
Difficile fare un bilancio, al momento, delle vittime:
ci sono piccole isole che sembrano scomparse,
altre non ancora raggiunte o raggiungibili,
con le quali non vi è alcun contatto,
vi sono persone che vivevano isolate,
il cui numero è difficile da valutare,
tra gli stessi turisti vi sono quelli che si spostavano in modo autonomo,
e che non facevano capo ad agenzie e tour operator,
ci sono persone che lavoravano in quei luoghi,
non sempre con documenti e permessi regolari,
ci sono persone, che vivevano
in altri paesi del mondo o nel sud est asiatico
a seconda delle stagioni.
Lo stesso bilancio nelle zone costiere colpite dal maremoto
è provvisorio
e dovrà tenere conto dei dispersi
e di coloro, che si trovavano in quei luoghi pur abitando in altri.
Vi sono, inoltre, nelle zone colpite carenze anagrafiche e organizzative,
che non permettono una corretta valutazione delle vittime,
che stando a quanto affermano sia Bortolaso,
capo della protezione civile italiana,
sia le fonti ONU e dei Servizi potrebbero arrivare a 100.000:
una catastrofe umanitaria epocale.
Comunque, fin quando,
i sistemi di comunicazione ed organizzativi
non saranno completamente riattivati,
sarà difficile avere un bilancio completo del numero delle vittime.
Vittime del terremoto e del successivo maremoto.
Incombe, poi, il pericolo delle ulteriori “scosse di assestamento”
che sono, di per se, abnormi;
al momento valutabili nel 6° grado della scala Richter “ che seguono all’evento principale valutato nel 9° della stessa scala
e la non prevedibilità certa di ulteriori scosse altrettanto disastrose.
Difficile, ed a volte impossibile,
il contatto con i luoghi colpiti attraverso linee telefoniche fisse,
difficile anche attraverso i cellulari, sms e mediante e mail,
solo in alcuni luoghi si è avuta questa possibilità,
per cui le dimensioni reali di questa tragedia
sono ancora sottostimate.
Tra i dispersi:
vi sono persone in stato di shock,
traumatizzate ed impaurite, che, pur essendo vive,
non riescono a mettersi in contatto con le proprie ambasciate
o con i propri luoghi di riferimento,
perché hanno perso la cognizione temporale e spaziale delle cose,
perché non riconoscono più il luogo dove sono
e non sanno dove andare,
in un contesto geografico sconvolto,
che non permette punti di riferimento
e in un contesto personale di estrema confusione post traumatica,
di chi si è visto lambire dalla morte
ed ha assistito, impotente, alla morte di altri.

Ma, purtroppo,
l’ONU avverte,che, molti dei dispersi,
specie quelli trascinati via dalle onde del maremoto sulle spiagge,
sarebbero da includere nel numero delle vittime.
Speriamo, che non sia così,
e che, per miracolo, qualcuno di loro,
come già riportano le cronache,
non sia, semplicemente, tutt’ora, in grado di mettersi in contatto,
ma che sia ancora vivo.
Ci sono persone, rimaste solo
con quello che avevano addosso o neppure quello:
per cui, anche volendo mettersi in contatto con i propri cari,
non sanno come fare ed anche potendo farlo sono ancora
in condizioni psicologiche di forte stress acuto.
Hanno perso tutto, ma hanno salvato la vita,
e in un disastro epocale come questo, non è cosa da poco.
Per loro, in un certo qual modo “fortunati”,
rimarrà il ricordo di questa grande paura,
che solo il tempo saprà fare svanire.
Rimane il dolore e la disperazione dei vivi,
che piangono i propri morti o che cercano i propri dispersi.
Per i vivi,
l’incubo delle epidemie,
dovute allo affioramento delle fogne,
all’inquinamento delle acque potabili,
per il sovvertimento del terreno,
per il gran numero di morti animali e umani,
specie bambini e anziani,
i più deboli,
spazzati via dalla furia delle acque.
Anche l’Onu, MSF
le organizzazioni umanitarie e della protezione civile
mettono in guardia contro il rischio epidemie,
per la vastità di quanto accaduto
e per il fatto, che ha colpito le zone più povere del mondo,
con carenze igieniche già endemiche.
Per una volta,
la ricchezza del mondo sviluppato occidentale,
che permette il turismo,
in una tragica fatalità,
si è unita
allo stesso dolore e alla stessa disperazione
dei poveri del mondo.
Non commento la frase della turista,
che disturbata per il volo cancellato alla volta del sud est asiatico
ha dichiarato
” mi dispiace per quella gente ma sono delusa, io andavo là per rilassarmi”
A qualsiasi cifra giunga la lunga lista delle vittime,
nessuna arida, ma necessaria cifra,
per avere le giuste proporzioni del fenomeno,
riuscirà mai a descrivere, abbastanza bene,
quello e quanto è successo,
col suo carico di dolore e di disperazione.
Il dolore e la disperazione dei vivi per i propri morti.
E’ quel dolore quella tragica consapevolezza onnipresente
che dà il PTSD
Post Traumatic Stress Desorder……..
e l’ansia dell’ignoto e del ritorno

Se ci alziamo da terra,
se volgiamo lo sguardo da dove provenivamo,
e viviamo quell’evento e sublimiamo il nostro dolore,
magari, con un pianto o un singhiozzare liberatorio,
staremo poco a valutare, poi, dove vogliamo andare,
e successivamente staremo poco, poi, a volare,
sempre, se troveremo in quel presente,
che ha, già, in se, i germi del nostro futuro,
degli elementi che ci portino a vivere, ancora,
una nuova ed un’altra vita,
dopo un apparente morte.
Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicativo

gilberto gamberini









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