Alexander e la Conquista dell'Infinito

La complessità del suo rapporto coi genitori, un rapporto continuo di amore e odio, di distacco e di ricerca, di emulazione e di superamento e nel contempo di autoaffermazione. La sua sessualità, che, oltre per consuetudine storica, nasceva dalla condivisione di amicizia, di filosofia, di emozioni e di sogni e di partecipazione alle cose della vita, per cui non poteva non essere che tra uomini, (per es con Efestione), visto che l'unica donna, che avrebbe potuto affermarsi in questo era la madre, con la quale era in antagonismo ed in fuga, per la sua autoaffermazione, in un continuo conflitto edipico. Alexander, forse era troppo grande la sua ricerca; forse nel troppo cercare ci si perde e si finisce per sfidare l’infinito. Oltre a qualcosa di già conquistato c’è sempre qualcosa ancora da conquistare, in una ricerca, che ha solo un principio, ma che è senza fine. L’infinito non ha nè forma nè consistenza e ci si perde nell’abbracciare un sogno, che non ha ne odore ne sapore ed è inarrivabile per l’uomo. Alexander ha posseduto gran parte del mondo conosciuto, sfumature di infinito, ma non ha mai posseduto, interamente, i colori della sua vita di uomo.

Alessandro Magno fu educato dai maestri più famosi del tempo, tra cui il filosofo Aristotele, a governare con saggezza e a compiere imprese eroiche.
In poco più di un anno il sovrano del regno di Macedonia, riuscì a sottomettere le città della Grecia e poi a conquistare la Cilicia e la Siria.
I Greci, che male avevano sopportato la dominazione di Filippo, amarono subito Alessandro, tanto da affidargli il comando della lotta contro i Persiani.
La guerra fu rapida e spietata, vinto Dario nella grande battaglia di Isso (333 a.C.), Alessandro non solo conquistò i territori dell’Impero Persiano, ma estese il suo dominio fino alla Battriana, l’attuale Afghanistan, e al fiume Indo nell’India.
Mentre progettava nuove imprese, Alessandro morì improvvisamente a Babilonia nel 323 a.C.
Suo figlio, ancora in fasce, non era certo in grado di governare perciò l’immenso impero fu diviso tra i generali, i Diadochi, i quali quando il figlio di Alessandro morì, divisero il territorio in regni detti ellenistici, che dettero vita ad una civiltà (ellenista) formata dall’unione dei costumi dei popoli sottomessi con quelli dei Greci.
Alessandro Magno fu inoltre il fondatore di Alessandria d’Egitto, città della corte dei Tolomei dove convennero scienziati, artisti, poeti famosi e dove sorse la prima grande biblioteca del mondo.

http://guide.supereva.it/storia/interventi/2005/01/194433.shtml

Alessandro Magno 356-323 a.c

Il giudizio e la interpretazione, su ogni essere umano,

ha le mille sfaccettature e i mille punti di vista da cui lo si osserva,

così succede per la vita dei piccoli uomini, di ogni giorno,

sia per i grandi uomini;

l’unica differenza è il numero delle persone,

che considerano queste mille sfaccettature

e la memoria storica delle loro gesta,

che si tramandano fino a noi .

Viene naturale quando si considera la vita di un uomo, specie di un grande uomo che si erge a simbolo,

celebrarlo e osannarlo come un Dio o denigrarlo come un demone.

Merito del regista Oliver Stone di avere ricordato e celebrato non solo le sue gesta, di cui sono piene i libri storia, attraverso epiche scenografia di battaglia quella di Gaugamela contro i Persiani e quella contro gli elefanti in India, dall’impronta quasi fumettistica, disegnata, anatomica,

e la vista quasi biblica della lussureggiante Babilonia coi suoi giardini pensili; ma, di avere celebrato un suo ritratto umano e le sue contraddizioni psicologiche, secondo lo storico Robin Lane Fox…

La valutazione di un uomo non è solo nelle sue gesta pubbliche,

che lasciano una impronta sulla storia,

ma anche la valutazione del suo privato.

Oliver Stone, in maniera apparentemente antipatica,

si sofferma sulla vita sessuale e amorosa di Alexander,

fino a, quasi, farlo divenire il life motif dell’intero film.

Il suo rapporto amore odio per il padre, per la madre, un amore carnale e sentimentale per le donne , adombrato dalla figura della madre, e per gli uomini: femminei, in rigetto alla figura del padre…

L’ossessione del fardello della eredità di Achille,

del suo amore per Patroclo, trasmesso dalla madre,

del suo sapere, del suo conoscere,

che contrastava colla grossezza del padre Filippo.

Amore per il padre,

ma allo stesso tempo una grande distanza da lui per sensibilità.

Il suo parlare al cavallo, Bucefalo: una sensibilità che fa venire in mente Erickson quando parla delle doti di un uomo, che sa grattare i maiali, ovverosia che sa comprendere gli altri della sua e di altre specie.

Alexander: un grande comunicatore..

Il sogno di una integrazione tra civiltà diverse ottenuta, in modo cruento, attraverso la conquista militare.

L’idea universale e solitaria di Alexander di una umanità che veniva coinvolta senza più distinzione tra conquistati e conquistatori, tra civiltà superiori ed inferiori, tra barbari e non.

Il regista ha calcato su alcuni aspetti che lui sentiva senza seguire troppo il botteghino e in questo mi sembra raro ed ammirabile.

La complessità del suo rapporto coi genitori,

un rapporto continuo di amore e odio,

di distacco e di ricerca, di emulazione e di superamento

e nel contempo di autoaffermazione.

La sua sessualità, che, oltre per consuetudine storica,

nasceva dalla

condivisione

di amicizia, di filosofia, di emozioni e di sogni

e di partecipazione alle cose della vita,

per cui non poteva non essere che tra uomini,

(per es con Efestione),

visto che l’unica donna,

che avrebbe potuto affermarsi in questo era la madre,

con la quale era in antagonismo ed in fuga,

per la sua autoaffermazione, in un continuo conflitto edipico.

Alexander, forse era troppo grande la sua ricerca;

forse nel troppo cercare ci si perde e si finisce per sfidare l’infinito.

Oltre a qualcosa di già conquistato

c’è sempre qualcosa ancora da conquistare,

in una ricerca, che ha solo un principio,

ma che è senza fine.

L’infinito non ha nè forma nè consistenza

e ci si perde nell’abbracciare un sogno,

che non ha ne odore ne sapore

ed è inarrivabile per l’uomo.

Alexander ha posseduto gran parte del mondo conosciuto,

sfumature di infinito,

ma non ha mai posseduto, interamente,

i colori della sua vita di uomo.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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Pubblicato il 28 febbraio 2005 in: 5 Psicoterapia CINEMA TV

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