Il Crollo Del Sogno Industriale di Ushuaia

Per capire lo straordinario sviluppo di questo agglomerato cittadino basta osservare il posizionamento del cimitero, che una volta era in piena campagna, ed ora si trova in centro città. Basta questo per indicare il disordine urbanistico di un borgo nato come presidio militare e carcere, passato in soli vent’anni da 8.000 a 50.000 abitanti.

In questo contesto, la crescita di questa cittadina ricorda molto da vicina la corsa all’oro del selvaggio West, zona di frontiera, condizioni climatiche difficili, collegamenti impossibili, comunicazioni a zero, rapido sviluppo. Tutto questo ha generato un esperimento sociale forse involontario, che attirò grandi masse di popolazioni da ogni parte d’Europa alla ricerca di un sogno che potremmo definire “californiano”.

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Negli anni Settanta il Governo Argentino decise di creare nell’ultimo lembo del paese un insediamento “artificiale” cha affermasse una volta per tutte la sovranità nazionale in perenne competizione territoriale con lo stato confinante del Cile.

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Fu così che venne appositamente creato un falso miraggio economico. Si creò dal nulla un’industria esentasse, un apparato imprenditoriale agevolato, completamente sovvenzionato dallo Stato, creando di fatto uno stato di cose che ovviamente non poteva durare. Alla nascita del Mercato Comune Sudamericano questo sogno di gloria è crollato come un castello di carta soggiacendo alle dure leggi del mercato e alle ragioni della convenienza economica.

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La città di Ushuaia e tutte le colonie di immigranti dell’Argentina precipitarono improvvisamente in un baratro generando una crisi economica improvvisa di cui ancora oggi non si intravede la fine.

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Le persone attratte dal miraggio industriale artificialmente sventolato dal Governo Argentino provenivano per lo più da città al di sopra dei 500.000 abitanti, vere metropoli, in&#nbsp; cui la concezione del vivere sociale era radicalmente dissimile da quella degli abitanti originari della regione, e si rivelarono incapaci di comprendere lo spirito delle popolazioni locali.

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E’ per questo che le etnie si sono stratificate e sovrapposte, presentando forti asimettrie culturali. La Terra del Fuoco, anche per la vicinanza del Presidio Carcerario, era in origine un insediamento a carattere esclusivamente maschile e militare. Infatti solo recentemente, nel 1995, è stato raggiunto un pareggio tra gli uomini&#nbsp; e le donne. Questo ha generato un “modus vivendi” aggressivo, guerriero, socialmente incontrollato, così come anche incontrollato fu lo sviluppo urbanistico.

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Parte del fascino di questa cittadina di frontiera sta infatti proprio in questa sua caratteristica di irrealtà, come un’oasi nel deserto o un plastico appositamente collocato in un luogo improbabile, ai confini di una zona selvaggia dove la natura incontaminata e la maestosità dei ghiacci sembrarono reclamare di giorno in giorno il loro naturale predominio.

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Sabina Marchesi

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