Intervista a Patricia Duncker

Seconda parte

Pensa che la passione da lei descritta fra lettore e scrittore può realmente esistere - o è mai esistita?

Leggere è qualcosa di intimo, che si fa in silenzio. Molti lettori usano il libro e la compagnia che vi trovano per staccarsi dal mondo, per tagliarsi fuori, per rimanere con se stessi. Un grande numero di persone sceglie di leggere a letto. Alcuni, addirittura, vanno a letto per leggere. Ma non è sempre stato così. Molti romanzi, specialmente romanzi del diciottesimo e diciannovesimo secolo, sono stati scritti per essere letti a voce alta. La stessa cosa vale per la poesia. Scrivere ha sempre avuto una dimensione pubblica di spettacolo, che si collega con la lettura. Scrivo ogni mio romanzo per la mia voce e per essere letto a voce alta. Non pubblico nulla che non abbia letto a voce alta. Credo che a volte si diventi molto possessivi verso i libri e che si senta di essere un lettore speciale - il lettore che ha davvero capito il libro. Io provo un sentimento del genere per molta della poesia che amo. E per alcuni dei drammi di Shakespeare. Penso spesso di aver capito esattamente ciò che lo scrittore sta dicendo, in una maniera più profonda o più intima di quanto possa fare ogni altro lettore. Questo è certamente un elemento di pazzia. Un altro lettore potrebbe vedere qualcosa di completamente diverso o conoscere qualcosa del contesto storico che io ignoro. Ma è parte dell’illusione della lettura. Leggere è un atto intensamente creativo. Si immagina il libro. Ecco perché così tanti lettori sono terribilmente delusi quando vedono il film del loro adorato libro ed è un’altra cosa rispetto a ciò che avevano immaginato.

A volte, fra lo scrittore e il lettore c’è “il critico” - o persone simili - che dà pareri personali, consigli che possono essere seguiti o meno, ma che possono avere, in ogni caso, diverse conseguenze. Che cosa ne pensa?

Leggo scritti critici, filosofici e storici in quanto “scritti”. Leggo testi analitici in modo un poco differente dai testi letterari, posso leggere più velocemente, ma nel complesso non faccio grandi distinzioni. Alcuni testi critici mi hanno spalancato porte, rivelato scrittori che avevo dimenticato o che non avevo mai letto, e li hanno fatti parlare di nuovo per me. Ricordo la lettura di molti testi su Shakespeare, quando ero studentessa, che hanno gettato una luce sulle opere teatrali, ricreato i loro personaggi e le loro circostanze storiche così che essi sono ancora vivi, parlano e brillano davanti a me.
Mi piace l’idea di un critico che dà “pareri personali”: è una frase bella e inusuale, perché suggerisce due lettori che condividono l’esperienza della lettura, piuttosto che il dispensare giudizi di qualità. Mi piace parlare con altri lettori, avere discussioni con loro, ascoltare quello che hanno da dire. Molto spesso i miei studenti sono gli altri miei lettori, i miei altri critici. A volte si è troppo violentemente in disaccordo per continuare. Ma a volte l’altro lettore diventa un altro scrittore - questa è la porta aperta.

Crede che ogni Scrittore abbia bisogno del suo Lettore - o della sua Lettrice? Quando scrive, immagina un particolare lettore?

Il “lettore” in Demoni e muse è un concetto. E non c’è un solo tipo di lettore in quel romanzo. Ci sono almeno tre tipi di lettore.
L’innominato narratore studente è il lettore distaccato, freddo, analitico, accademico.
La Germanista è una lettrice argomentativa, personale, impegnata che risponde, scarabocchia sui margini e si prende a cuore il testo.
Paul Michel è il lettore più pazzo, perché immagina di essere il solo lettore designato, il vero lettore per cui il testo è scritto e il solo a possedere la chiave per i suoi significati.
Ma il testo stesso crea il lettore che desidera, se è scritto con forza e convinzione, ci sarà una forte preoccupazione a lottare per diventare il lettore che resiste, il lettore che rifiuta di essere intrappolato dal testo. Nessuno scrittore dovrebbe dimenticare il lettore. Dobbiamo chiederci: dov’è il lettore adesso nel testo? Quanto sa? Quanto veloce dovrebbe leggere? Se sei un bravo scrittore, dovresti essere capace di controllare il passo che il lettore sta tenendo per leggere con attenzione il testo. Devi chiederti come stai dandogli le informazioni di cui ha bisogno per capire il libro. Chi dovrebbe stare a guardare? Che cosa ho bisogno di dirgli?
Mi piace pensare di essere una lettrice generosa. Per quanto mi riguarda, un libro dev’essere davvero brutto per lasciarlo perdere. Adesso interrompo la lettura sempre più spesso di quanto facessi prima, visto che così tanti libri moderni sono scritti male, ed apparentemente non editati affatto. Un bravo lettore merita un bravo scrittore. La vita è troppo breve per sedersi a leggere chi scrive male. Un buon lettore è irremovibile, aperto, generoso - pieno di ‘gentilesse’ alla Chaucer. Credo ci sia un termine italiano per questo. Il termine inglese è molto ricco e contiene l’idea di amabilità, ma anche di onore e di generosità. Lavoro duro per essere una buona lettrice.
Mi aspetto che i miei lettori leggano tanto quanto me? Be’, credo che non si dovrebbe mai trattare il proprio lettore con superiorità. Il lettore è un ospite d’onore nel testo. Può avere più - o una differente - conoscenza di te come scrittore. Io cerco di scrivere ‘testi ricchi’, non testi semplici. Cerco di creare una scrittura che sia assolutamente moderna, ma densa di echi di scrittura del passato. Prendo in prestito personaggi da altri scrittori. Henrietta Stackpole, la giornalista dai romanzi di Henry James, che è un importante personaggio in Ritratto di Signora, appare nel mio secondo romanzo James Miranda Barry. Nel mio quarto romanzo, Miss Webster and Chérif, il narratore di George Eliot, appare come ospite speciale. La invito nel romanzo.
Ho detto che leggere può essere un’esperienza molto intima, privata. Ma ogni scrittura possiede un elemento di pubblico intrattenimento, e come Virginia Woolf, penso che si dovrebbero vestire gli abiti migliori per dare il benvenuto al lettore nel proprio libro. Dopotutto, tu vuoi che rimanga, che si sieda e resti accanto a te.

Se lei avesse il suo “Lettore” e potesse incontrarlo, che cosa gli direbbe?

Che cosa direi al mio lettore?
“Benvenuto, benvenuto nel mio libro. Mettiti comodo e lasci che ti racconti una storia”.

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