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Case Editrici

Non Solo Parole Una Scommessa sul Mercato Editoriale

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 01/05/2005

Ecco come questa dinamica realtà editoriale si pone nei confronti di un mercato forse molto agguerrito, ma sicuramente pieno di lacune da colmare.

Intervista rilasciata da Raffaele Calafiore

NonSoloParole Edizioni

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DOMANDE SULLE VOSTRE COLLANE EDITORIALI TEMATICHE DEDICATE AGLI APPASSIONATI DEL GENERE GIALLO, NORI, MISTERY, THRILLER ED HORROR.

 

Ultimamente molte collane dedicate al Giallo e Noir tendono a sconfinare nel Pulp o nello Splatter. Qual'è la Vostra posizione in proposito?

Mah, credo che questo rientri solo nelle caratteristiche di un tempo

 

Le vecchie e nuove collane editoriali dedicate al genere Giallo, Thriller e Noir, con qualche coraggiosa puntata verso il genere Horror, si stanno rivelando una scelta vincente.

Sicuramente rappresentano una nicchia interessante del mercato. E poi, credo che questo rispecchi le caratteristiche di un tempo in cui forse un pubblico più ampio cerca nuovi stimoli, nuove emozioni dalla lettura.

 

Quali sono i motivi di questo fenomeno di pubblico?

Credo ci sono i cultori da sempre del genere…e quelli fanno parte della nicchia di mercato. Quando questa da nicchia comincia ad essere qualcosa di più ampio, ecco che allora bisogna chiedersi del perché più gente si avvicina a questo genere. Fenomeno delle operazioni di marketing? Sicuramente anche questo e non è poco. Ma sicuramente c’e’ anche il mutamento del gusto, con un pubblico che chiede di più, in emozioni e contenuti. Comunque un diverso a quello cui si sono assuefati. Non dimentichiamo che il nostro consumismo di porta a “consumare” di tutto e di più, pur di consumare…ed allora un genere nuovo può comunque andar bene, soprattutto se poi rivela anche emozioni nuove.

 

 

Forse si tende ancora considerare questo tipo di letteratura un intrattenimento di serie B, o le cose stanno diversamente?

Ma non credo che esista una letteratura alta ed una bassa. Una di serie A ed altre di serie inferiori. Esistono i libri scritti bene e che hanno una storia.  Poi ci sono i generi che magari si susseguono e si alternano con le mode.

 

O questo sta solo a testimoniare ancora una volta che il lettore medio ha una paura quasi atavica nei confronti delle cosiddette letture “impegnate” o “impegnative”?

No, non credo. Con l’operazione libri allegati a quotidiani, libri a basso costo, nelle case di italiani sono entrati milioni di volumi. E tra questi ci sono molti dei classici. Speriamo solo che no faranno pendant con l’arredamento e che siano usati

 

Anche nella letteratura come in ogni altro genere di cose si assiste spesso a fenomeni di corsi e ricorsi storici in cui i riflussi di tendenze precedenti continuano a influenzare fortemente il mercato, è questo il motivo del prolificare di tutti i generi Mistery, Detection, Procedural, Techno e Legal Thriller?

Saranno anche ricorsi, ma si finisce poi per sviluppare comunque un nuovo linguaggio adeguato ai tempi.

 

Si dice che anche al Cinema il crescente favore che il pubblico riserva a pellicole inquietanti e terrorifiche sia dovuto al bisogno che la gente ha di provare comunque emozioni forti, per scuotersi dalla noia e dalla ripetitività ciclica del nostro attuale stile di vita. Siete d’accordo? E’ allora questa la molla che attira i lettori verso gli scaffali Horror e Noir delle librerie?

Sicuramente è valida anche questa ipotesi. IL bisogno di vedere proiettati, in una sorta di catarsi, la figurazione dei propri mostri interni (leggi stati d’ansia).

