un sussulto, un sospiro, una microscopica inesattezza, un oggetto fuori posto, un minimo dettaglio, qualsiasi cosa basta a Miss Marple per cominciare a collegare i fatti, e quando crede di intravedere una luce, non ha esitazioni a partire in prima persona a caccia non di indizi, ma di informazioni. E’ una che chiacchiera questa vecchina dall’aria angelica, che sa come ascoltare, che ha fatto del pettegolezzo un’arte e la pone a servizio della risoluzione di un enigma. Un enigma per tutti ma non per lei, che con le sue incredibili capacità di immedesimazione e di profonda comprensione della natura umana, vizi e virtù comprese, sa vedere chiaro nella coscienza di molti, anche oltre la comune facciata che viene normalmente offerta. E anche lei come Poirot quando può lascia correre, strizza l’occhio e benedice, perché conosce il mondo e sa che la punizione vera è quella che si subisce dentro se stessi, e che non perdona mai.

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Commissario Maigret di Georges Simenon

Grande creazione di Georges Simenon, questo Commissario Maigret è il cosiddetto uomo di una volta, formalmente corretto, integerrimo, legato alle convenzioni sociali, buon conoscitore delle debolezze umane, ma senza comprensione alcuna delle motivazioni psicologiche o morali, è uno che non perdona, che non vuol perdonare, che non ama il crimine&#nbsp; e non lo tollera, la sua conoscenza della miseria umana è tale da non permettergli mai il minimo cedimento, rigido esponente delle forze dell’ordine vuole il colpevole assicurato alla giustizia. Commissario della leggendaria Suretè di Parigi gode del rispetto e della stima incondizionata&#nbsp; di tutti i suoi uomini e della sua quasi invisibile ma sempre presente e pazientissima moglie, che gli perdona sempre ritardi e malumori, come ogni moglie di un poliziotto dovrebbe saper fare.&#nbsp; Maigret è uno che la sera quando torna a casa si siede a tavola e mangia di gusto, sorbisce un bicchierino di pernod, e tra le mura di casa, con la moglie che si offre come muta confidente, rielabora le informazioni, si pone interrogativi, riflette, e ragiona, riempiendo continuamente il fornelletto della pipa che lo aiuta a pensare. Tra gli interrogatori al Quai des Orfevres, gli spuntini ordinati alla Birreria Dauphine, i grandi boccali di Birra, e i bicchierini di Pernod, la giornata di Maigret scorre costante come i binari di un tram. La moglie lo chiama Maigret, e lui la chiama Signora Maigret, e contestualmente le chiede se gli ha messo da parte i crauti, lei si preoccupa della sua salute, lui è una buona forchetta e mangia a quattro palmenti. Sembra quasi uno di famiglia, potrebbe passare per un nostro burbero zio, e in questo Gino Cervi ne diede un’interpretazione magistrale nella serie Tv trasmessa dalla Rai negli anni 60. Un investigatore atipico, quasi casalingo, domestico, uno che in vita sua non ha mai impugnato una pistola, perché non gli serve. Usciti nel 1931 i romanzi del Commissario Maigret proseguono in una serie praticamente ininterrotta fino al 1950, sono più di settanta e recano tutti nel titolo il suo nome.

