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R. Arone di Bertolino smipi
31 Argomenti
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La Psicoterapia
- La Psicoterapia è un intervento condotto con mezzi verbali e relazionali, finalizzato a ottenere modificazioni positive e stabili nella salute, nella personalità e nella vita di relazione di persone sofferenti per alterazioni, problemi e disturbi psichici, psicosomatici, somatopsichici, somatici e comportamentali. Non esiste una psicoterapia, ma la Psicoterapia. Alla perenne ricerca, come qualsiasi altra scienza, umanistica o tecnica, di estendere le proprie frontiere e di migliorare le proprie possibilità. La complessità dell’essere umano e l’unicità assoluta di ogni individuo rendono impossibile elaborare teorie e codificare metodiche di intervento sempre ed universalmente valide.....
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L’Ipnosi
- integra la psicoterapia, ma la trascende...
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Lo psicoterapeuta
- È indispensabile per lo psicoterapeuta una preparazione ipnologica completa, strumento essenziale non solo per curare ma anche per identificare ed elaborare le variazioni spontanee dello stato mentale del paziente in terapia...
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SMIPI: la Scuola
- I contenuti scientifici, operativi e culturali della Scuola sono un’evoluzione dell’opera di Milton H. Erickson e di Franco Granone: si riallacciano quindi alle più avanzate correnti della psicologia e della psicoterapia moderna, quali, fra le altre, quelle del Mental Research Institute di Palo Alto, alcune dinamiche, clinicamente comprovate, della Programmazione Neurolinguistica, la psicoterapia paradossale, la terapia sistemica e familiare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale....
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RiccardoAronediBertolino ANNA UN CASO DOC Premessa
- "Nessuno può rivelarvi nulla se non ciò che giace semiaddormentato nell’albore della vostra conoscenza"....Parole chiave: psicoterapia, ipnosi, educazione, paradossi, convinzioni, disturbo ossessivo-compulsivo.....Il DSM, nella sue molteplici versioni, per emettere una diagnosi con cui istituire la terapia, soprattutto farmacologica, prende in considerazione esclusivamente la sintomatologia, osservabile dallo psichiatra e riferita dal paziente.
Questa metodica, nata dalla medicina organicistica (in cui pure spesso si rivela fonte di errori) se fosse valida permetterebbe a qualsiasi stupido computer da quattro soldi, senza cuore e senza anima, di far diagnosi e suggerire i percorsi terapeutici più adeguati. Il compito del curante diventerebbe solo quello di inserire in una tastiera i dati giusti e di firmare e allungare al paziente la ricetta automaticamente stampata. Azione che poi chiunque sappia digitare tasti in vera plastica potrebbe far da sé acquistando l’apposito programma.
Comprensioni, intuizioni ed umanità dell’ars curandi sarebbero solo un obsoleto e risibile ricordo del vecchio medico di famiglia di un tempo lontano che con pochi mezzi tecnici e farmaceutici curava e spesso guariva i mali del corpo e dell’anima,
Dall’insondabile profondità e complessità di ogni singolo ed individuale animo umano e dalla sua formazione educativa e culturale derivano, seppure molteplici, sintomatologie simili che si formano con meccanismi abbastanza limitati e ripetivi, ma le cause, le radici della mala pianta sono sempre e solo creazioni diversissime, assolutamente individuali ed originali e come tali vanno capite e trattate...
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RiccardoAronediBertolino ANNA Il Racconto di Anna
- Non avevo fiducia nella psicoterapia. Pensavo che la mia unica possibilità fosse sforzarmi di far fronte da sola alle mie difficoltà ricorrendo alla forza di volontà. A volte facevo finta di non vederle, altre volte cercavo in tutti i modi di far sì che non condizionassero troppo la mia vita, evitando per lo meno che avessero conseguenze negative sulle relazioni o sullo studio prima e sul lavoro poi.
Studiando psicologia all’università, mi “autodiagnosticai”, facendo riferimento alla classificazione del DSM IV, un disturbo d’ansia di tipo ossessivo-compulsivo....
