
Perché devo mettere il velo? Perché devo avere questo marchio su di me, che identifica la mia fede interiore? Perché nessuno mi chiede la mia opinione? Altre bambine mussulmane, come me, credono come me, eppure non lo indossano. Perché altri bambine hanno il diritto che io non posso avere?

Perché devo indossare il velo che altri: i miei genitori, hanno deciso per me? Quando sarò adulta, deciderò liberamente se farlo o meno.

Mia zia è diversa, lei indossa abiti occidentali e lavora come commessa in centro nei Champes Elisees, ma lo zio vuole che lei tenga almeno la testa coperta, così quando lei esce di casa, si mette un fazzoletto in testa.
E così gira nel nostro quartiere.
Ma quando va in centro, dopo alcune fermate del metrò lei si guarda intorno e lo toglie, lo mette nella borsetta e si scioglie i capelli.
Io l’ho vista un giorno!
Quando ritorna a casa fa la stessa cosa all’incontrario. Molte donne mussulmane fanno come lei.

Una volta la zia si è dimenticata di rimettere il fazzoletto sul capo nel metro al ritorno dal lavoro, l’ha rimesso solo nel quartiere ma qualcuno l’ha vista e quando è tornata a casa, lo zio l’ha picchiata perché ha detto che era una poco di buono, anzi ha usato un’altra parola che io non voglio dire, p , ha detto che le donne oneste portano il velo e coprono la testa, quelle che non lo fanno sono disponibili e degenerate. Molti altri uomini, padri, mariti, fratelli la pensano come lui.

La zia mi racconta che fino a qualche anno fa non succedeva così, le famiglie arabe si integravano progressivamente sempre di più, solo gli anziani restavano con i loro abiti e le loro abitudini.
Mia zia mi diceva che qui per una donna è meglio, perché c’è la libertà di comportarsi come una donna desidera e come sente dentro di se.
Ma da qualche tempo le cose sono cambiate, tutti tendono sempre di più a tornare alle loro origini, e sono i giovani che riprendono gli anziani perché hanno lasciato gli abiti della tradizione,

la mamma che non frequentava la moschea, ora ci va sempre, e ha messo il velo e chiuso nell’armadio i vecchi vestiti comprati in Francia. Dice che ha ritrovato la fede ed osserva il ramadan compiutamente. Dice che chi non crede è impuro, e che noi dobbiamo essere degni e fieri della nostra fede. Un tempo venivano a trovarla le sue amiche francesi, ma non solo francesi, qualcuna era di origine italiana, e polacca.
Ora vengono solo donne arabe come lei, donne che ha conosciuto alla moschea.
Raccolgono fondi per i fratelli mussulmani in tutto il mondo (che combattono anche per noi).
La mamma dice che ( c’è la guerra Santa e che) tutti dobbiamo fare la nostra parte.
Quest’anno è stata al pellegrinaggio della Mecca, lei ha preparato il viaggio e ne ha parlato per tutto l’anno, quando è tornata dalla Mecca ho visto che le altre donne arabe del quartiere la trattano con ancora più rispetto, e lei ne è fiera.

Perché allora io mi sento così diversa? Perché mi devo sentire diversa dalle altre bambine? Perché devo accentuare le mie diversità dagli altri che ho già per cultura, lingua e tradizioni.
La Francia, vuole impedire di mettere il velo a scuola, mia madre ha protestato insieme a tante altre donne mussulmane.
La Francia non rispetta le nostre tradizioni, la nostra cultura, dice la mamma,
ma io sono felice se sarà così però non posso dirglielo, perché si arrabbierebbe moltissimo.

A scuola studio la storia di questo paese, si parla anche del nostro, l’Algeria, perché anche li c’erano i francesi, c’è stata una guerra e noi abbiamo vinto, ma ora siamo amici.
Come conciliare le frasi che qui sono incise quasi dappertutto, su lapidi, monumenti, palazzi, come egalitè, fraternità, libertè, con la nostra storia e la nostra fede?
La mamma dice che i francesi sono razzisti, che discriminano gli arabi, io non lo so se questo sia vero ma a scuola io ho tante amiche francesi, di origine italiane, polacche, russe, della Martinica, del Gabon, cinesi e si sentono tutte francesi, anche io mi sento come loro e quando la mamma mi lasciava andare a casa loro, le loro mamme erano tanto gentili e mi preparavano la cioccolata calda coi pasticcini.
Riproduzione Riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicativo

gilberto gamberini









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