QUANDO SI DICE "GIALLO" SI INTENDE MONDADORI

Pubblichiamo parte dell'interessantissima rassegna del Giallo presentata sul sito

Non è possibile iniziare questa rassegna se non partendo dalla casa editrice Mondadori, la quale, con la sua celebre collana de “I Libri Gialli”, ha connotato decisamente il genere in Italia (sia nell’anteguerra che nel dopoguerra). Per questo motivo fu spesso imitata, ma mai eguagliata, sia come livello degli autori, che come qualità delle storie presentate, per non dire poi dell’impeccabilità del prodotto editoriale che veniva infine fornito ai lettori. In effetti, ancora oggi qui da noi, quando si pensa a un romanzo del genere di quelli che ci interessano, si dice semplicemente giallo, tenendo ferma la denominazione che fu felicemente coniata da Arnoldo Mondadori per battezzare la serie della quale forse neanche lui stesso aveva previsto tutta la fortuna. Si deve dire però che il riferimento a questo colore per il nostro tipo di narrativa non è un’esclusiva invenzione di Mondadori, nonostante quanto si creda comunemente - e come viene riportato per esempio nel “Catalogo Storico” della casa editrice, secondo cui “il termine appartiene unicamente alla cultura italiana”. Si fa al contrario esplicito riferimento a una yellow-backed novel in un racconto del volume “Le avventure di Sherlock Holmes” (e precisamente: “Il mistero della valle di Boscombe”), che fu pubblicato per la prima volta in “The Strand Magazine” negli anni 1891-1892. Ma ancora prima che da Conan Doyle, l’espressione fu usata nel poema “The Ring and the Book”, dell’inglese Robert Browning, il quale, riferendosi ai particolari di un processo per omicidio avvenuto a Roma nel 1698, informa di averli appresi da un old yellow book, da lui acquistato in Italia1. Certo è però che, solo in Italia, e grazie a Mondadori, si può dire semplicemente “giallo” per far comprendere al volo di cosa si sta parlando. In altri paesi, nessuna espressione così sinteticamente azzeccata si è imposta in modo univoco per contrassegnare il genere. In quelli di lingua anglo-sassone si usa distinguere, cosa peraltro non sempre facile, tra detective, crime e mystery stories, o thrillers. Qualcosa di simile avviene in Francia, dove si parla di roman noir, criminel, o di detection, etc., anche se in quest’ultimo paese si è di recente affermata il termine polar, per indicare tutto quel genere di storie che, come i gialli, presentano un quadro della società visto dall’esterno, immediato, esatto, fedele, ma non approfondito dall’interno, e quindi non riproducibile (secondo alcuni, cioè, sarebbe proprio come avviene per l’immagine scattata da una polaroid, che non possiede un negativo dal quale si possano fare delle copie - ma è chiaro che il termine fa anche riferimento all’appellativo policier).

Abbiamo già detto che la “collana madre” della Mondadori fu quella de “I Libri Gialli”, il cui primo numero uscì nel settembre del 1929. Questa ebbe una cadenza quasi sempre quindicinale, anche se le prime uscite furono bimestrali, e quindi mensili, con l’intervallo che separava due uscite successive a diminuire mano a mano che cresceva il successo della serie. Gli ultimi tre numeri, nel 1941, tornarono ad avere cadenza mensile. Era costituita da volumi di formato M, rilegati, DA (intorno alle 250 pagine), con copertina di cartone rigido di colore uniforme arancione (con l’eccezione dei primi 38 numeri, nei quali si alternavano diverse colorazioni, ed erano presenti anche alcune decorazioni geometriche - dal N. 220 in poi la copertina diventò invece flessibile), e arricchiti da una sovraccoperta (tranne i primi 4 numeri), oggi molto ricercata, illustrata da un bel disegno a colori su sfondo giallo (che, nei detti primi 4 numeri, era riportato direttamente sulla copertina). Insomma, veri e propri libri, ben degni di essere conservati in una biblioteca con delle pretese. All’interno, il profilo di una palma con la sigla AM, che fa oggi chiamare questi preziosi reperti “palmine”; all’esterno, il disegno riprodotto sulla sovraccoperta era inserito nel famoso cerchio rosso (il cosiddetto “cerchio magico”), un marchio che avrà anch’esso particolare fortuna come uno dei segni distintivi del genere (a eccezione dei primi 4 numeri, quelli senza sovraccoperta, nei quali il disegno era invece inserito in un esagono). C’è da aggiungere che neanche il cerchio rosso era proprio un’idea originale della Mondadori, visto che compariva a contornare la firma del celebre scrittore inglese Edgar Wallace nella copertina dei suoi romanzi, a partire dal primo pubblicato nel 1905 (e, come vedremo, proprio Wallace compare tra gli autori più ricorrenti nei gialli Mondadori).
Terminiamo questa presentazione generale ricordando il nome di una delle persone che, dopo una breve esperienza come editore in proprio2, fu sin dai primissimi tempi nel gruppo dei collaboratori dell’editore per quanto atteneva al giallo, in relazione alla scelta dei testi da proporre e alle traduzioni: si tratta di Alberto Tedeschi, che sarà oltre che traduttore di gran parte dei libri pubblicati nella parallela collana dei “Gialli Economici Mondadori”, della quale parleremo tra poco, anche curatore della stessa, e, più tardi, mitico direttore della serie de “Il Giallo Mondadori” del dopoguerra, dal 1955 fino alla morte, avvenuta nel 1979. Val forse la pena di ricordare che alla memoria di Alberto Tedeschi è stato intitolato il premio per il miglior giallo inedito di autore italiano assegnato per diversi anni prima al Mystfest di Cattolica, tradizionale appuntamento del cinema e dell’editoria gialla in Italia, poi, nelle ultime edizioni, a seguito di una antipatica e spiacevole scissione, durante il Noir in Festival, organizzato prima a Viareggio, e in seguito a Courmayeur3.
Passiamo adesso a occuparci in dettaglio dei volumi della collana, non senza aver prima notato che nelle uscite 263 e 264 non compare in modo esplicito il numero di serie.

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