 

E’ vero che gli appassionati del genere Giallo e Noir costituiscono una sorta di mondo parallelo? Una specie di mercato di nicchia dalle insospettabili proporzioni?

Un mercato di nicchia, solido e costante nel tempo che può avere un allargamento di utenza per operazioni di marketing o per i corsi e ricorsi in un’epoca alla ricerca sempre di un qualcosa di nuovo.

 

 Dicono che il Giallo, con la sua logica rassicurante e matematica, e il Noir, con la sua fredda e impietosa introspezione psicologica, siano in realtà due facce della stessa medaglia che rappresenta efficacemente  in fondo la nostra vita reale di tutti i giorni. Allora è questa la vera spiegazione della vitalità tutto sommato insospettata di questo intramontabile genere?

Due facce di una stessa medaglia anche se poi i confini tra l’uno e l’altro si assottigliano sempre più generando anche delle sovrapposizioni.

 

E i mostri sacri che non cesseranno mai di rappresentare un costante punto di riferimento e di comparazione?

Mah, le parlo secondo un gusto personale. Un autore che apprezzo tantissimo è sicuramente Simenon prima maniera.

 

E infine Voi in persona, cosa preferite leggere?

Bella domanda questa. Quando si legge per professione, si finisce col leggere a catena una marea di libri che probabilmente in altri momenti non avresti letto. Mi spiego meglio con un esempio. Sono un po’ di mesi che stiamo lavorando sul secondo libro di Cinzia Tellarni il cui titolo sarà “L’altra - Percorsi della perversione”. Ecco, essendo questo un libro bello forte, abbiamo sentito i bisogno di documentarci sul già pubblicato, dai classici come ai contemporanei, libri freschi di stampa. Ne’ è venuta fuori una piacevole scoperta di testi che probabilmente non avrei mai comprato ma che a lettura avvenuta, mi ha fatto piacere conoscere. Ecco, non funziona sempre cosi, ma tra redazione e comodino, ci sono sempre una marea di libri dettati dalle circostanze. Quando poi mi ritrovo a girare per librerie o mercatini, allora vado alla ricerca di titoli curiosi, lontani dagli echi dei media e meglio se di piccoli editori.

 

 

DOMANDE GENERICHE SULLA CASA EDITRICE, LO STATO DELLA LETTURA E IL PANORAMA EDITORIALE ITALIANO

 

Perchè una casa editrice come la Vostra? Qual è la sua collocazione attuale?

Guardando il panorama editoriale nazionale, sicuramente una posizione marginale, parlando in termini di grandezza. Per quanto concerne i contenuti, non abbiamo scelto una linea di specializzazione, ma semplicemente essere testimoni del nostro tempo e provare a “scovare” i narratori di domani.

 

Le collane editoriali in genere sono qualcosa di misteriosissimo, difficile da comprendere per i non addetti ai lavori. A  volte non è facile differenziare le case editrici in base alla tipologia di pubblicazione da loro trattata. Qual è il modo migliore per farsi un'idea rapida e chiara in proposito?

La miglior cosa rimane in ogni caso leggere le pubblicazioni di quella casa editrice con cui si intende relazionarsi. Sono i libri a veicolare la linea della casa editrice. Le collane poi non sono certo un mistero arcano, anzi, aiutano meglio a conoscere gli ambiti di ricerca di un editore, la linea e la sua collocazione. Spesso già dal nome si può azzardare un contenuto e poi, restano comunque una linea programmatica di ricerca.

 

Una nota dolente, quanti autori ai quali avete concesso la Vostra fiducia, hanno poi pubblicato la loro seconda opera con altre case editrici?

