
A volte la mente non è un tutt’uno,
ma un insieme di frammenti scomposti,
come un puzzle sconclusionato.
Se ogni frammento di quel puzzle viene ricomposto,
se ogni singolo pezzo si incastra con gli altri,
se si ricostruiscono gli aspetti mancanti,
fino a farlo ritornare una figura chiara,
allora si ricompone il disegno armonico della vita e
la vita torna a scorrere e a segnare il ritmo delle stagioni.
Il paziente ha la sua verità
che non è meno verità di quella del terapeuta.

Nel film di Roberto Faenza
Sabina Spielrein dice a Yung,
che l’ha sollecitata a parlare perché lui qualunque cosa lei avesse detto l’avrebbe ascoltata
“Posso dirgli quello che fanno su Marte?”
Yung incuriosito le chiede
“cosa fanno su Marte? Vorrei essere stato anche io su Marte!”
E Sabina
“Nessuno sta mai ad ascoltarmi quando racconto queste cose!”
quello che dice il paziente,
come se tutto fosse la cosa più importante del mondo.
Per portare qualcuno nel proprio mondo,
bisogna prima entrare in quello dell’altro.
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini diadttici educativi

gilberto gamberini









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