un secolo dopo, uno dei più illustri storici del nostro tempo, il prof. Emilio Faccioli, ha ripreso il manoscritto originale, pubblicandolo
nel volume Arte della cucina.
Dell’autore di quel testo, trascritto con bellissima grafia rossa e nera su pergamena, non si sa nulla: è la maturità della lingua, come scrive Faccioli, a farlo supporre
toscano, e il carattere evoluto del « segno » calligrafico
a coflocarlo più all’inizio del XV secolo che alla fine del Trecento,
come scriveva lo Zambrini. Le ricette, ridotte all’essenziale e senza indicazione
di dosi, consentono di stabilire i valori iniziali di certe vivande, divenute
poi più ricche e complesse. Come in questo caso: per chi voglia
conoscere quale sapore avevano, seicento anni fa, le lasagne, val la pena
di affrontare
la prova (tanto più che la fatica è minima).
Ingredienti (dosi per 4 persone):
300 g di farina bianca, di forza,
1 l circa di brodo molto sostanzioso (pollo e manzo,
con aromi) filtrato ma non sgrassato,
200 g di grana grattugiato,
sale.
Esecuzione:
Impastare la farina con acqua, ottenendo un impasto piuttosto duro.
Lavorarlo bene e ottenere una sfoglia sottile. Ricavarne dei quadrati di
quattro dita di lato. Lasciarli asciugare alquanto su un tovagliolo.
Mettere al fuoco il brodo, in una pentola piuttosto larga. Quando bolle
calarvi le lasagne, togliendole subito, appena sono cotte. Disporle, a
strati, su un piatto di portata molto caldo, cospargendole con abbondanza
di formaggio grattugiato. Appena pronte, servire senza altra aggiunta.
Il brodo grasso dovrebbe bastare a insaporirle.
La ricettanbsp; di Meluzza comasca nelnbsp; 1692, ci consente di seguire l’evoluzione gastronomica di questo piatto fondamentale della nostra tradizione culinaria.
Angie









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