Taproban: dallo spazio con amore

Una mongolfiera che si libra in orbita intorno alla terra. Basterebbe questa bellissima immagine, presente sulla copertina di Outside Nowhere, per catturare l’essenza di quel piccolo gioiello che è il nuovo album dei Taproban. Niente saghe di astronavi cannoneggianti o potenti incrociatori spaziali, ma un concept che ha come protagonista l’uomo comune con la sua fragilità e la sua necessità di confrontarsi con i problemi di tutti i giorni.

“Il concept – spiega il cantante e bassista Guglielmo Mariotti - nasce dal pezzo Outside Nowhere, che è stato il primo su cui abbiamo lavorato, e che abbraccia questo tipo di tematiche spaziali. Il retroterra dell’album infatti è soprattutto cinematografico. Film come 2001 Odissea nello Spazio, Blade Runner, lo stesso Star Trek… Andando avanti con le prove, però, ho sentito l’esigenza di innestare in questo contesto una storia che avesse radici autobiografiche: in quel periodo infatti, a seguito di una delusione amorosa, avevo deciso di cambiare abitazione, lavoro, zona di residenza, e sono partito alla ventura con la mia macchina. In Broken Shell la macchina si trasforma in una navicella spaziale e la storia diventa quella di un uomo frustrato dalle delusioni terrestri che decide di partire per lo spazio. Una volta in orbita, però, si guarda intorno e si accorge che non è cambiato nulla, perché anche se andiamo via i problemi corrono dietro a noi, e quindi, in Pieces Left Behind, decide di tornare a casa. In realtà non riesce nel suo intento perché alla storia fittizia viene collegata quella reale dell’astronauta sovietico Komaroff che morì nel tentativo di rientrare sulla terra”.

Sembrano passati anni luce dal debut album Ogni pensiero vola, pubblicato nel 2001, in cui i Taproban affrontavano con coraggio un altro concept, quello legato alle statue del Bosco Sacro di Bomarzo: con Outside Nowhere il gruppo romano si segnala come uno dei più interessanti complessi di prog sinfonico in circolazione. Un sinfonismo maturo, fatto di equilibri calibrati, essenziale e di buon gusto. Pronto a riprendere la lezione di altre illustri formazioni triangolari come ELP e Orme, ma scongiurando la piatta derivatività con l’onestà del proprio lavoro e delle proprie idee, senza lasciarsi prendere la mano da tecnicismi inutili.

“Essere paragonati alle Orme per noi è un grande complimento. Effettivamente il trio c’è, la storia in qualche modo si avvicina per le tematiche spaziali a quella di Felona e Sorona… ma ci sono anche altre influenze. La ritmica ad esempio è ispirata sicuramente agli Yes e più in particolare dai Rush. Qualcuno poi ci ha accomunato per tematiche e sonorità ai gruppi krautrock, che peraltro non abbiamo mai ascoltato”. Ad impreziosire il tutto, la partecipazione in due brani di Alessandro Papotto (Periferia del Mondo, Banco del Mutuo Soccorso): “Alessandro è amico di Davide, il nostro batterista. Abbiamo pensato innanzitutto di inserire il sax soprano in Outside Nowhere per creare un contrappunto con il basso. Poi una volta in studio ci è venuta l’idea di aggiungere anche una parte su Nexus, principalmente per richiamare certe atmosfere alla Blade Runner. In questo caso il contributo di Alessandro è stato frutto praticamente di un’improvvisazione, mentre per Outside Nowhere si era costruito alcune parti in precedenza”.

Un’altra cosa che colpisce dei Taproban è l’iperattività del gruppo, che, oltre a licenziare il nuovo album, in questi ultimi mesi ha trovato modo di partecipare sia al tributo italiano ai King Crimson prodotto da Mellow Records, che al progetto Spaghetti Western, promosso dalla rivista finlandese Colossus: “Per il tributo Mellow - spiega il tastierista e cantante Gianluca De Rossi - ci ha aiutato la nostra esperienza come cover band dei King Crimson, anche se per realizzare Larks tongues in Aspic II abbiamo chiesto l’aiuto di Fabrizio Santoro del Nodo Gordiano con cui tempo fa suonavamo questi pezzi. Probabilmente sarebbe stato più creativo tentare una rivisitazione in trio, però i tempi erano davvero molto stretti. Riguardo invece al progetto Spaghetti Western, posso dirti che il fatto che in Finlandia sia così amato un registra come Sergio Leone ci ha colpito molto, a dimostrazione che ancora una volta all’estero i prodotti italiani sono più apprezzati che da noi, dove lo Spaghetti Western è considerato un genere di serie b. Quando siamo stati contattati ci aspettavamo un soggetto mitologico, sullo stile del Colosso di Rodi o di Kalevala. Invece il progetto ci ha piacevolmente sorpreso. La suite è stata composta in tempi brevi… avevamo le registrazioni del disco già pianificate per giugno e siamo stati contattati da Colossus a marzo, dunque in tre mesi abbiamo dovuto comporre e arrangiare più di venti minuti di musica. Ma a volte la pressione può essere salutare. Abbiamo scelto noi il personaggio di Morton, perché è un personaggio particolare, che vive un dramma personale, dunque non è definibile come un cattivo vero e proprio. Morton rimane sospeso tra la vita e la morte, vuole arrivare a costruire questa ferrovia che unisca le due coste americane e vive questa sfida contro il tempo e contro la sua malattia. Il finale struggente ci consegna un personaggio che non vede il futuro che poi si realizzerà, ma muore in una pozzanghera d’acqua immaginando di aver raggiunto il mare”.

Ma qual è la posizione dei Taproban rispetto all’attuale scena prog internazionale?

“La sensazione è che se da un lato è diventato più facile trovare il mellotron anche nella musica pop, dall’altro da parte della critica sembra essere ricominciato un processo di demonizzazione del rock sinfonico. Per noi comunque l’importante è fare quello che ci piace fare, senza pensare se esiste un movimento o qualcuno a cui ispirarsi in questo momento. A noi creare musica progressiva viene spontaneo perché è la musica che ascoltiamo, probabilmente ci troveremmo molto più in difficoltà a suonare altri generi”.

Paolo Carnelli

LA RECENSIONE DEL DISCO DEI TAPROBRAN

http://guide.supereva.com/musica_progressive/interventi/2005/02/198923.shtml

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