Consideriamo la casa editrice essenzialmente una palestra dove formarsi. Abbiamo autori come Luca Musella che hanno pubblicato anche quattro libri con noi. Ed altri, come Cinzia Tellarini, Luciano Mallozzi, Donatella Placidi che se non hanno già pubblicato un secondo libro, sono in fase di pubblicazione. E comunque, nella realtà della piccola casa editrice, si finisce per lavorare veramente gomito a gomito anche con gli autori. Che poi qualcuno possa decidere di migrare altrove capita, lasciamo sempre massima libertà di scelta.

 

Il sodalizio tra autore ed editore quanto è importante nei rapporti futuri lavorativi e professionali? Insomma credete che sentirsi coperto alle spalle da una casa editrice che lo sostiene o lo incoraggia possa aiutare un autore nella sua attività di scrittore, lasciandolo libero da pressioni e da incertezze?

Il sodalizio è un elemento essenziale. Solo facendo un gioco di squadra si può pensare di vincere. E vincere per noi significa denunciare la nostra esistenza in vita e veicolare dei contenuti.

 

Si assiste costantemente a un continuo prolificare di case editrici altamente specializzate su una tematicità specifica, giova differenziarsi o è solo fonte di una sterile settorizzazione in un campo dove francamente l’informazione stenta a volte a farsi strada?

Si, è vero, negli ultimi tempi stiamo assistendo alla nascita di molte case editrici che iniziano la loro attività in ambiti di ricerca altamente specializzati. Ma a volte mi domando: è realmente editoria indipendente, nel senso slegata da gruppi, o un tentativo di fare gruppo, sviluppando solo tematiche differenziate tra loro? In questo caso, parliamo solo di sigle che finiscono col coprire un ambito di ricerca per far pesare meglio “il gruppo” sul mercato. In altri casi, credo sia una forma di risposta al mercato eccessivamente controllato dalle major, ricavandosi una nicchia di ricerca ben specifica.

 

Quanto pesa il Marketing nell’andamento economico di una Casa Editrice, quanto investite nelle campagne promozionali per il lancio di un prodotto o di un autore, e quali sono i risultati che di solito si conseguono con questi investimenti?

L’investimento in marketing e promozione è sicuramente importante e può determinare il successo di un’opera. Ma è questo un aspetto che va legato immediatamente alla distribuzione e intrecciato con essa. E comunque, il problema delle piccole case editrici è anche quello finanziario. Più di tanto non si riesce, o perlomeno bisogna aspettare che ci siano dei rientri per poter reinvestire.

 

E’ veramente possibile “influenzare” il mercato con una vigorosa campagna mediatica di promozione e marketing?

Sicuramente si, anche se poi il vero responso lo da il pubblico. Lo stesso che può amplificare col passaparola quanto iniziato col il marketing. E comunque rimane un passaggio importante per l’influenza del mercato.

 

Come mai le presentazioni degli autori in libreria vanno spesso pressappoco quasi deserte? La gente ha paura di aggregarsi, di farsi coinvolgere, di rapportarsi personalmente con un autore, famoso o meno che sia?

Mah, il problema è che molte volte, diciamolo, le presentazioni sono un po’ noiose e si assiste ad una passerella di amici e parenti pressoché “obbligati” a presenziare all’evento. Ma non è questo un problema solo degli esordienti. Ho assistito a presentazioni con in sala anche solo tre persone, e di certo non erano autori esordienti. Diciamo che è importante, sicuramente il grande nome, l’autore affermato, ma è anche importante il tema che si propone. Da un po’ stiamo  cercando di sviluppare dei temi partendo dallo spunto che un libro può offrirci. Temi che possano coinvolgere a vario titolo un pubblico più ampio. Ma sappiamo anche che alle nostre presentazioni dovremo sì fare i conti con sale piene di 50/80 persone, ma dovremo anche fare i conti con quelle presentazioni diciamo “vis’a vis”. Fa parte del gioco. E comunque, una spettacolarizzazione dell’evento, senza perdere in contenuti, credo possa essere una carta vincente.

 

 

Nell'attuale panorama editoriale cosa contraddistingue la Vostra casa editrice dalle altre? In cosa vi distinguete, su quali settori siete specializzati?

