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Storia romana

Chiarito il mistero della macabra scoperta in Scozia

A cura di Taras66

Pubblicato il 07/04/2005

Qualche settimana fa aveva creato scalpore la notizia che durante alcuni scavi nei pressi di York, in Scozia, era stato fatto un macabro ritrovamento: circa 40 individui decapitati disposti in circolo. Il fatto, dal locale giornale online, "scotsman.com", era rimbalzato su tutti i giornali di larga diffusione, compreso il New York Time. Ora, tuttavia, pare che il mistero possa dirsi chiarito, sulla base di alcuni documenti e ricerche di studiosi italiani e stranieri.

foto intervento

La storia romana ci riserva sempre delle sorprese. Quindi non si può mai affermare che sia stata detta la parola definitiva su un argomento che riguarda i nostri antenati romani. Il caso specifico sul quale desidero ritornare, avendone già parlato qualche tempo fa, è quello del ritrovamento nel mese di febbraio, nei pressi della città di York, in Scozia, di una fossa comune, nella quale erano collocati in circolo, quindi una posizione chiaramente rituale, molti individui, circa quaranta. Il motivo del mio ritorno su questo "giallo storico" è la scoperta di qualcosa che chiarisce buona parte del mistero.

L'elemento particolare che aveva sorpreso il direttore degli scavi ed i suoi collaboratori, era che la maggior parte dei resti mortali presentavano il capo mozzato. Alcuni addirittura avevano la testa collocata fra le gambe. Tale macabra scoperta aveva suscitato grande sorpresa in quanto si riteneva che la decapitazione non rientrasse fra le forme di punizione normalmente in uso fra i Romani. Per la precisione occorre ricordare che la presenza di un insediamento di militari romani era stata accertata, e quindi fuori discussione. Infatti nei pressi di York, al tempo di Settimio Severo, si era verificata una costante presenza di truppe, imposta dalla precaria situazione delle difese esistenti in Britannia. Infatti, afferma lo storico M. Grant (1) nell'opera da me presentata di recente, "Il Vallo di Antonino, che si sarebbe dovuto estendere dal Forth al Clyde, non aveva mai risposto completamente il ruolo che gli era stato affidato, e verso la fine del II secolo sembra che le sue difese fossero in uno stato di abbandono più meno totale, lasciando il territorio della provincia aperto alle invasioni dal nord. Severo si mise in viaggio per la Britannia (208 d. C.) accompagnato dalla moglie, dai figli e da Papiniano. Le massicce spedizioni che seguirono penetrarono nella Caledonia fino al Moray Firth, senza tuttavia produrre durevoli risultati. Non fu fatto alcun tentativo per ricostruire il Vallo di Antonino e ripristinarlo come linea di confine; mentre si preferì riadattare il vallo fatto erigere da Adriano fra il Tyne ed il Solway, eleggendolo di nuovo a frontiera".

Ecco quindi trovata la spiegazione di un fatto così clamoroso per lla sua crudeltà, venuto alla luce dopo quasi 2 secoli. Evidentemente c'era stata una sollevazione di militari riottosi, non disposti ad eseguire gli ordini ricevuti, cioè relativi alla ricostruzione delle difese in rovina. La terribile esemplare punizione ne era stata la conseguenza. E di punizioni esemplari la storia di Roma ne ha vista parecchie. Non dimentichiamo, per esempio, la crocifissione in massa di migliaia di gladiatori capeggiati da Spartaco, dopo la sua rivolta di Capua nel 72 a. C. Persino lo storico Sallustio lo cita come episodio di rara crudeltà, esprimendo tutto il suo sdegno per la durezza della punizione.

Ma, ritornando alla sorpresa di chi aveva partecipato alla scoperta del macabro rituale, ho trovato alcuni documenti che in fondo giustificano il rituale stesso, e giudicano la decapitazione non una punizione rarissima, quanto inesistente fra i Romani, ma addirittura un fatto normale. I documenti sono riportati nel testo " L'UOMO ROMANO", (2) a cura di A. Giardina, noto studioso di Storia Romana. L'autore dice testualmente: "E' stato recentemente dimostrato come i Romani avessero una particolare inclinazione per il taglio delle teste". E prosegue con la descrizione di vari episodi verificatisi lungo un arco di tempo abbastanza lungo, quindi non limitato a situazioni o occasioni sporadiche. A conforto di quanto egli sostiene, lo studioso cita il saggio di J. L. Voisin, Les Romans, chasseurs de têtes, in Du châtiment dans la cité. Supplices corporels et peine de mort dans le monde antique. Roma, 1982, pp.241-292.

Quali considerazioni si possono fare su questa scoperta? Ripeto quanto dicevo all'inizio del mio discorso: nel campo storico e, in particolare, nel campo dell'archeologia non c'è mai nulla di definitivo, ma tutto è da chiarire nel tempo. Ogni scoperta è un tassello della storia, ma vi sono sempre dei tasselli mancanti che possono venir fuori, da un giorno all'altro, cambiando le nostre ipotesi.

1. Michael Grant, Gli imperatori romani. Storia e segreti, ed. IL GIORNALE-Biblioteca Storica, 2005, pp.149

2. Andrea Giardina (a cura di), L'UOMO ROMANO, ed. Laterza, Bari, 1989, pp. X

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