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RiccardoAronediBertolino ANNA Pensieri Ossessivi e Controllo
- In seguito, all’età di quasi trent’anni, ho comunque deciso di tentare una psicoterapia come possibilità estrema. Mi sentivo vuota e senza energie, la mia vitalità e il mio entusiasmo si erano spenti quasi completamente, cedendo il posto ad un continuo, esasperato bisogno di controllo sull’ambiente e su tutto quello che succedeva a me o intorno a me. Ad esempio (potrei citare un’infinità di esempi), prima di uscire di casa dovevo controllare e ricontrollare di aver chiuso il gas,
dovevo guardare più volte il contenuto della mia borsa per essere sicura di non essermi dimenticata o di non aver perso nulla, dovevo rileggere tante volte le annotazioni sull’agenda per paura di dimenticarmele, quando chiudevo la macchina dovevo tornare indietro per accertarmi di averla chiusa davvero, o di non aver lasciato un vetro abbassato e così via.
Naturalmente, più controllavo e più dovevo ricontrollare, perché anche ricontrollando varie volte poteva comunque essermi sfuggito qualcosa, o magari avevo controllato distrattamente, o ancora nell’atto di controllare potevo aver riaperto il gas o la macchina...
Confesso che adesso, scrivendo tutto questo, mi viene da sorridere, ma fino a non molto tempo fa assorbiva una parte considerevole delle mie forze e delle mie energie, sottraendo tempo e risorse a quello che era davvero importante e utile.
Più esattamente, il tempo che sprecavo al servizio della mia ansia e dei pensieri ossessivi, lo recuperavo privandomi quasi completamente del tempo libero.
Anche nei momenti liberi dallo studio o dal lavoro, non riuscivo a rilassarmi e a svuotare la mente da inutili preoccupazioni: il mio pensiero era sempre intrappolato e bloccato da una miriade di paure senza fondamento, spesso legate a fatti irrilevanti e insignificanti, ma di cui dovevo essere assolutamente certa di avere il controllo....
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RiccardoAronediBertolino ANNA UN CASO DOC La Terapia
- La risposta mi piacque molto: “Hai ragione ad avere dei dubbi, perché la maggior parte degli psicoterapeuti non risolve niente!”. ..
Inoltre, continuò, molti si occupano dei “sintomi”, della “patologia”, anziché della persona. Non mi parlava mai di “disturbi” o di “sintomi” (parole che in effetti mi facevano sentire “malata”) e, quando ero io ad usare questi termini mi correggeva: “Chiamali piuttosto rotture di scatole!”. Mi disse che non dovevo aver paura del mio “inconscio”, perché non potevo trovarci nulla di brutto o di cui vergognarmi, anzi più si procede verso la parte profonda della nostra mente, più si incontrano cose belle….Fin dal primo momento mi ero resa conto di avere davanti una persona “vera”, che esprimeva emozioni e aveva reazioni autentiche....riuscii a rivedermi in una fotografia di quando avevo due o tre anni. Era primavera, c’era il sole e tantissima luce. Avevo un vestitino di stoffa leggera che doveva piacermi molto e i capelli raccolti. E soprattutto sorridevo, sorridevo spensierata. Durante la seduta non parlai della fotografia, ma ne conservai il ricordo vivo dentro di me per un po’ di tempo. …
Uscii da quel primo incontro rilassata e con l’idea che fosse possibile per me stare di nuovo bene. Lui ne era convinto. Me lo avevano detto, oltre alle sue parole, il sorriso e la luce che aveva negli occhi mentre mi diceva che mi vedeva già guarita e che sarebbe stato un piacere per lui liberarmi da tutto ciò che, nel corso degli anni, mi aveva allontanata da quella iniziale condizione di benessere che mi aveva fatto rievocare.... Devi controllare e dopo devi controllare di nuovo perché sbadata come sei potresti aver controllato male e poi una “poveretta”, “sfigata” come te chissà se è capace di controllare bene!”. Oppure: “Bisogna che ricontrolli perché controllando di aver chiuso il gas potresti averlo riaperto!”; “Sei veramente sicura di aver chiuso la macchina? Ma come è possibile?” E così via…....quello che in precedenza avevo preso terribilmente sul serio veniva svuotato del suo potere ansiogeno, diventando qualcosa di cui io stessa potevo sorridere. Mi veniva offerta una prospettiva completamente nuova….“una legge fondamentale del cervello umano è che quello che crediamo vero lo è di più che se lo fosse realmente e facciamo di tutto per dimostrarci di avere ragione, anche e soprattutto contro noi stessi”.....
