Cicerone: un personaggio sempre attuale

Un saggio storico su Cicerone, che aiuta lo studioso a capire il dramma dell'uomo politico

Fatti e personaggi della storia romana

Fatti
e personaggi della storia romana

Cari amici,

frugando negli scaffali delle librerie talvolta si fanno delle
autentiche scoperte. Mi riferisco a titoli usciti alcuni anni fa e cancellati
dalle cronache, per ovvi motivi, ma che per il loro valore intrinseco meritano
di essere tenuti ancora in grande considerazione da chi si interessa, in questo
caso specifico, di saggi o testi relativi al mondo antico. Ebbene, proprio
durante un giro in una libreria di Milano, “La fiera del libro”, in
Corso XXII Marzo, ho avuto il piacere di scoprire alcuni saggi non recentissimi, che riguardano aspetti, problemi e personaggi
della storia romana. Di questi volumi da me scoperti voglio presentarne uno, che
ritengo particolarmente significativo:

“Cicerone
e il suo dramma politico, di Maffio Maffii, Gherardo Casini Editore, 1988; pag.
446″

Il saggio, incentrato sul personaggio Cicerone, non è una
biografia, come potrebbe far supporre il titolo, ma uno spaccato critico su uno
dei periodi più convulsi della storia romana, di cui lo stesso Cicerone fu al
centro. Ed infatti l’indice dei capitoli è molto esplicito al riguardo,
prendendo le mosse dai problemi che Roma dovette affrontare per il controllo del
mare, con Pompeo personaggio chiave, sia per la questione dei pirati sia per la
questione d’oriente. Cicerone, quindi, entra in scena senza clamore, con
l’appoggio alla Lex Manilia. Si passa gradualmente ad esaminare il periodo della
dittatura militare, quindi si giunge al consolato di Cicerone, quando il
“nostro” visse la sua ora più bella, parafrasando la famosa frase di
Churchill. Il momento clou è la congiura di Catilina, poi iniziano le sue
vicissitudini di cui Clodio fu autore dichiarato, fino all’allontanamento da
Roma, l’esilio. Poi la situazione si risolve a suo favore, grazie alla Lex
Cornelia, con il successivo rimpatrio e l’accoglienza festosa da parte
dell’Urbe. Ma ormai le cose andavano per un verso che Cicerone non vedeva di
buon grado: l’accordo fra Pompeo, Cesare e Crasso era un chiaro sintomo di
spartizione del potere da parte di tre generali.

L’autore del saggio dà ampio risalto all’ultimo scontro di
Cicerone con Clodio e con i suoi fautori,
dopo l’uccisione ad opera di Milone, suo avversario politico. La difesa di quest’ultimo non fu un
successo dell’ex console, anzi una vera sconfitta a causa delle intimidazioni
subite. Cicerone, nonostante il suo prestigio, vive un periodo di distacco dalle
cose dello stato, anzi lo si allontana da Roma dando come contentino l’incarico
di governatore militare della Cilicia, proprio a lui, uomo di pace e di Legge!
L’incontro a Taranto, con Pompeo, parve dargli fiducia nel generale e in sè
stesso. Il libro “De republica”, nato giusto in questo periodo, è una
chiarificazione dei suoi ideali di Stato, verso cui cercò di essere sempre
coerente, anche se i tempi ormai erano maturi per una vera rivoluzione. Si
preannunziava già lo scontro decisivo fra Cesare e Pompeo, con la inevitabile
guerra civile.

Cicerone e il partito conciliantista, pur adoperandosi per un
estremo tentativo di pace, fallirono del tutto. L’arpinate deve lasciare
l’Italia, dirigendosi verso il quartier generale di Pompeo, ufficialmente
l’ultimo difensore della costituzione romana. L’esito dello scontro con Cesare
è nefasto, quindi ecco la fuga di Pompeo e la successiva morte in Egitto. Cicerone si
porta nel frattempo a Brindisi, dove si incontra con Cesare, ormai padrone di
Roma. Le Idi di marzo non mutano di molto la situazione, anzi la lotta per il
potere diventa sempre più aspra e Cicerone, nonostante tutto continua a far
sentire la sua voce con una serie di “Filippiche” contro le manovre di
Antonio, che si atteggiava ad erede di Cesare. Ottaviano, invece, pare a
Cicerone il vero realizzatore degli ideali esposti nel “De republica”,
quindi gli si avvicina ritenendolo il più adatto a riportare l’ordine e la
pace. Tutto inutile: la guerra di Modena fra Ottaviano e Antonio, il successivo
Triumvirato, con conseguenti proscrizioni e condanne sono un duro colpo per
tutti gli amanti della pace. Lo stesso Cicerone viene abbandonato a sè stesso,
con Ottaviano impassibile spettatore della sua sorte ormai segnata: gli sgherri
di Antonio lo sorprendono a Formia, mentre cerca di imbarcarsi per sottrarsi
alla furia omicida dell’avversario. La testa del vecchio salvatore della patria
cade e viene portata nel Foro, come trofeo.

Questa, in breve, la successione degli avvenimenti di cui
l’Arpinate fu al centro, sia come attore sia come spettatore. L’autore del
saggio, M. Maffii, ne ripercorre tutte le tappe basandosi essenzialmente su
documenti e testimonianze dell’epoca di Cicerone: le epistole in primis.
“Questo dramma s’è voluto qui ricostruire nei tratti essenziali, dietro la
scorta dei documenti e delle testimonianze del tempo. Alle indagini dei dotti
abbiamo preferito le informazioni dirette: le memorie dei contemporanei
dell’Arpinate e le sue, i cenni biografici degli scrittori che vissero non
troppo più tardi di lui. Gran valore s’è dato alla sua corrispondenza con gli
intimi.”

Ho ritenuto opportuno riprendere le parole dell’autore dalla prefazione al saggio, che in
effetti corrispondono in pieno al contenuto del libro. In realtà, anche se ci
troviamo di fronte ad un argomento abbastanza sfruttato, l’autore non ci
presenta una interpretazione nuova della vita e dell’attività politica di
Cicerone, ma una vera e propria guida per seguire e capire meglio il dramma
dell’uomo politico più famoso del mondo antico. E lo scopo che si è prefisso
l’autore, mi sembra pienamente raggiunto. Francamente, anche se non ci troviamo
ad un grosso nome accademico, il tono del saggio è di livello medio-alto; anzi,
proprio l’impostazione volutamente anti-accademica, conferisce al saggio un
carattere molto accattivante. Infatti mancano nel testo tutte quelle note
erudite, che sono talvolta più un ingombro che un reale ausilio per il lettore,
perché le annotazioni sono molto limitate e ridotte
all’essenziale.

Ancora un commento vorrei aggiungere a quanto ho già detto.
Personalmente conosco altre opere del genere, incentrate sulla personaggio
“Cicerone”, uscite dalla penna di autori sia italiani che stranieri.
Anzi, uno di questi è stato recensito da me lo scorso anno e si trattava del
saggio “Cicerone” di David L. Stockton, Rusconi editore, un saggio di
ottimo livello, presente in tutte le bibliografie riguardante Cicerone. Ebbene
posso assicurarvi che il saggio del Maffii non sfigura affatto in confronto a
quello dello Stockton, grazie al linguaggio piano e scorrevole, al tono
discorsivo e al garbato uso delle citazioni dirette di ampi passi tratti dalle
opere di Cicerone. Insomma un libro di notevole valore da tenere a portata di
mano per essere consultato spesso e con profitto. Ed è quanto dire!

Cordialmente,

Vittorio Todisco

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Pubblicato il lunedì 17 dicembre 2001 in: Storia romana

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