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Pelle Cornice
3 Argomenti
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La Chiazza di Alopecia e l'Inconscio Celato
- Aveva focalizzato sul proprio corpo le sue paure e le sue incertezze sul futuro.
Aveva psicosomatizzato la sua angoscia e la sua solitudine su quella chiazza di alopecia sul capo. Chi trattò questa persona scelse, giustamente, di non rivelarle il percorso che aveva compiuto la sua psiche. Il dirlo avrebbe rappresentato la giusta diagnosi e avrebbe riempito d'orgoglio il terapeuta, ma avrebbe danneggiato la persona perché le avrebbe tolto un frammento di speranza ulteriore.....Dire ad una persona di una certa età,
che non può più tornare indietro,
per riappropriarsi di quanto ha irrimediabilmente perduto....Qualora dal passato emergessero
delle cause più angosciose,
rispetto alla semplice limitazione di una alopecia
(che il suo inconscio ha volutamente celato per il suo bene),
sarebbe opportuno e preferibile non portarle a livello cosciente.
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Chirurgia plastica della cornice e del suo contenuto
- o l’intervento a livello psicologico ci determina una maggior sicurezza interiore che ci permette di affrontare gli altri in modo diverso, per cui otteniamo finalmente i risultati sperati, oppure malgrado l’intervento, la nostra vita non cambia....il problema è dentro di me, nella non accettazione di quello che sono, di quello che sono dentro, io posso corregere il mio “fuori” quando contemporaneamente miglioro il mio “dentro”
In tal caso l’intervento chirurgico plastico ha altra funzione e altro significato, miglioro la mia “cornice” perché ho modificato anche il “quadro”: il suo contenuto.
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Malattie della Pelle: come tu ti percepisci
- Una patologia che, proprio a causa delle sue caratteristiche, può avere delle forti ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto.
Non a caso, il 54% degli psoriaci si dichiara depresso, il 10% pensa addirittura al suicidio, il 75% dichiara di subire una riduzione dell'autostima e della fiducia in se stesso, il 35% vede compromesse relazioni sessuali e il 20% ha subito gravi episodi di rifiuto sociale ....può comportare sul paziente un peso psichico più grande di quanto ne abbiano altre patologie, anche più gravi...E’ il modo in cui mi sento dentro che condiziona il mio comportamento fuori.
In questo caso avviene una sommatoria di azioni negative.
Il modo col quale penso che gli altri mi vedono al di fuori condiziona il mio modo di sentirmi dentro...Le domande possiamo porcele anche noi,
anche se non sempre serve farlo,
ma, le risposte:
devono sempre darcele gli altri...E lui,
che, a quei tempi, aveva l’acne
e pensava, che,
ogni sguardo su di lui
fosse rivolto ad ogni suo singolo brufolo,
e che questo causasse un reazione di ribrezzo,
per cui si chiudeva in se stesso,
in modo tale, che,
all’esterno appariva
come uno che non voleva mischiarsi,
disse:
“no non ero malgustoso….
ero solo timido e avevo paura dei giudizi degli altri”
se io cambio il mio modo di guardare alle cose
le affronterò in modo diverso,
cosicché otterrò risposte diverse
ed avrò risolto il mio problema.
E’ l’impatto sulle cose che ci danneggia,
non le cose di per se.
E’ come noi le vediamo
e poi come noi le elaboriamo mentalmente quelle cose,
che ci crea il problema su quelle cose…...Il pensiero convergente,
centripeto,
brucia lo spazio,
occupandolo tutto
e si approfondisce nel nostro io, soffocandolo....Qualsiasi problema,
elaborato in modo convergente,
si stratifica su precedenti pensieri,
come se fossero strati geologici sedimentati,
è un imbuto rovesciato,
che prima o poi viene colmato saturato
e diviene un peso insostenibile,
che l’essere umano non riesce a gestire e a sopportare....Tu non sei la tua malattia, ma
sei un qualcosa di più e di diverso...