A Roma il 21 novembre la proiezione del film su Claudio Lolli

Nell'ambito del MedFilmFestival di Roma, verrà proiettato in concorso il documentario "Claudio Lolli: salvarsi la vita con la musica" (64 min) del regista Salvo Manzone. La proiezione avrà luogo domenica 21 novembre 2004, nella fascia oraria tra le 13.30 e le 16.30 presso il Museo Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio, 1 b - 00153 Roma tel.065816563.

Il documentario di Salvo Manzone ha due anni, e ne abbiamo già&#nbsp;parlato in queste pagine. E’ un documento interessante per conoscere il vero volto del cantautore. Come dice il regista Manzone l’intento era di dare un ritratto oggettivo di Claudio Lolli.

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Claudio Lolli è considerato da molti (e non solo i suoi fan) una pietra miliare della canzone d’autore italiana, soprattutto quella impegnata e con una matrice di protesta politica.

Ma ora è visto come un vecchio dinosauro, per cui fa parte di una certa archeologia musicale. Perché nonostante questa importanza nel panorama della canzone d’autore italiana, la fama non ha continuato a seguirlo negli anni?

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Il documentario è un ritratto di Claudio Lolli, il grande cantautore, ma anche intellettuale e poeta italiano, conosciuto negli anni 70 come il cantante del Movimento del ‘77, ma che ha continuato lontano dalle luci della ribalta il suo percorso artistico fino ad oggi.

Il film attraversa i suoi 30 anni di carriera musicale dal primo album Aspettando Godot, inciso per la EMI anche grazie a Guccini, fino all’ultimo Folkstudio registrato per la nuova etichetta indipendente Storie di Note; ma mostra al di là del compositore anche una figura di grande umanità che parallelamente alla musica si dedica all’insegnamento in un liceo e alla scrittura.

Misconosciuto da molti, è molto amato da tutti quelli che lo conoscono; a corollario di questo il documentario presenta i volti e le testimonianze di molti Lolliani di ogni parte d’Italia, non solo bolognesi.

Lolli è un personaggio sfuggente che sembra potere essere conosciuto dagli altri attraverso le sue canzoni, ma nella realtà i tratti forti della sua personalità si confondono in delle sfumature che hanno il colore del dubbio e della malinconia.

E’la storia delle sue canzoni, ma questa è chiaramente la sua storia e anche quella di tutte le persone per cui le sue canzoni hanno significato molto.

Il risultato dovrebbe essere interessante per tutti: quelli che Lolli lo conoscono e lo amano, quelli che vogliono conoscerlo meglio, quelli che lo considerano troppo triste o “sfigato” e quelli che possono cosi scoprirlo…

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Dichiarazione del regista Salvo Manzone

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Anche se non indago direttamente la mia relazione con lui, il punto di vista del documentario é quello di qualcuno per il quale la sua musica ha rappresentato e rappresenta tuttora qualcosa di molto importante.

Le sue melodie, più che le parole, sono infisse nella mia memoria in maniera indelebile ed inalterabile. La domanda che mi ponevo facendo il documentario e incontrando tutti i lolliani in giro per l’Italia era: sono l’unico a sentire la sua musica cosi profonda e viscerale, perché incisa nell’animo tenero della mia adolescenza o sono esse stesse di una natura tale da dare queste inestinguibili emozioni ad ogni animo sensibile, ad ogni età?

Quando ero coetaneo con Lolli, ho fatto un pezzo di cammino con lui, grazie a lui. Ora che età ha Lolli? Che età ho io? Siamo ancora coetanei?

Non so se questo sia un vero film d’autore, ma il suo scopo principale è di tracciare un ritratto “oggettivo” di Claudio Lolli. Il piccolo film di un debuttante su un mostro sacro della musica.

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Pubblicato il giovedì 18 novembre 2004 in: Cinema e note

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