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RiccardoAronediBertolino ANNA Una lettera
- Niente più “copioni” da recitare, niente più “maschere” cercando di essere la persona che immaginavo fosse conforme alle aspettative degli altri (naturalmente sempre diverse a seconda della persona), avevo rischiato di perdermi, di non sapere più chi io fossi davvero. A questo punto entravano in gioco i miei genitori: pur volendomi molto bene, senza accorgersene mi avevano sempre indicato il modo di essere che poteva ricevere la loro approvazione (e il loro affetto) ma che, fra l’altro, mancava di coerenza e di chiarezza. Avevo sempre avuto l’impressione che, per quanto facessi, non fossero mai contenti di me. Inoltre, cosa forse ancor più grave, in casa non mi sentivo mai libera di esprimere spontaneamente e autenticamente le mie emozioni, perché il mio stato d’animo doveva sempre essere in sintonia con il loro: dovevo essere triste quando loro erano tristi, allegra quando loro erano allegri e così via. A volte, quando anche i loro stati d’animo erano discordanti, mi sentivo come paralizzata per la difficoltà di decidere a quale dei due conformarmi. Tutto questo mi dava un senso di oppressione e di soffocamento....Io mi sto occupando di te: come potrebbe non interessarmi una tua lettera?” (Devo riconoscere che è estremamente piacevole e di per sé terapeutico sentirsi dire “Mi sto occupando di te”).....Mi offrì una lettura di questa dinamica familiare a cui io non avevo mai pensato: il mio ruolo nei confronti dei miei genitori era quello di “cuscino”, con la funzione di assorbire e deviare su di me la conflittualità interna alla coppia. Quando io non c’ero, questa conflittualità non si poteva esprimere apertamente perché, senza un cuscino, sarebbe stata dirompente e avrebbe potuto portare ad una rottura fra i miei genitori, cosa che evidentemente hanno sempre voluto evitare.....
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RiccardoAronediBertolino ANNA Educazione e cultura
- Mentre la terapia proseguiva, pensavo a quello che poteva essere successo a quella bambina felice e spensierata che sorrideva al suo papà in un mattino di primavera. Le parole del mio strizzacervelli (come si definisce ridendo) mi avevano fatto riflettere su come l’educazione, l’adattamento alle norme sociali e la cultura possono in parte spegnere la spinta vitale con cui nasciamo: “Ci hanno insegnato che si pecca in pensieri, parole, opere ed omissioni”. Mi disse che quando siamo bambini, i nostri genitori ci insegnano a leggere il mondo in un certo modo, ci dicono come dobbiamo comportarci, ci danno regole che ci permettono di adattarci al nostro contesto culturale, alla società. In questo modo ci trasmettono i loro schemi mentali di riferimento, filtrano la realtà attraverso i loro valori e le loro convinzioni, restituendocela spesso distorta da pregiudizi e idee su come dovremmo essere e comportarci per diventare “bravi”, per ottenere la loro approvazione o quella del nostro ambiente in generale...
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RiccardoAronediBertolino ANNA Un “tema”
- Essendo la mia autostima un’altra nota dolente su cui la terapia doveva lavorare, un giorno mi chiese di scrivere [1] un tema dal titolo: “Quali convinzioni su di me e sul mondo vorrei cambiare....Riguardo alle mie convinzioni sul mondo che avrei voluto modificare, scrissi che mi sarebbe piaciuto riuscire a smettere di considerarlo come un luogo pieno di minacce e di pericoli che si nascondono ovunque, motivo per cui sentivo di dover stare sempre “attenta”, “all’erta”, in uno stato di tensione continua. Avrei voluto anche smettere di pensare che le persone mi giudicassero costantemente, pensiero molto angosciante, che mi obbligava anch’esso a “monitorarmi” continuamente senza potermi mai rilassare, a fare attenzione a come potevano percepirmi gli altri, all’impressione che potevo dar loro. Mi chiedevo spesso: “chissà che cosa starà pensando o avrà pensato di me quella persona?”. Mentre scrivevo, mi rendevo conto di quanto tutto questo fosse dispendioso e al tempo stesso inutile, inoltre mi tornavano alla mente le sue parole: quando abbiamo determinate convinzioni su noi stessi, cerchiamo delle conferme ad esse, mentre non accettiamo prove che potrebbero mettere in crisi o smentire tali convinzioni. Così interpretiamo tutto ciò che ci succede in maniera coerente con queste...“Una colonna d’oro, se qualcuno la copre di fango, resta d’oro o diventa di fango?”....“Se c’è qualcosa in noi che non ci piace, dobbiamo pensare che noi non siamo quel qualcosa: esso è soltanto una minuscola goccia d’acqua nel mare di tutto ciò che siamo”. E ancora: “Noi “siamo”, come tutte le altre persone. Questa è la sola cosa che conta, dunque non ha senso sentirci inferiori o superiori agli altri"...."Se non ci si vuole bene, non si può voler bene neanche agli altri e non si può aiutarli.”....
