Perche' tra i grandi Chef ci sono più uomini che donne?
A cura di Angie
Pubblicato il 07/07/2000
La cucina medievale è una cucina povera fatta di ingredienti essenziali che si perde per la maggioranza delle sue ricette nei segreti dei conventi, sono loro, i monaci maestri di preparazioni, non elaborate ma semplici e squisite.
Ecco tre ricette di origine medievale, che fanno la storia della ns. cucina liberamente tratte da: "100 Ricette Storiche" di M. Alberini edito da Sansoni.
Uno dei testi fondamentali, in materia di storia della pasta asciutta,
resta la novella di Calandrino (XI-3) del Decamerone. È
là che si parla del paese di Bengodi dove « eravi una montagna
di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna
altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo
di capponi, e poi li gettavan quindi giù, e chi più ne pigliava
più ne aveva ».
Da tempo, seguendo anche gli studi linguistici-gastronomici, si discute
sulla composizione di quei maccheroni. Quasi certamente – e lo confermano
i libri di cucina di due secoli dopo e certe voci
dialettali venete ancor oggi valide – si trattava di gnocchi: tra l'altro,
solo quelli avrebbero potuto agevolmente rotolar giù dalle falde
della rnontagna di parmigiano. Gnocchi, ovviamente, senza le patate (arriveranno
dall’America quasi tre secoli dopo Boccaccio). Ci avvaliamo, per la ricetta,
delle indicazioni di libri più « recenti »; in questo
caso, dei Banchetti di Cristoforo da Messisbugo.
Ingredienti (dosi per 4 persone):
200 g di farina bianca,
100 g di semolino macinato sottile,
5 uova, sale, 1 l di brodo di pollo e manzo (indispensabile),
100 g di formaggio grana grattugiato, 50 g di burro.
Esecuzione:
Setacciare insieme la farina e il semolino. Metterli « a fontana
», aggiungere le uova, il sale e ottenere un impasto non troppo duro.
Nel caso, aggiungere o altra farina o acqua (tutto dipende dalla grossezza
delle uova e dalla « forza » della farina).
Ridurre l'impasto in cordoni, tagliare dei pezzi « quanto una
castagna » e modellarli « sul rovescio del grattacasio (1a
grattugia) ottenendo degli gnocchi a forma di conchiglia. Se piacciono,
ricorrere agli gnocchi freschi venduti in buste: questi prodotti industriali,
che si valgono più di semola e farina che di patate, sono i più
« vicini » alla ricetta di quattrocento anni fa.
Mettere al fuoco, in una pentola larga, il brodo: deve essere quanto
più ricco è possibile e persino grasso, in quanto spetterebbe
ad esso insaporire gli gnocchi. Quando il brodo bolle, calarvi, un po’
alla volta, gli gnocchi. Toglierli, con il mestolo bucato, appena salgono
a galla e disporli in un piatto da portata ben caldo, cospargendoli, di
volta in volta, con il formaggio grattugiato, e nient’altro. Farli rotolare
in ungo un piano inclinato cosparso di formaggio sarebbe prova di rispetto
per Boccaccio, ma anche operazione poco agevole.
Solo al momento di servire, cospargere il piatto con il burro fuso.
Servire caldissimi. Osserviamo, incidentalmente, che tutte le paste al
burro sono migliori se si condiscono prima con il solo formaggio, poi con
il burro, sciolto o anche in pezzetti.