Un esercito di amanti

Le ragioni del successo del battaglione sacro

Un’armata di gay: questo ormai traspare del glorioso battaglione sacro tebano.

Sembra quasi che la gloria di Epaminonda sia consistita solamente nell’avere accoppiato nello stesso schieramento uomini legati fra loro da vincoli di affetto e di amore.

Parrebbe quasi che il guerriero tebano, tutto istinto e nessuna tecnica, abbia combattuto come un leone solo per pavoneggiarsene con il proprio amante, per tutelare il quale avrebbe messo anche a repentaglio la vita.

E’ indubbio, certo, che i combattenti tebani intessevano fra loro relazioni erotiche, ma, a mio avviso, tali legami furono conseguenza e non causa dello stile di vita tebano.

L’omosessualità greca, lungi dall’essere scandalosa, era quasi necessaria: in un mondo che relegava le donne nei ginecei e le abbrutiva, ancora giovani, tra gravidanze e faccende domestiche, l’unica sollecitazione visiva e intellettuale nasceva dal confronto con altri uomini.

Il battaglione sacro era composto da giovani di nobile famiglia, atletici e forti: era inevitabile che allignassero al suo interno delle pruriginose simpatie. Con la stima, nasceva l’amore e con questo trionfava il sesso.

Certamente, Epaminonda non potè sostenere il peso economico di un arruolamento coatto per tutti i fidanzati (armati a spese dello stato ed esonerati da ogni altro dovere civile), né potè subordinare la sua strategia militare ai capricci degli innamorati: il genio del condottiero tebano si arguisce, invece, da alcune importanti rivoluzioni di carattere tecnico.

Innanzitutto, potenziò la già pesante panoplia: il battaglione sacro si presentava i nemici come una barriera di ferro e bronzo. Solo gli occhi dei guerrieri tebani restavano scoperti; le mani, liberate degli scudi, che venivano assicurati al corpo attraverso legacci e cinte, facevano roteare delle terribili lance, lunghe 4 metri in luogo dei 3 metri spartani e tali da colpire il nemico anche da lontano. Alessandro Magno potenzierà l’idea allungando ulteriormente le picche e creando così la sarissa.

Per finire, Epaminonda non contrappose semplicemente il suo esercito a quello degli altri greci, soliti fronteggiarsi ad armi pari. Tocco del genio fu il concepimento di un piano di systrophè (attacco), che squilibrava l’esercito potenziando la parte sinistra, che combatteva per prima massacrando i nemici contrapposti per poi correre in aiuto della più sguarnita ala destra, che inizialmente restava in retrovia.

Lo scontro non procedeva più orizzontalmente, ma obliquamente. Una delle ragioni del declino tebano, cronologicamente corrispondente all’insuperabile ascesa macedone, fu proprio la perdita dell’effetto sorpresa quando i nemici capirono le tattiche di gioco.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Le vostre opinioni

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No

Anteprima del commento