Non abbiamo una specializzazione. Diciamo che vogliamo essere testimoni del nostro tempo con un concerto polifonico di voci. C’e’ poi il tema della marginalità, quello che non sempre riusciamo a vedere o che no vorremmo vedere che ci caratterizza in alcune collane. E poi c’e’la grande scommessa degli esordienti.

 

Avete in mente progetti particolarmente interessanti, nuove collane, qualcosa di aggressivo da proporre al mercato editoriale?

E’ appena partita una collaborazione con l’Associazione Officine Malatesta di Montefiascone, che prevede delle co-edizioni. IN questo caso ci siamo dati lo scopo di una collana che potesse essere territoriale e raccogliere “reportages, storie, umori” di un territorio e le sue genti, la Tuscia, nel passato come nel presente. E’ questo un primo esperimento di un progetto più ampio. Aprire una sezione del catalogo, che abbiamo chiamato OPEN,  ad associazioni che operano sia sul territorio che nel sociale in modo professionale e continuativo e veicolarne i contenuti e le ricerche, secondo una logica di co-edizione. Crediamo fermamente che la piccola editoria, pur salvaguardando la sua indipendenza, debba aprirsi a nuove realtà e spingersi oltre nello sviluppo delle sinergie.

 

Che metodi usate, oltre ai parametri delle vendite, per capire cosa si aspetta e cosa cerca il lettore comune quando girovaga per gli scaffali delle librerie?

Se pubblicassimo solo in base alle esigenze del lettore…ahime’, dovremmo solo pubblicare libri leggeri, satirici o cmq pubblicizzati… ma torniamo al problema di sopra. Il vero problema e che forse quel lettore attento che gira tra gli scaffali, non condizionato dal grande nome o dall’operazione di marketing, difficilmente riusciamo ad incontrarlo, poiché anche le librerie, al pari dei supermercati hanno dei parametri di redditività delle aree…e capirà che gli spazi in bella mostra devono per forza di cose essere occupati da libri ben pubblicizzati.

 

Come spiegate il grande successo editoriale delle opere allegate in vendita in edicola con quotidiani e periodici settimanali? Forse la gente ha paura di entrare in una libreria?

Diciamo che la vendita di libri allegata ai quotidiani è stata un grande successo, per le opere proposte, per il basso costo… ma diciamo pure una cosa: un quotidiano che vende centinaia di migliaia di copie, e che al suo interno, oltre alla pubblicità diffusa su diversi numeri e testate del gruppo, dedica l’intero paginone della cultura a quel libro allegato… capirà bene che il ritorno in termini di vendita è assicurato. E poi vorrei aggiungere ancora una cosa. Forse è vero, i quotidiano hanno avuto il pregio di raggiungere un numero elevato di lettori che probabilmente ha difficoltà a raggiungere, e non solo geograficamente, le librerie.

 

Si dice che uno scrittore non deve essere uno che pensa, ma uno che ha già pensato. E' importante il distacco dagli accadimenti narrati, nella modalità espressiva di un autore?

Credo che la vita o la si vive o la si racconta. Le due cose fatte in contemporanea, rischiano qualche confusione o comunque un’approssimazione dettata solo dall’emozione

 

Parlando delle basse medie di lettura del nostro paese, si assiste invece a un forte incremento degli aspiranti scrittori, forse perché è più facile essere un abile scrittore che un buon lettore?