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RiccardoAronediBertolino ANNA L’insonnia
- I motivi per cui facevo una fatica terribile ad addormentarmi prima della terapia erano svariati. Il principale era la paura di non dormire, la quale generava un’ansia che naturalmente mi teneva sveglia, incrementando ulteriormente l’ansia e così via. Un’altra causa, altrettanto fastidiosa, era il bisogno di avere tutto sotto controllo: dormendo bisogna per forza sospendere lo stato di vigilanza. Per tranquillizzarmi, prima di andare a letto mi sforzavo di mettere più cose possibili “a posto”, “in ordine”, in modo da sentire di avere lo stesso tutto sotto controllo. Da qui una serie di lunghi “rituali....Complimenti: l’unico modo sicuro per non addormentarsi è proprio pensare di non riuscire a dormire. Se invece pensiamo ai fatti nostri, magari a qualcosa di piacevole, ci addormentiamo senza difficoltà”. E ancora: “Non sappiamo come facciamo ad addormentarci, succede e basta, perché ci pensa il nostro centro del sonno: bisogna lasciar fare a lui, senza pensarci, perché è un meccanismo naturale”. Mi spiegò: “Spesso diciamo che non “riusciamo” a rilassarci o a dormire, come se si dovesse fare qualcosa perché avvenga. In realtà questi meccanismi non implicano alcuna attività, si tratta di condizioni di passività in cui basta lasciarsi andare, ma se si pensa di doversi sforzare di lasciarsi andare, questo non avviene”.....Un giorno mi raccontò che esistono corpi speciali dell’esercito i cui uomini vengono addestrati ad addormentarsi in qualsiasi momento in cui è possibile dormire per poi svegliarsi immediatamente al minimo segnale di pericolo, così da essere subito pronti a reagire, passando rapidamente da uno stato di sonno profondo ad uno di veglia. Concluse: “Non abbiamo idea di quello che possiamo fare!”......
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RiccardoAronediBertolino ANNA L’emicrania
- Soffrivo di frequenti attacchi di emicrania. Un giorno si presentò l’occasione per affrontare il problema perché arrivai nel suo studio con un forte dolore alla testa. [1] Glielo dissi subito. Per prima cosa mi domandò, spiazzandomi non poco: “A che cosa ti serve l’emicrania?” ....Dopodiché mi invitò ad appoggiare la testa allo schienale della poltrona ed a chiudere gli occhi. In ipnosi mi chiese di trovare un’immagine che rappresentasse il mio dolore alla testa. Dissi che mi sembrava di avere un martello che mi colpiva. M’invitò a descriverlo. Vedevo il classico martello di ferro con l’impugnatura in legno ed era di piccole dimensioni. Mentre continuavo a rilassarmi sempre più profondamente, mi chiese di trasformare questa immagine e i colpi del martello in qualcosa di piacevole. Mi venne in mente il ticchettio di un orologio: un suono intermittente e ripetitivo, come il dolore pulsante dell’emicrania, ma anche lieve e delicato. Intanto sentivo che il mal di testa si attenuava: i colpi di martello erano diventati più deboli. Mi suggerì di pensare ad un altro suono analogo, dolce e piacevole: il rumore della pioggia. Pensai in particolare ai momenti in cui lo si può ascoltare stando al caldo, sotto le coperte e mi lasciai cullare da quella ...
