
Spesso unita a cause genetiche, ma, quasi mai disgiunta da una cattiva condotta alimentare: il cosiddetto “stile di vita ingrassante” esagerazione e disordinata assunzione di cibo, la mancanza progressiva di attività fisica e scarso amore per se stessi. Sbilanciati tra quanto si consuma e quanto si introduce, uno squilibrio che si vede fuori, che a volte piace e a volte no, ma che comporta molti pregiudizi.
Spesso si preoccupa di più chi non ha ancora il problema ma teme di averlo, una sorta di ansia anticipatoria che ha riscontro nel loro immaginario, e qui entrano i modelli, o precedenti esperienze personali o di persone a loro vicino.
La paura di stare male è temuta più dello stare male.
Ci sono delle persone in sovrappeso che stanno bene con se stesse, ma vorrebbero dimagrire per un problema fisico …Ci sono però molte persone in sovrappeso che non stanno bene così come sono e non si accettano nè a livello fisico nè psichico.
Riporta Anna Russo Guida di Educazione Alimentare in un suo intervento. Nel mondo sono in sovrappeso circa un miliardo di persone, mentre 300 milioni sono gli obesi.
Il grave fenomeno è in aumento in tutti i paesi occidentali e in Italia, da poco tempo, la Corte di Cassazione l’ha giudicata come malattia vera e propria ..
Nel nostro Paese i dati sono preoccupanti: 4 milioni di persone adulte sono obese e 16 milioni sono in sovrappeso.
Rispetto al 1994 l’incremento è stato pari al 25%.
Le statistiche fanno riflettere sulla qualità della vita, che sta diventando sempre più sedentaria: piccoli gesti quotidiani, come l’uso del telecomando della televisione ci fa risparmiare complessivamente ben 1800 movimenti l’anno, mentre l’uso del cellulare ci evita di percorrere 16 chilometri l’anno.
L’obesità non risparmia le fasce dell’infanzia.
I bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa:
il 36% è in soprappeso;
il 10-12% è obeso.
Le cause principali sono da ricercarsi nella sempre più frequente abitudine a praticare giochi sedentari, a trascorrere il tempo libero a guardare la tv o a stare davanti al computer e ai videogiochi.
Un bambino obeso su tre sviluppa altre patologie come l’ipertensione, l’aumento dei trigliceridi nel sangue, diabete, colesterolo.”

Quale approccio per il sovrappeso e l’obesità?
Approccio muldisciplinare, psicoterapeutico, di educazione alimentare, dietetico, di maggior movimento e sport,di modifica delle abitudini di vita, degli orari dei cibi assunti della loro qualità e quantità e della loro composizione organolettica e calorica.
Dovremmo partire con l’idea di un sacrificio iniziale ma che poi verrà ripagato dallo appagamento finale.
E non solo riferito alla obesità, perché dobbiamo fare comprendere che risolvere l’obesità è un passo importante ma non sarà il solo nel cammino della realizzazione della nostra vita, tante altre cose dovranno essere affrontate allo stesso modo.Affrontare l’obesità sarà l’inizio di un modo di porci differente rispetto alle cose, sarà l’inizio di un porci in modo attivo di fronte ai diversi problemi della vita, non più solo un qualcosa che gli altri ci fanno ma che noi attivamente cominciamo a fare.Prendiamo le redini della nostra vita, affrontare l’obesità o quant’altro sarà e segnerà l’inizio del nostro cambiamento.