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Nero Wolfe di Rex Stout

La prima volta che ho letto un romanzo con Nero Wolfe, era in un’edizione purgata del primo dopoguerra, e la sua fida spalla Archie Goodwin, aveva come di norma in quell’epoca che condannava l’esterofilia, il nome rigorosamente tradotto in italiano, per cui avevamo Nero e Baldo, una sorta di Gianni e Pinotto, insomma. Ma fin da subito questo pigro indolente detective, che ricordiamolo investiga solo per puro sacrosanto e indecoroso bisogno di denaro, diviso a metà tra la sua passione per&#nbsp; l’alta cucina e la coltivazione delle orchidee, ha saputo affascinarmi, forse perché è un tipico antieroe, un debole, un viziato, un originale, un egoista, insomma è una persona normalissima, proprio come noi, intrisa di debolezze e di difetti.. Wolfe ha il dono di un cervello che sa come far funzionare, e siccome le sue abitudini e lussi personali sono ahimè assai dispendiosi essendo uno che ama la vita comoda quasi all’eccesso, e visto che è totalmente incapace di rinunciare alle sue comodità e ai suoi vizi, a volte è costretto, suo malgrado, dietro le solerti insistenti del fidato segretario Archie, ad accettare qualche caso, che risolve rigorosamente da dietro la comoda scrivania nella sua comoda poltrona dentro il suo comodo studio nella sua comoda personalissima e privata casa di arenaria grigia, appositamente costruita a sua immagine e somiglianza.&#nbsp; Apparentemente incapace di sentimenti umani, odia le donne, ama il buon cibo e la buona tavola, la raffinata conversazione, la letteratura, e la buona compagnia accuratamente selezionata. Fa fare il lato sporco del suo lavoro, quello di indagine puramente detta,&#nbsp; alla sua spalla e segretario Archie Goodwin, che oltre a riscuotere un discreto successo con il genere femminile ha anche l’utilissima virtù di saper riportare al suo padrone, mentore e genio una conversazione interamente riprodotta nei minimi dettagli così come l’ha ascoltata. Così Wolfe, che tra le sue eccentriche abitudine ha quella di non uscire mai di casa, usufruisce di una sorta di terzo occhio verso l’esterno, e di qualcuno che svolge il lato hard boiled della detection, capace anche di fare a scazzottate nel più puro spirito del genere alla Chandler. In ogni caso questo originale investigatore, mastodontico, pigro, indolente e misogino, pur con tutte le sue stranezze possiede un certo suo fascino particolare, con i suoi incredibili pigiami gialli, mentre sale in ascensore per raggiungere la sua camera da letto, mentre culla gli innesti delle orchidee come se fossero bambini, mentre conta le capsule delle bottiglie di birra che ha bevuto durante la giornata, mentre comincia a pensare al caso, a comando, a una certa ora come convenuto e come d’abitudine, esso ci trasmette tutte le sue umane debolezze con incredibile modestia, e per una volta, senza prosopopea, riesce a farsi amare come pochi hanno fatto.

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Philo Vance di S.S.Van Dine

Appartenente all’alta società, disincantato, allegro, ironico, mordace, sagace e un tantino amorale, Philo Vance è il prototipo perfetto dell’uomo di mondo, ricevuto nei salotti alla moda, segue la stagione teatrale, frequenta i migliori ristoranti e si ritira al club. Una vita di altri tempi, un investigatore di altri tempi, dotato di uno spirito umoristico e satirico alla Oscar Wilde, è capace di indagare con arguzia nei delitti del bel mondo, e non. Le sue raffinate capacità intellettuali, la sua cultura, le sue conoscenze altolocate, quel suo modo di parlare a ruota libera, saltando da un argomento all’altro, le sue frecciate improvvise che senza preavviso mirano al sodo, e colpiscono a fondo, contribuiscono&#nbsp; a farne un investigatore atipico,&#nbsp; di elite. Tendenzialmente predestinato a diventare antipatico, per tanta raffinata perfezione, suscita invece nel lettore una sorta di paternalistica complicità, proprio perché si indovina in lui quel fascino senza tempo di un ragazzo troppo cresciuto, di un giovanottone che bamboleggia in società, di un indolente che stenta a mettere a fuoco la dura realtà, intontito com’è dalle mollezze e dai lussi del suo lucente mondo dorato. Ma Philo, bravo ragazzo, quando vuole scende dagli alberi (famosa la scena di un suo romanzo in cui investiga, e tra parentesi ascolta indisturbato discorsi traditori e rivelatori, standosene appollaiato su un ramo di un albero durante una festa in maschera) e fa funzionare il cervello riuscendo a collegare gli eventi, domandando, immaginando e osservando, fino a quando non giunge a compimento del suo percorso investigativo e mette a fuoco la verità, procedendo sempre con raffinatezza, eleganza, savoir fare, e quel non sense tipicamente inglese, che a volte spiazzano il lettore europeo, ma che gli conferiscono, forse proprio per questo, un carisma innegabilmente irresistibile.&#nbsp;&#nbsp;

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Padre Brown di Gilbert Keith Chesterton