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RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Conclusioni
- È occorso un po’ di tempo, dopo la fine della terapia, perché mi rendessi conto di essere davvero guarita. Inizialmente ero spaventata dall’idea di ritornare quella di prima, anche se mi sentivo sostanzialmente “liberata” da tutto ciò che per anni mi aveva reso la vita difficile. Di tanto in tanto mi veniva spontaneo riprendere qualche vecchia abitudine, chiedendomi poi se fossi veramente guarita. Ogni volta, però, mi accorgevo di non aver davvero bisogno di tenere tutto sotto controllo o di inventarmi dei pensieri ossessivi: quelle abitudini erano diventate come delle scatole vuote, perché non erano più alimentate e sostanziate da una vera ansia o angoscia, perciò non avevano più alcuna vera ragione per esistere. Erano un’eco di un ricordo lontano che ormai non mi apparteneva più. Mi ha aiutata ad uscire da queste fasi di apparenti ricadute dicendomi che se per tanti anni ero vissuta in un certo modo, questo non significava che le mie abitudini fossero una parte di me. Dovevo tenerle ben distinte da ciò che io sono....Le tecniche in psicoterapia non servono a niente se non le si usa col cuore.”....
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RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Commento
- Il racconto di Anna è straordinariamente completo e la sua conoscenza e preparazione di psicologa l’hanno aiutata ad identificare tutti gli elementi essenziali....Un essere umano è solo in piccola parte razionalità e logica, per la massima parte un insieme di immaginazione, fantasia, emozioni, sentimenti che addirittura condizionano l’elaborazione mentale razionale. Anche se siamo consapevoli delle nostre emozioni non sappiamo come e perché il nostro inconscio le formi e da quali “convinzioni” derivino, spesso le spiegazioni che ci diamo sono interpretazioni a posteriori distorte dalla concettualità in cui siamo stati formati.
La psicoterapia deve essere un dialogo, un’interazione viva, sincera ed emotiva tra due esseri umani avvicinati da una calda corrente di simpatia e di affetto, in cui il terapeuta non è in nessun modo superiore al paziente ma semplicemente, per le proprie conoscenze e capacità in quell’ambito, ha il ruolo delle guida che indica i percorsi errati e svantaggiosi e cerca insieme a lui le strade e le idee utili e benefiche...Il vero scopo della psicoterapia è arrivare a modificare secondo natura (siamo fatti per stare bene) tutte le concezioni consce ed inconsce profonde da cui deriva lo stato di sofferenza ed di inadeguatezza....
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RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Summary
- Parole chiave: psicoterapia, ipnosi, educazione, paradossi, convinzioni, disturbo ossessivo-compulsivo.
RIASSUNTO
La diagnosi di questo caso secondo la classificazione del DSM IV era di disturbo ossessivo-compulsivo.
L’Autore, dopo una analisi critica sui criteri diagnostici psichiatrici, riporta e commenta la relazione completa ed approfondita della psicoterapia scritta dalla stessa paziente guarita...
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RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi: Introduzione
- L’ipnosi è fondamentalmente un atto medico e psicologico, integra la psicoterapia, ma la trascende: è metodica efficace nella terapia del dolore, nel parto, in anestesiologia, in ortopedia, in odontoiatria e in moltissime altre applicazioni cliniche, perché la vastità delle applicazioni dell’ipnosi è data dalla vastità delle potenziali interazioni intrapsichiche e psicofisiche, di cui la maggior parte si può considerare ancora totalmente sconosciuta....L’induzione di ipnosi può essere definita precipuamente un processo di apprendimento a manifestare, ampliare e usare finalisticamente potenzialità psichiche, psicosomatiche e biologiche inespresse....
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RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi: L'Ipnosi
- è uno stato mentale naturale, diverso dagli stati di veglia e di sonno, in cui la ricettività a stimoli esterocettivi e propriocettivi è dissimile nella elaborazione e nelle possibilità di realizzazione. Può svilupparsi in modo spontaneo, autoprovocato o eterostimolato.
Si instaura spontaneamente nelle attività mentali immaginative, creative o mnestiche, nelle attività automatiche e ripetitive e nell’ambito dei ritmi circadiani individuali....
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RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi Semeiotica
- La sintomatologia più evidente comporta mutamenti nel ritmo e nella profondità del respiro. In particolare quando il ritmo del respiro del soggetto segue il ritmo delle istruzioni verbali dell’ipnotista, il rapporto ipnotico operativo è già instaurato...
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