Come affrontava Milton H Erickson l’obesità o i problemi del soprappeso?
Nel racconto didattico Calare, aumentare, calare del libro “Milton H.Erickson la Mia Voce ti accompagnerà ” invertì quello che aveva fatto la paziente fino a quel momento, cioè fino ad allora lei calava per poi aumentare di nuovo. Sottoponendosi ad una ginnastica mentale negativa cioè il calare per poi aumentare. Sacrifici per poi vederli vanificati in un attimo. Il suo modello era calare per poi aumentare. Erickson ribaltò il modello. La “costrinse ad aumentare di 10 kili e a lei pesò moltissimo farlo perché obbligata. Soffrì una agonia terribile nell’aumentare per forza. Ed il suo aumento di peso non fu più una specie di ribellione alla dieta costrittiva ma diventò un obbligo, un lavoro. Era una prescrizione del sintomo all’incontrario.
Quando venne finalmente il momento di calare lo fece con gioia perché non si sopportava così, non solo perse i 10 kili presi per forza ma ne calò altri 10 perché aveva preso una “nuova abitudine” ed aveva deciso per un cambiamento di schema mentale di riferimento. “Il metodo di guardare le cose all’incontrario e di ribaltare i modi d guardare alle cose era uno dei preferiti di Erickson per cambiare gli atteggiamenti mentali. Gli piaceva mostrare a pazienti un libro Topsys e Turvys (sottosopra) di Peter Newell nel quale i racconti e le illustrazioni cambiano di significato quando il libro è rigirato sottosopra” come nei dipinti di Arcimboldo.

Nel racconto didattico “Uno splendido modo di fare la dieta” una ragazza in sovrappeso diceva a Erickson che riusciva fare la dieta per una o due settimane ma poi mangiava in maniera infernale. Gettava spugna e poi si sentiva in colpa per quello che aveva fatto. Erickson disse: “ora le darò una prescrizione medica.. Continua nella dieta che le ha dato il suo medico, la continui per tre settimane e poi l’ultima domenica della terza settimana si rimpinzi in modo infernale. Non è possibile che si rimpinzi tanto da annullare l’effetto di tutto quello che ha perso in tre settimane. Faccia una grande mangiata senza senso di colpa.” In questo caso erickson aveva prescritto il sintomo, dicendole di esattamente fare quello che già faceva, ma dandole una scadenza fissa e togliendole il senso di colpa. In effetti non era possibile che in un solo giorno annullasse l’effetto della dieta di tre settimane. Ogni piccolo cambiamento preclude a grandi e successivi cambiamenti futuri.

Nel racconto “giro turistico” una donna voleva dimagrire. Erickson disse “io posso aiutarla, ma lei dovrà cooperare. Dovrà scalare la montagna, Squaw Peak,all’ alba.” La donna dispose “sì, ma mi piacerebbe portare qualcuno” Erickson rispose “prima si è lamentato del fatto che suo figlio di sedici anni ha una quarantina di chili di troppo, allora lo porti con sé per farle compagnia. E sia un bell’esempio per lui.” La volta successiva che Erickson la vide, lei disse “sa, non credo proprio di voler perdere peso, e so che neppure mio figlio lo vuole. Le dispiace se la smetto di ingannare me stessa?” In questo caso mancava la motivazione, che erickson aveva osservato dal comportamento della donna e dal suo modo di presentarsi.

Sempre nello stesso racconto “giro turistico” una donna telefonò a Erickson dicendo “mi vergogno a venire da lei, sono due anni che trascuro la mia famiglia. Mi sedevo in cucina e mangiano tutto ciò su cui potevo mettere sopra le mani. Mio marito fa tutto è lui che porta i bambini a scuola e li va a prendere. È lui che fa tutte le spese, io cucino e mangio. Sono molto al disopra del peso normale e non voglio neppure che lei mi veda.” Erickson disse “vuole perdere peso? Sono due anni che trascura i suoi bambini e suo marito? In questo caso, perché non ritira i bambini della scuola? Le entrate di suo marito sono sufficienti perché lei possa avere una macchina tutta per sé. Ritiri i bambini della scuola. Li metta in macchina e andate a visitare tutta l’Arizona, la California, il New Mexico, e ogni altro luogo in cui si raccoglie il cotone che riuscite a ricordare. E faccia leggere gli opuscoli ai bambini, opuscoli con notizie storiche e geografiche dei luoghi che visiterete. Fermatevi in motel dove non possa occuparsi della cucina. Con le entrate attuali di suo marito lui può raggiungervi ogni fine settimana. Tutta la famiglia può davvero godersi un anno di vacanza”. Un anno dopo la signora telefonò di nuovo a Erickson, e disse “sono tornata al mio peso normale. Provo interesse per i miei bambini. Mio marito e voglio tornare alle mie mansioni domestiche. Devo fare ancora altri giri turistici?”
Erickson rispose “no fin quando non acquista peso”. E la donna “non si preoccupi Dott.. Ne ho avuto abbastanza. Ora desidero guardare crescere i miei figli e voglio badare a la mia casa. In motel sono una cosa insopportabile. Ai bambini piacevano, ma io ho diritto di stai casa mia. Ho intenzione di difendere questo diritto.” Erickson mai la vide e mai fu pagato. Questa donna indubbiamente aveva delle forti motivazioni.