Ingiustamente considerato un eroe investigativo di serie B, forse a causa del suo buonismo latente, Padre Brown fu uno degli eroi della mia infanzia, assieme alla mitica e indimenticata Nancy Drew, e mi proiettò in un mondo matematico, quello del giallo, dove superati i momenti di confusione iniziale, le tessere del mosaico tendenzialmente tornano ognuna al loro posto, fino a farti piano piano intravedere il percorso completo, il quadro nella sua interezza, e questa visione scientifica della vita, dove sistematicamente ogni elemento si colloca e si interseca, fino ad ottenere un risultato omogeneo ed armonico, si avvicina di molto al contesto religioso in cui Padre Brown si trova a muoversi. Credo che il motivo per cui la letteratura gialla rilassi tanto e venga considerata, a ragione, un genere di intrattenimento, sia proprio questo, la matematica semplicità con cui eroi di tutti i giorni, normalissimi e tranquilli, dalla dimensione squisitamente umana, come appunto Padre Brown, riescano a reintegrare pezzi di realtà che si erano fusi, e a ricostruirli.

Credo che tutto questo, come la religione del resto, contribuisca a trasmettere sicurezza, a fornire risposte, a considerare le cose sotto un punto di vista più equilibrato, razionale ma con una piccola spinta del cuore. E questo fa Padre Brown, vive la vita con tutte le sue brutture, i suoi drammi, le sue grandi e piccole tragedie, e non giudica mai, ma esamina le cose come un matematico, osserva, somma e addiziona, sotrrae, divide e poi moltiplica, mischia i dadi, e poi tira fuori dal sacchetto, come un prestigiatore, la soluzione giusta, che in fondo avevamo sotto gli occhi fin dall’inizio. Proprio l’ingenua semplicità con cui esegue ogni volta questi piccoli giochi di prestigio ha contribuito,a&#nbsp; torto, a relegarlo negli eroi della letteratura gialla di seconda classe, mentre invece a ben guardare, è in fondo uno degli investigatori migliori, dotato come Miss Marple di una conoscenza della natura umana e delle sue antiche debolezze che più approfondita di così proprio non potrebbe essere. E come Miss Marple il suo lato umano predomina sempre e condisce di comprensione anche i delitti più efferati, sapendo elargire al colpevole comunque la certezza se non del perdono, almeno di un’accettazione dei suoi limiti umani e delle sue umane colpe.

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Ellery Queen di Dannay e B.Lee

Uscito nel 1929 il primo romanzo di Ellery Queen, firmato da Ellery Queen, destò scalpore perché si pensava che dietro questo pseudonimo si celasse un qualche famoso scrittore in vena di esperimenti gialli, questo la dice lunga sulla valenza dell’opera, che fu da subito scambiata per la produzione di uno scrittore esperto e smaliziato, completamente padrone dei segreti del mestiere, mentre invece era opera prima di due sconosciutissimi figli di immigranti polacchi, che riuscirono tra l’altro a nascondere benissimo il loro segreto per oltre un decennio, uscendo infine allo scoperto e fondando poi la famosissima rivista Ellery Queen’s Mistery Magazine.

Ellery, quello di carta, è figlio di un Ispettore di Polizia, vedovo, vive con lui in una casa disordinatissima, mettendo il genitore alle corde con la sua proverbiale distrazione e smemoratezza, giovane intellettuale spilungone e giuggiolone, collabora saltuariamente e non ufficiosamente con il padre alla soluzione dei casi più intricati, e spesso opera al suo fianco nel corso degli interrogatori o dei sopralluoghi sulla scena del crimine, perfettamente informato sui fatti, è finalmente in grado di giungere a un passo dalla soluzione, ma di solito lo vediamo annaspare nel finale perché qualcosa, alla fine sembra non quadragli, basterà poi un’illuminazione minima, un dettaglio, un nonnulla per collegare miracolosamente anche l’ultimo filo ed identificare il colpevole, ma attenzione, con tanto di prove, perché è pur sempre figlio di un Ispettore di Polizia e&#nbsp; sa bene che senza prove non si arriva lontano. Anche lui come Poirot usa riunire e radunare tutti i sospettati, per poi far scattare la trappola, e ricostruire ad personam movente, occasione, e modalità, per poi scartare via via gli indiziati e stringere il cerchio attorno all’unico e solo vero colpevole. Un genio dell’investigare, che usa la sua intelligenza con acume, e che rimane incredibilmente simpatico perché, come tutti i geni, è un po’ toccatello, smemorato&#nbsp; e distratto. Un vero pasticcione nella vita di tutti i giorni ma una mentalità eccelsa nell’arte dell’investigare.

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