
Carrasecare maccu, de peccados
unu saccu,
d’allegria fattu e margura.
Ieri notte, 16 gennaio, l’allegra catasta bruciò in piazza per
tutti.
Oggi, diciassette, come ogni anno e dal tempo dei padri, è tornato il
carnevale.
È tornato con i prigionieri muti: vecchi prigionieri muti, vecchi
cattivi vestiti alla rovescia, con la cintura di campanacci e la collana di
sonagli. Dura, di duro legno o di sughero è la loro maschera di lutto.
Camminano a passo di bue aggiogato e sotto peso; scuotono a colpi di spalla le
loro sonagliere, ora con questa ora e lo squillo è uno solo.
Dice la
sonagliera: «È finita, è finita».
Dure, giovani guardie li circondano, che
solo di tanto in tanto prendono al laccio l’amata o gli amici che guardano dai
margini della strada il triste armento che passa.
Salvatore Cambosu, Miele Amaro, Vallecchi 1954. (Il Maestrale, Nu
1999).
href="http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060420163416.pdf">Salvatore
Cambosu, Miele Amaro, Ilisso Edizioni
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