Nel racconto la ragazza più facile da sedurre del libro “Milton H.Erickson la Mia Voce ti accompagnerà “La ragazza aveva sempre considerato sua madre come la migliore amica. Ora era all’università. Non aveva mai avuto un ragazzo. Quando lei aveva un ragazzo lo lasciava perché le dava delle strane sensazioni. Era incapace di descrivere queste strane sensazioni. La ragazza era una fervente cattolica. La ragazza racconto ad erickson che sua madre era stata dominata tutta tutta la sua vita dalla nonna, cosicché giurò a se stessa che quando sarebbe diventata grande, se mai avesse avuto una figlia, non l’avrebbe mai dominata ma sarebbe diventata per lei la sua migliore amica. La ragazza era assillata dal fatto di essere troppo grassa, ed effettivamente lo era. La prima seduta erickson le disse “una madre non può essere la migliore amica di una ragazza, e gli era contrario di quello che poteva sembrare, sua madre in realtà la stava dominando in un modo opposto a quello in cui lei era stata dominata.” Erickson non volle affrontare subito il problema del peso, ma preferì di quella ragazza affrontasse per primo questo problema. Quando la ragazza ritornò disse a erickson “lei ha ragione mia madre mi domina effettivamente in modo posto a quello in cui la domina sua madre. E nonna che abita con noi, e domina mia madre e domina mio padre. E mio padre beve. Mia madre mi domina il io vorrei essere una ragazza normale. Mi rendo conto di avere strane sensazioni che non capisco.”
Erickson le disse “tu sei un ardente cattolica, una persona molto devota. Ma sei la ragazza più facile da sedurre di tutti gli Stati Uniti” La ragazza guardò erickson orripilata “nessuno, in nessun modo, mi può sedurre”. Erickson riprese “ora ti spiegherò con quale facilità poi essere sedotta. Se fossi un giovanotto e volessi sedurti, di chiederei un appuntamento , ti porterei fuori a cena e poi al cinema, e ti farei passare una bellissima serata. Al secondo appuntamento di direi che ti trovo bellissima. Al terzo appuntamento di direi che mi piacerebbe veramente sedurti ma che so che non sei il tipo di ragazza che può essere sedotta. Di avvertirei di non darmi otto appuntamenti, perché non correrai nessun rischio per i primi sette, ma non devi darmi l’ottavo….. Al settimo appuntamento i tuoi ormoni sarebbero ben riscaldati. Ti darei il bacio della buona notte sulla fronte. Aspetterei una settimana e poi ti chiamerei per l’ottavo appuntamento. E tu sai benissimo che cosa accadrebbe”
“ora per quanto riguarda tuo peso tu hai sempre avuto un cattivo modello, non puoi superarlo in una sola volta. Ora per il prossimo Natale voglio una foto tua, di fronte e una di profilo, in bikini. E voglio che me le porti a mano il giorno di Natale.” Venne con le foto. Era infelice e avvilita. Disse “quando le foto sono state scattate pesano 57 chili e mi odiavo”. Erickson rispose “ti porti veramente addosso un bel po’ di ciccia, non c’è alcun dubbio. Comunque non voglio tenere queste foto, te le puoi riprendere”.
“Neppure io le voglio” disse lei “le voglio strappare tutte “.
Un anno più tardi quella ragazza pesava dieci chili in meno e aveva un ragazzo fisso, che indugiava sulle sue ginocchia e sulle sue spalle. Lei aveva capito cosa erano quelle strane sensazioni. Aveva lasciato la scuola cattolica ed era passata da quella statale. In questo caso l’obesità non rappresentava un problema a se stante e di facile soluzione perché era inserito in un concetto più ampio di una valutazione di sé, di un blocco a livello fisico e mentale. La scoperta del suo corpo, la scoperta della sua sessualità “le sue strane sensazioni” la scoperta del piacere e del piacersi, e dell’accettare e dell’accettarsi la portò naturalmente anche a controllare il suo eccesso di peso.

