
Come possiamo allenarci a mutare i punti di vista sulle cose?
E’ proprio un fatto di allenamento,
a cui dobbiamo sottoporci,
un allenamento, che, dapprima, può essere solo immaginato…..
Tutti abbiamo conosciuto un teatro,
chi non vi è mai entrato,
conosce comunque come è strutturato.
Qualcuno dirà, cosa può cambiare, visto,
che lo spettacolo è uguale dappertutto?
Non è proprio così,
il teatro è un qualcosa di interattivo
e dove sono posizionato corrisponde a interattività diverse.
Nel teatro mutano i nostri rapporti visivi,
percettivo sensoriali, auditivi.
Nel loggione, ubicato in alto,
a volte, quasi arrampicato al soffitto,
per esempio quello del teatro di Padova,
dal quale ti sembra di cadere in basso
e ti viene naturale, mentre sei ancora in piedi,
di aggrapparti a qualcosa che non c’è .

Da lassù,
il punto di vista è totalmente peculiare,
gli attori sul palco, quasi soldatini o giochi di bambole.
I suoni che provengono dal basso salgono,
come nebbiolina fine, verso l’alto.
Nel loggione hai intorno molta gente,
che partecipa e che ti fa partecipare ed, alla fine,
ti fa assistere ad un altro spettacolo, allo interno dello spettacolo
Il loggione
è meno costoso, più scomodo,
ed ha prevalentemente un pubblico di habituè, di i appassionati, di giovani, che esprimono, spesso, il loro entusiasmo o la disapprovazione.
Una volta sul palcoscenico l’attore cantante declamava
“si ora muoio..”
E dal loggione si sentì una voce
“era ora così la finirai di romperci i timpani”

In platea,
dove la percezione, anche sensoriale, delle cose è diversa,
poltroncine più comode,
ed il palcoscenico è posto in alto,
come un qualcosa di discreto, che, aleggia sopra di te.
Forse un po’ di imbarazzo ti prende,
in relazione ad un ambiente più formale,
in cu il dissenso è espresso da un timido applauso,
e così, allo stesso modo, è espresso il massimo dell’entusiasmo,
tutto è più attenuato nelle sue manifestazioni esteriori,
un luogo, in genere, in cui gli abiti risplendono,
ma non risplende il sentire interiore.
I palchi,
che differiscono per vista,
se centrali, o laterali, per altezza
e per numero di posti assegnati, al suo interno.
Può essere un modo per andarci con gli amici,
raccolti in un unico luogo,
un modo per vedere e gustare insieme qualcosa,
per poi raccontarselo nei giorni a venire.
Nel palco estremo più laterale,
alla stessa altezza o quasi, del palcoscenico,
l’impatto visivo, partecipativo, auditivo è totalmente peculiare.
Hai un punto di vista obliquo,
che, sbircia dietro le quinte, verso l’opposta direzione,
un punto di vista che taglia fuori
tutto quello che succede sul tuo lato posto accanto,
un punto di vista che fa si, che,
quando gli attori si avvicinano, progressivamente, nella tua direzione,
sembra quasi, che, da un momento all’altro,
possano saltare dentro al palco ed tu recitare con loro
Potremmo continuare all’infinito,
perché infiniti sono i punti di vista possibili.
Rimanendo nel teatro,
potremmo considerare il punto di vista degli orchestrali,
basato su un dato parziale,
spesso non visivo, ma solo auditivo.
Il punto di vista dei macchinisti e elettricisti,
posto in alto, sospeso in un mezzo cielo,
in cui tutto è prevalentemente visivo,
ma di un loro visivo, del tutto peculiare.
E quando c’era, nei vecchi teatri,
il punto di vista del suggeritore,
nel suo gabbiotto rasoterra sul palco,
il cui punto di vista era prevalentemente fatto di scarpe, piedi, gambe .

Ed ancora,
introducendo ulteriori varianti,
in un sistema, quasi senza fine,
il punto di vista dello spettatore, ovunque sia ubicato,
dipende da come è predisposto a guardare o a non guardare,
a ascoltare o a non ascoltare,
a farsi prendere da sensazioni o meno,
ritornando alla immagine del fiore che si apre,
come un fiore che sboccia,
o che si chiude,
se pone la sua attenzione dentro di se,
continuando con la monotonia dei suoi pensieri,
o se si apre al mondo,
lasciandosi permeare da esso.
Copyright © 2004-2007 [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

gilberto gamberini









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