Si, questo è un dato drammatico. Ci ritroviamo caterbe di manoscritti di gente cha manco ci conosce, e manco lontanamente ha visto un nostro libro, che spedisce a destra e a manca per la smania di vedersi pubblicare il testo. E poi credo pure che questo sia un difetto dei nostri tempi: essere sempre pronto a parlare (leggi pubblicare) che non in certi casi porsi in una condizione di ascolto (leggi leggere)

 

Diceva Oscar Wilde che non esistono libri “buoni” e libri “cattivi” ma molto più semplicemente libri scritti “male” o scritti “bene”. Fondamentalmente è una grande verità, ma ancora assistiamo al fenomeno, francamente preoccupante per il nostro panorama letterario, di assoluti sconosciuti scrittori “famosi” in qualche altro campo che si cimentano con la scrittura.  Al di là degli indiscussi ritorni economici dovuti a una sensazionale campagna promozionale, come si può ragionevolmente ritenere che comici, attori, calciatori, cantanti e uomini politici si possano cimentare validamente con la scrittura? E’ come se un meccanico decidesse di emulare Rembrandt, tanto per fare un esempio, senza mai essersi cimentato prima con un’analoga esperienza artistica.

Mah, sui contenuti non metto bocca! La risposta certa è che quel nome, proprio perché pubblicamente conosciuto, abbinato ad una buona campagna promozionale, assicura vendite.

 

 

L’ultimo rapporto italiano sulla lettura dipinge il nostro paese come un grosso animale indolente e pigro, da che cosa deriva secondo Voi questo fenomeno? Colpa delle scuole, della cultura, dell’educazione, della mancanza delle istituzioni o delle strutture che non riescono a sostenere come dovrebbero e a incrementare la lettura nell’età scolare?

Sicuramente ci sarebbe bisogno di un’educazione al confronto e alla lettura già in età scolare. I ragazzi andrebbero stimolati di più. Ma non dimentichiamo anche un altro fattore. Oggi si vive una sorta di comunicazione globale e gli stimoli che ne susseguono sono dei più diversi. E’ più facile intrattenersi con un telefonino a scambiare sms, con un computer, ascoltare un cd, vedere un dvd…tutte cose che permettono una fruizione, e se vogliamo un consumo veloce ed immediato, diverso da quella che può essere la fruizione di una storia scritta.

 

 

Un cenno sugli autori che stanno pubblicando con Voi in questo periodo, sulle Vostre “scoperte” editoriali, sulle scommesse “vincenti” che avete intrapreso nei confronti del mercato editoriale italiano.

Sono quasi tutti giovani con delle storie immediate e spesso delle storie di dentro. Ecco, proprio in questo giorni usciranno due libri che parlano dei disturbi dell’alimentazione. Sono due storie di dentro, scritte da due autrici distanti anche geograficamente, Mary Cannizzaro di Crotone e Barbara Massaro di Milano che con le loro storie, diverse per stile e contenuti, ci offrono uno spaccato del disturbo alimentare, senza addentrarsi nel saggio specialistico ma rimanendo in ambito di narrativa. Ci sono poi Carmine Federico e Chiarastella Gabbanelli, due autori napoletani che invece propongono due storie veloci sul disagio della crescita.

Ecco, storie di dentro, storie personali ma che ci aiutano a conoscere e capire qualche aspetto delle vita diverso dal nostro.

 

Il lettore italiano è un animale evoluto, o una fragile creatura inerme in balia delle manovre politiche ed economiche del Merchandasing?

Per fortuna c’e’ ancora una piccola tribù che cerca i libri, oltre le campagne pubblicitarie, oltre i nomi… ma sono sempre più una minoranza. Ed è comunque a loro che ci rivolgiamo

 

E infine in breve di cosa ha bisogno oggi il mondo editoriale per rinnovarsi e incontrare i favori del pubblico? Cosa si aspetta infine oggi il lettore da una casa editrice?

Da una casa editrice…? che divenga un marchio di garanzia su quello che probabilmente il lettore andrà a comprare.  Che possa porre in essa fiducia anche per le scelte future.

Per l’editore… sicuramente più visibilità, per poter proporre, semplicemente proporre al lettore i contenuti del suo lavoro.

 

A cura di Sabina Marchesi

Guida Giallo Noir di SuperEva

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