E in Milton Erickson La ristrutturazione della vita a cura di Ernest Rossi e Margaret O Ryan. Erickson cerca di modificare i tempi e modi che riguardano il mangiare, dicendo “voglio che vi godiate questa piccola porzione, voglio che vi godiate questa piccola porzione in modo così completo che soddisfi il vostro appetito come se fosse dieci volte tanto. Voglio che vi godiate questa piccola porzione e che la assaporate con tutta la calma e il tempo che ci vuole. Allungando i tempi aumenterete il vostro piacere nel gustare questo piatto”
“potete gustare questa porzione senza avere alcun senso di colpa, perché il gusto e il piacere delle cose è veramente quello che voi cercate dalle cose.”
A volte il paziente che è in sovrappeso e che vuole dimagrire rivolge una domanda paradossale al terapeuta, che è quella “mi faccia dimagrire, faccia tutto lei senza che io non cambi nulla del mio modo di affrontare ed pormi davanti al cibo”
Nell’affrontare il problema della obesità è necessario modificare tutta una serie di concetti il primo dei quali è: qual è la nostra idea di benessere?

Il nostro benessere non è un fatto legato a un momento o a un episodio della nostra vita, ma a un film della nostra vita che si svolge nella sua interezza fino al finale da noi sperato, che ci lascia dentro il piacere di quanto abbiamo vissuto, di quanto abbiamo visto, di quanto abbiamo percepito, e di quanto abbiamo ascoltato. A volte un film può essere lungo, può avere delle scene non piacevoli, può avere dei momenti di forte tensione, a volte attimi di angoscia, di timore e di ansia per quello che deve ancora accadere, ma quel che conta in un film è l’avvenimento globale, la conferma delle mie aspettative della soddisfazione interiore del suo finale,e per quello che ci lascerà dentro nei giorni a venire.
Il nostro benessere non è mai un piacere di un momento, ma un piacere che continua e che si proietta nel tempo. Il nostro benessere può comportare sacrifici e rinunce all’inizio, ma poi quando la nostra anima viene appagata quei sacrifici che all’inizio ci avevano bloccato diventeranno un vago ricordo.
Se il nostro solito modo di comportarci mi ha condotto sempre al solito punto della nostra vita, è inutile ricominciare a fare le cose allo stesso modo perché torneremo sempre nello stesso luogo da cui siamo partiti. È un eterno girotondo. Un soffocare continuo le proprie aspirazioni. È uno stillicidio lento di tanti abbozzi di volontà che non trovano mai le ali per volare.
Qual’è il circolo vizioso del mangiare? È il cibo che ha il controllo su di noi o noi che abbiamo il controllo sul cibo?
Se siamo in sovrappeso e non ci piaciamo come siamo, non possiamo considerare il cibo come il nostro piacere definitivo. Se siamo in sovrappeso e non trattenendoci nell’assunzione di cibo continuiamo a mangiare necessariamente aumenteremo il nostro problema. Aumentando di peso ci sentiremo in colpa perché non ci stiamo realizzando nella direzione da noi voluta, e sentendoci in colpa continueremo a mangiare, in un circolo vizioso senza fine. Come un gatto che si morde la coda.
Dobbiamo fermare questo meccanismo circolare che ci avvolge a spirale e che ci soffoca dentro e che blocca le nostre aspirazioni e il nostro desiderio di essere come vogliamo essere. E’ il come noi vogliamo essere che rappresenta il nostro piacere e non il cibo che lo ostacola. L’approccio alla obesità necessita di diverse figure professionali, che devono essere il contorno dell’attore principale e protagonista che siamo noi. La dieta, l’educazione alimentare, l’attività fisica, il supporto psicologico psicoterapeutico non possono prescindere dal diverso modo di porci che dobbiamo avere noi di fronte al mondo che ci circonda e con noi stessi.
È necessario modificare il proprio concetto di sé e valutare la realizzazione del proprio benessere definitivo, proiettato nel tempo.
Risulta utile modificare alcune abitudini di vita riguardo al movimento modificando orari e modalità di gestione della propria giornata lavorativa e privata. Forse è più stressante obbligarsi a fare due ore di palestra piuttosto che recarsi al lavoro con un mezzo pubblico, che ci costringe a camminare per lunghi tratti piedi. Forse più stressante e meno producente, dal punto di vista dei risultati, seguire uno sport in modo passivo alla tv piuttosto che diventarne i protagonisti attivi, realizzando e continuando un vecchio sogno rimasto in un cassetto oppure ritagliarsi un nuovo spazio di attività, conforme all’età, che può essere anche semplicemente dedicarsi a un corso di ballo. Ci sono poi attività fisiche che esprimono un profondo contatto fra corpo e psiche, vere e proprie meditazioni in movimento, come il ta chi chuan…
A livello psicologico può risultare utile proprio perché ci fa chiaramente visualizzare il nostro passato, il presente e il nostro futuro: l’esercizio dello specchio di Biancaneve: lo specchio dei desideri.
Sopra ad uno specchio possiamo disegnare il contorno del nostro corpo com’è ora in questo momento col colore che ci piace di meno (per esempio un rossetto rosa)

all’interno di questo primo disegno possiamo disegnarne un secondo con i contorni del corpo al quale aspiriamo (per questo secondo disegno, coi contorni del corpo al quale aspiriamo potremo usare un rossetto blu) il nostro continuo presente. La freccia che scocca senza nessun altra prima e senza nessun altra dopo..

All’esterno dei due precedenti contorni potremo disegnare con un rossetto rosso o nero, come le ombre dei nostri peggiori incubi, i contorni che il nostro corpo raggiungerà se continueremo a mangiare senza controllo (un futuro che non vorremmo mai che esistesse).
In ogni momento della nostra giornata, nelle cose che faremo, che programmeremo, dovremo tenere presente i disegni tracciati, e dovremo tenderci nella direzione della realizzazione di quel nostro continuo presente senza tempo.
Potremo scivolare ma ci rialzeremo accettando i nostri limiti, ma solo per il tempo necessario per affrontarli e superarli , nella direzione del nostro piacere, quello vero, quello definitivo. Non potremo più ingannarci, non ci metteremo a discutere con noi stessi, non ci chiederemo quali sono state le ragioni lontane nel nostro comportamento, non staremo lì a giustificarci sapendo benissimo in ogni momento che quel giustificarci sarà solo un modo di farci ancora del male.

A volte ci chiediamo
“come facciamo ad avere più stima in noi stessi?”
Le stima per noi stessi,
l’amore per noi stessi e in fondo l’amore anche per gli altri,
nasce, giorno dopo giorno,
dalle cose che affrontiamo,
dalle cose che riusciamo ad affrontare
e dai risultati che otteniamo, senza rimandare,
nella direzione dei nostri desideri incompiuti,
che ci portiamo dentro.
Pensare positivo,
pensare in positivo,
significa solo questo,
realizzare le nostre segrete aspirazioni,
affinché non siano più segrete
e affinché non restino solo aspirazioni,
ma divengano splendide e definitive realtà
della nostra vita.
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicativi

gilberto gamberini









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